L’enigma IA: perché il nemico numero uno del robot intelligente è il caro-bollette

Il robot intelligente, assicurano gli esperti, prima o poi arriverà, senza troppi sconquassi. Guardate, dicono, cosa è successo con Internet: una infanzia tormentata e adesso è ovunque. Tuttavia, Internet e IA sono due categorie diverse di rivoluzioni, un po’ come il telegrafo e la locomotiva. Il telegrafo ha radicalmente cambiato il modo di comunicare, ma la locomotiva (treni, rotaie, acciaierie) ha creato un intero mondo economico. E, così, l’intelligenza artificiale appare come un trionfo del software, ma, al contrario del telegrafo, si porta dietro, come la locomotiva, una massa mozzafiato di hardware. Ed è questo, più che i chip, che, già oggi, ancora in attesa del robot intelligente, sta moltiplicando a dismisura il suo impatto sull’economia.
Gli economisti hanno calcolato che il 90 per cento della crescita economica degli Stati Uniti, in questo 2025, sia risultato diretto degli investimenti nei centri dati, destinati ad alimentare l’intelligenza artificiale. Sono, cioè, cifre enormi per progetti giganteschi, di cui chip e server costituiscono solo una parte. Il centro dati di Abilene, ad esempio, comporta una distesa di edifici vasta come decine di campi da calcio, decine di migliaia di chilometri in fibra ottica, centinaia di megacondizionatori per raffreddare i server. E Abilene è solo un caso: la spesa nella costruzione dei progetti legati all’Ia è ormai pari al totale degli investimenti nel resto dell’edilizia non residenziale, uffici e magazzini. E’ questo investimento fisico che sta facendo schizzare alle stelle le spese dei grandi protagonisti dell’intelligenza artificiale. Gli economisti calcolano che una quota di investimenti pari al 10 per cento del fatturato, sia già una esposizione che vale l’etichetta: alta intensità di capitale. I profeti dell’intelligenza artificiale, in questo momento, dicono i bilanci, hanno però un’intensità di capitale del 20 per cento. Stanno andando fuori giri? Anche le ricche aziende dell’high-tech non hanno più le disponibilità di cassa per far fronte a questi progetti, tanto che pure giganti come Meta e Google sono dovuti ricorrere ad un po’ di inventiva, per non far apparire in bilancio i debiti contratti per i loro investimenti.
D’altra parte, il gigantismo dei progetti che ruotano intorno all’intelligenza artificiale non consente più l’ordinaria amministrazione. OpenAi, l’azienda battistrada della rivoluzione – con i bilanci, però, in rosso – insieme ad Oracle – i cui ultimi bilanci non sono affatto in salute – stanno lanciando Stargate, una rete integrata di centri dati. Investimento iniziale: 500 miliardi di dollari, che dovrebbero salire fino ad un totale di mille miliardi a progetto completato. I timori, però, non sono solo finanziari. Questi centri dati, infatti, richiedono una quantità di energia, assolutamente inaspettata. Quel centro-dati di Abilene, ad esempio, mangerà 1,2 gigawatt di elettricità , l’equivalente di una centrale nucleare medio-grande, in grado di alimentare la richiesta di elettricità di cinque città grandi come Milano. Questa centrale, però, oggi non esiste.
Il progetto Stargate di OpenAi e Oracle contempla l’utilizzo di 10 gigawatt di elettricità, quanti ne possono produrre 6-7 grandi centrali nucleari. Che, però, non ci sono e richiederebbero anni per entrare in funzione.A domanda, gli interessati rispondono che la stessa intelligenza artificiale faciliterà la soluzione di questa impasse. In attesa che il miracolo si manifesti, l’enorme richiesta di energia (anche a caro prezzo) di giganti come Google e Meta starebbe, inoltre, rendendo economicamente percorribili ipotesi di nuova energia, finora considerate fuori mercato: geotermica, cattura e sequestro dell’anidride carbonica, finanche la fusione nucleare. Ma i tempi di realizzazione non appaiono, comunque, compatibili con quelli di avvio delle reti energivore di centri dati.
E allora? Si profila una impasse politica, praticamente inestricabile. Lo squilibrio fra domanda e offerta determinato dalle richieste dei centri dati sta spingendo verso l’alto il costo delle bollette delle famiglie americane. In un momento, in cui l’insoddisfazione per il costo della vita si è rivelata un motore elettorale decisivo, la scelta fra il robot intelligente e la luce in cucina può diventare un tema esplosivo.
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