LEGO Stranger Things 11370 Casa dei Creel: prova, segreti e prezzo
Ci sono set LEGO che si limitano a riprodurre un luogo, e altri che riescono a raccontare una storia mentre li assembli: la nuova Casa dei Creel di Stranger Things appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Non è solo un tributo alla 4° e alla 5° stagione della serie Netflix, ma un modello “teatrale” che mette al centro dell’esperienza una trasformazione inquietante, capace di ribaltare letteralmente la percezione della villa vittoriana sotto i vostri occhi.
La vera magia del set risiede in un meccanismo di scorrimento integrato fin dalle fondamenta, che permette di “aprire” la struttura rivelandone la versione corrotta legata al Sottosopra. Tra le tre sezioni che compongono il diorama, spuntano riferimenti ossessivi come l’orologio di Vecna e stanze iconiche come la soffitta, ricostruite con una cura che va oltre il semplice gioco. LEGO ha inoltre disseminato il set di ammiccamenti per i fan più attenti: dal posizionamento simbolico delle minifigure nelle buste all’uso di elementi “gelato” per le colonne, un omaggio nascosto alla gelateria Scoops Ahoy.
Ma come funziona tecnicamente questa “esplosione” architettonica? E quali sono i segreti della villa vittoriana originale che LEGO ha voluto omaggiare? Scopriamo ogni dettaglio di questo set da 2.593 pezzi destinato a diventare un pezzo da collezione irrinunciabile.
- LEGO Icons Stranger Things: La casa dei Creel
- Codice: #11370
- Numero pezzi: 2.593
- Minifigure: 13
- Veicoli: 2
- Dimensioni: 50 x 17 x 29 cm
- Età: 18+
- Prezzo: 279,99€ (~0,11€ al pezzo)
- Punti Insiders: 2.100

Costruirla è già parte dello spettacolo
La cosa più sorprendente della Casa dei Creel è che il suo elemento chiave, il meccanismo che permette di “aprirla” e rivelarne la versione corrotta legata al Sottosopra, non è nascosto fino alla fine. Al contrario, LEGO lo mette subito al centro della costruzione.

Si parte dalle fondamenta, e già in questa fase la pianta dell’edificio include il sistema di scorrimento che, più avanti, metterà in movimento pareti, alberi e intere sezioni della casa. Dopo poche buste il meccanismo è già funzionante, e vederlo muoversi per la prima volta è uno di quei momenti che ti fanno fermare, azionarlo più volte e pensare: ok, qui c’è qualcosa di speciale.

Da lì in poi la costruzione diventa sempre più intricata e soddisfacente. Ogni stanza, ogni dettaglio aggiunto non fa che rafforzare e rendere più solido quel sistema iniziale, che evolve insieme alla casa. Non è un meccanismo fine a sé stesso, ma una struttura viva che cresce mentre crescono anche i muri, i pavimenti e gli interni. È una sensazione rara: non stai semplicemente montando un set, stai assistendo alla nascita di un’idea che prende forma sotto le tue mani.

Un modello pensato per essere guardato… e poi esplorato
Una volta completata, la Casa dei Creel si presenta con una struttura che, a prima vista, è molto riconoscibile per chi ha dimestichezza con i set LEGO dedicati a cinema e televisione. C’è la parte frontale, chiaramente pensata per l’esposizione, scenografica e compatta, e un retro aperto che rinuncia alla “chiusura” estetica per offrire spazio alla narrazione.

Ed è proprio qui che il set inizia a mostrare tutta la sua profondità. Gli interni non sono riempitivi, ma ambienti precisi, immediatamente leggibili per chi conosce la serie.
C’è la stanza dei ragni di Henry, c’è la sala da pranzo, c’è la cameretta di Holly, e soprattutto c’è la soffitta, il luogo simbolo del finale della quarta stagione, dove Max cade in coma mentre Lucas cerca disperatamente di tenerla ancorata alla realtà. Ogni spazio è costruito per evocare una scena, non solo per “riempire” la casa.

Va però fatta una precisazione. Per quanto il set sia imponente una volta esposto, la Casa dei Creel non è enorme in senso assoluto, e questo si riflette inevitabilmente sulle dimensioni degli ambienti interni. Le stanze sono spesso piuttosto compatte, quasi “in miniatura”, e non sempre permettono una grande libertà di manovra con le minifigure.
Detto questo, sono tutte immediatamente leggibili e riconoscibili al primo sguardo: non sono spazi pensati per il gioco prolungato, ma micro-ambienti narrativi, sufficienti a evocare scene, momenti e significati senza bisogno di essere fisicamente grandi.
LEGO lavora molto anche sul concetto di trasformazione dell’identità.
Una parete girevole permette di collocare la minifigure di Henry Creel davanti a una carta da parati dall’aspetto normale, e di ruotarla per rivelare Vecna, immerso in uno sfondo che richiama direttamente il Sottosopra. È un dettaglio semplice, ma estremamente efficace: con un solo gesto visivo racconta il passaggio da adulto a mostro, da potenziale vittima a carnefice.
Durante la costruzione, le istruzioni portano volutamente a posizionare le assi di legno sulle finestre, simulando lo stato di abbandono e decadenza in cui la villa ci viene mostrata nella quarta stagione. Ma nulla vieta di rimuoverle, restituendo alla casa un aspetto più “pulito”, vicino a quello dei flashback o alla versione idealizzata che esiste nella mente di Henry. In questo modo il modello diventa sorprendentemente flessibile: può rappresentare la casa nel passato, nel presente o nella dimensione mentale di Vecna.

Questa versatilità si riflette anche nella fedeltà architettonica.
La Casa dei Creel non è solo una creazione di fantasia, ma una riproduzione molto accurata della Claremont House, una vera villa vittoriana del 1882 situata a Rome, in Georgia. Un dettaglio che non tutti noteranno, ma che contribuisce a dare al set una solidità e un realismo rari, soprattutto per un prodotto che gioca costantemente sul confine tra reale e soprannaturale.

Una trasformazione spettacolare che cambia anche il suo rapporto con lo spazio
La trasformazione della Casa dei Creel non è un semplice espediente tecnico, ma il vero punto di svolta dell’intero set. Man mano che la costruzione avanza, il meccanismo iniziale si irrobustisce e prende una forma sempre più concreta, fino a diventare parte integrante della struttura. Alla fine, gli alberi laterali non sono più solo elementi scenografici: sono progettati come delle vere e proprie maniglie, che invitano il costruttore ad afferrarli.

È a quel punto che la casa smette di essere un edificio “classico” e diventa un evento.
Tirando le due sezioni laterali, la villa si apre e si divide in tre parti, rivelando il suo interno corrotto.
Spunta l’orologio, elemento centrale e ossessivo della quarta stagione, compaiono scorci della mente di Vecna nella sua versione “maledetta”, e la struttura stessa sembra perdere stabilità. La torre centrale si solleva e si muove, gli alberi crollano verso l’interno, il portico frontale scivola lateralmente come se fosse stato spinto da una forza invisibile.
Il risultato è sorprendentemente inquietante, soprattutto considerando che si tratta di un set LEGO. Non c’è nulla di esplicitamente spaventoso, ma l’insieme comunica chiaramente una sensazione di distorsione e di perdita di controllo. È come se la casa stesse reagendo, deformandosi sotto il peso di ciò che contiene. Aprirla non è solo un gesto meccanico: è un’azione che cambia completamente la percezione del modello.
Questa spettacolarità, però, ha una conseguenza molto concreta. Già da chiusa, la Casa dei Creel occupa circa 50 centimetri in larghezza e ha una presenza scenica importante.
Da aperta, lo spazio richiesto aumenta sensibilmente, trasformandola in un vero e proprio diorama a tre sezioni. È senza dubbio la configurazione più affascinante, ma anche quella che richiede maggiore pianificazione.
Non è un set che si può sistemare distrattamente su una mensola: chiede spazio, attenzione e una superficie dedicata, soprattutto se si vogliono esporre anche le minifigure e i veicoli inclusi. Non è tanto un limite quanto una caratteristica da considerare prima dell’acquisto. Una volta trovato il posto giusto, però, la Casa dei Creel diventa inevitabilmente un punto focale, capace di attirare lo sguardo anche di chi non è appassionato di LEGO.

Veicoli e minifigure: tante idee, non tutte allo stesso livello
Accanto alla casa, il set include anche alcuni veicoli e un cast di minifigure particolarmente ricco, ma è probabilmente qui che emergono le differenze più evidenti tra ciò che funziona molto bene e ciò che lascia qualche perplessità.
I veicoli sono, nel complesso, piacevoli ma non memorabili.
Il furgone della radio WSQK è quello che riesce meglio: compatto, riconoscibile e coerente con l’immaginario della serie, funziona sia come elemento da esposizione sia come complemento narrativo. Più anonima, invece, la BMW sportiva di Steve, che appare meno curata e meno fedele rispetto al modello visto nella serie. Non a caso, online si trovano già diverse istruzioni amatoriali pensate per migliorarne le proporzioni e renderla più credibile, segno che anche tra gli appassionati c’è la sensazione che qui si potesse fare qualcosa in più.
Il discorso sulle minifigure è ancora più delicato. Il numero è elevato e copre gran parte dei personaggi chiave, ma non tutte riescono a restituire l’identità dei protagonisti con la stessa efficacia. Il caso più evidente è quello di Dustin. Nonostante sia uno dei personaggi più amati della serie, la sua minifigure risulta sorprendentemente anonima: il volto non lo richiama in modo immediato e, senza la maglietta dell’Hellfire Club, sarebbe difficile riconoscerlo a colpo d’occhio.
Se gli si cambiano i capelli, diventa praticamente una variante di Eddie, altro personaggio amatissimo della quarta stagione. È un confronto che pesa, soprattutto se si ripensa alla minifigure di Dustin inclusa nel primo set LEGO di Stranger Things, che era immediatamente riconoscibile.
Anche Steve convince solo in parte, con una capigliatura forse troppo caricata, mentre Max, pur avendo un torso fedele alla quinta stagione, non risulta particolarmente somigliante nel volto. A livello di personalizzazione, poi, solo Eleven e Vecna possono contare su gambe stampate, mentre molte delle altre minifigure rimangono piuttosto “piatte”, soprattutto considerando il prezzo e il posizionamento del set.


Non mancano comunque esempi riusciti. Will è una delle minifigure più azzeccate, grazie agli occhi bianchi che richiamano i momenti in cui scatena i suoi poteri, così come Lucas, riconoscibile anche per la maglietta legata alla radio. Ottima anche Eleven, il cui abbigliamento ha fatto storcere il naso a qualcuno, ma che in realtà è una citazione molto precisa: un omaggio diretto a Brand de I Goonies, vestito in modo sorprendentemente simile.
Del resto, Stranger Things è sempre stata una grande lettera d’amore agli anni ’80 e a quel tipo di cinema e televisione.
Tra i personaggi secondari, è difficile non citare Holly, forse una delle minifigure più curiose del set, vestita come la miniatura dell’eroina di Dungeons & Dragons che il fratello le regala poco prima del suo rapimento.

Quei piccoli dettagli che parlano direttamente ai fan
Uno degli aspetti più affascinanti della Casa dei Creel è il modo in cui LEGO dissemina il set di riferimenti che non sono mai super evidenti, ma lasciati lì per essere scoperti durante la costruzione. Alcuni sono immediati, altri richiedono un minimo di attenzione in più, ma tutti contribuiscono a rafforzare il legame con l’universo di Stranger Things.
Il primo arriva ancora prima che la casa prenda forma. Nella busta numero 1 si trova Henry Creel, non a caso l’“esperimento numero uno” del laboratorio di Hawkins. Nella busta numero 11, altrettanto simbolicamente, c’è Eleven.
È una di quelle scelte che non cambiano nulla a livello pratico, ma che raccontano molto dell’approccio dei designer, attenti non solo a cosa si costruisce, ma anche a quando lo si costruisce.
Sfogliando il manuale di istruzioni si trovano poi diverse citazioni dirette alla serie, insieme a piccole spiegazioni che aiutano a contestualizzare alcuni elementi del set. C’è anche un riferimento a Stranger Things: The First Shadow, l’opera teatrale che ha ampliato e chiarito alcuni passaggi rimasti in sospeso nella serie televisiva. Un rimando che molti ignoreranno, ma che dimostra come il set non sia pensato solo come accompagnamento alle stagioni più recenti, bensì come un oggetto che abbraccia l’intero ecosistema narrativo del franchise.

Non manca nemmeno una citazione più leggera e nostalgica, legata alla terza stagione. Per costruire le colonne della casa viene utilizzato un elemento che LEGO impiega spesso per rappresentare i gelati, un chiaro rimando a Scoops Ahoy, la gelateria del centro commerciale di Hawkins.
È un dettaglio quasi invisibile una volta terminato il modello, ma è proprio questo il bello: sono ammiccamenti pensati per chi costruisce con attenzione, non per chi guarda distrattamente.

Sono piccoli tocchi, certo, ma messi insieme raccontano una cosa molto precisa: la Casa dei Creel non è solo un grande set spettacolare, è anche un prodotto progettato con una profonda conoscenza del materiale originale. Ed è in questi dettagli, più che nelle dimensioni o nei meccanismi, che si capisce quanto questo modello sia stato pensato per restare.

Un’idea ambiziosa, con qualche imperfezione
La Casa dei Creel è uno di quei set LEGO che non si limitano a “funzionare”, ma che lasciano il segno. La costruzione è divertente e appagante fin dalle prime fasi, grazie a un meccanismo centrale che non viene nascosto fino all’ultimo, ma che accompagna il montaggio e cresce insieme alla struttura. È un approccio intelligente, che rende l’esperienza attiva e coinvolgente, non semplicemente esecutiva.

Il risultato finale è altrettanto convincente.
Da chiusa, la casa è un modello solido e riconoscibile, ricco di ambienti leggibili e dettagli pensati per chi conosce a fondo la serie. Da aperta, però, cambia completamente natura. La trasformazione è senza dubbio il fiore all’occhiello del set: un momento spettacolare, quasi disturbante, che traduce visivamente uno dei concetti centrali di Stranger Things. In questo senso, la Casa dei Creel si ricollega idealmente alla “follia” del primissimo set LEGO dedicato alla serie, quello che rappresentava realtà e Sottosopra in un unico modello ribaltabile. Qui l’idea viene ripresa, evoluta e portata su un piano ancora più ambizioso.

Non tutto è perfetto, ed è giusto dirlo. I veicoli svolgono il loro ruolo senza brillare in modo uniforme: il furgone della radio è riuscito e coerente, mentre l’auto di Steve appare più debole e meno fedele. Anche il comparto minifigure è fatto di alti e bassi, con alcune interpretazioni molto azzeccate e altre decisamente più anonime, soprattutto se confrontate con quanto LEGO era riuscita a fare in passato con gli stessi personaggi.

Nonostante queste sbavature, il giudizio complessivo resta molto positivo. La Casa dei Creel è un set pensato per collezionisti e fan adulti, che privilegia il racconto, l’atmosfera e l’esperienza rispetto alla giocabilità pura. È uno di quei modelli destinati a rimanere nella memoria della linea LEGO, non solo per quello che rappresenta, ma per come sceglie di rappresentarlo.
E, alla fine, è proprio questo il suo più grande pregio.
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