Legge di Bilancio, la FLCGIL non ci sta: “Si apre a riduzione organici, si tagliano le supplenze, si finanziano le partiarie”

Il Ministro Valditara ha accolto la Legge di Bilancio 2026 rivendicando un aumento nominale dell’1,5 % delle risorse destinate alla scuola. Tuttavia, scrive la FLC CGIL, le stime ufficiali del Governo indicano per il 2026 un’inflazione pari all’1,7 %. Questo significa che in termini reali il bilancio dell’istruzione registra una contrazione, traducendosi in nuovi tagli lineari destinati a proseguire nel tempo. Secondo il sindacato, ancora una volta non si dà alla scuola, alla scuola si toglie.
Autonomia e organici
L’analisi del testo di legge evidenzia misure che, per la FLC CGIL, rischiano di compromettere la qualità del sistema educativo e la stabilità delle istituzioni scolastiche:
- Fine dell’organico triennale: viene cancellata la programmazione pluriennale del fabbisogno di personale, sostituita da una determinazione annuale dei posti sulla base dei soli vincoli di bilancio. Per il sindacato, questo apre la porta a riduzioni strutturali degli organici legate soprattutto al calo demografico, con effetti negativi sul lungo periodo.
- Supplenze interne obbligatorie: la manovra impone che, nelle scuole secondarie, le assenze fino a 10 giorni siano coperte utilizzando l’organico dell’autonomia. Questo, secondo la FLC CGIL, trasforma il potenziamento, nato come strumento per ampliare l’offerta formativa, in un serbatoio continuo di supplenze, riducendo le possibilità progettuali delle scuole.
- Il “buono scuola” come scelta ideologica: mentre si comprimono le risorse per la scuola statale, il Governo stanzia contributi fino a 1.500 euro per le famiglie che scelgono le scuole paritarie, accompagnati da un’ulteriore esenzione IMU. Per la FLC CGIL, questa è una scelta politica che sottrae risorse pubbliche all’istruzione di tutti, mettendo in contraddizione la norma con l’articolo 33 della Costituzione.
Salari e fisco
La manovra introduce forme di agevolazione fiscale sui rinnovi contrattuali nel settore privato, ma lascia fuori il pubblico impiego. Per i lavoratori e le lavoratrici della scuola, ciò si traduce in:
- Detassazione minima: la riduzione del 15 % sul trattamento accessorio produce un beneficio medio di circa 9 euro al mese. Un importo che per la FLC CGIL è simbolico, lontano dall’assorbire la perdita di potere d’acquisto superiore al 18 % nel triennio 2022‑2024.
- Contratti bloccati: nella Legge di Bilancio non è previsto alcun stanziamento per recuperare il potere d’acquisto perduto né per il rinnovo contrattuale. Per questo motivo, il sindacato ha rifiutato di sottoscrivere un CCNL che, di fatto, copre solo una parte minima dell’inflazione reale, sancendo una riduzione programmata degli stipendi.
Pensioni e TFS/TFR
Sul fronte previdenziale, oltre alla conferma dell’innalzamento dei requisiti legati alla speranza di vita, la FLC CGIL contesta le modifiche al TFS/TFR. L’accorciamento dei tempi di liquidazione da dodici a nove mesi, da un lato, può sembrare un vantaggio. Dall’altro, osserva il sindacato, l’anticipo annulla la detassazione fiscale: si determina così un prelievo nascosto che può arrivare a circa 750 euro per lavoratrice e lavoratore.
Istruzione degli adulti
In un contesto in cui l’età pensionabile continua ad aumentare, la Legge di Bilancio 2026 non prevede alcun investimento significativo sull’istruzione degli adulti. Non sono stanziate risorse né per i CPIA (Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti) né per iniziative di apprendimento permanente, riqualificazione professionale o inclusione sociale. Per la FLC CGIL, questo rappresenta un vulnus grave: si allunga la vita lavorativa senza potenziare strumenti che favoriscano la formazione, l’aggiornamento e l’inclusione degli adulti.
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