Legacoop Emilia-Romagna: 7,9 miliardi di valore e una filiera che rafforza territorio e occupazione
La cooperazione agroalimentare e della pesca aderente a Legacoop Emilia-Romagna, con un fatturato che ha raggiunto i 7,9 miliardi di euro e 14.634 addetti, si conferma protagonista della Food Valley regionale. Le 180 cooperative dell’agroalimentare rappresentano un pilastro per la tenuta socioeconomica del territorio, garantendo competitività e migliori condizioni di mercato a 41.650 associati che conferiscono le proprie produzioni. Generano il 19% dell’intero fatturato regionale del comparto, con una punta del 40% nel lattiero-caseario.
Sono alcuni dei dati della ricerca di Nomisma “Sfide e scenari di mercato per la cooperazione agroalimentare regionale: il ruolo di Legacoop Emilia-Romagna”, presentata nel corso dell’evento “Protagonisti della Food Valley” organizzato da Legacoop Emilia-Romagna a conclusione del processo di fusione di Legacoop Agroalimentare Nord Italia nell’associazione regionale. A livello territoriale, la ricchezza prodotta dalle cooperative di Legacoop è distribuita in tutte le province ma con una forte concentrazione in quattro province: Bologna detiene il 28% del fatturato regionale e il 12% delle cooperative associate, seguita da Modena con il 25% del fatturato e il 10% delle imprese, Ravenna con il 18% del valore e il 17% delle cooperative e Reggio Emilia, che rappresenta il 17% del fatturato e il 21% delle imprese cooperative.
“La cooperazione agroalimentare è una realtà solida, rilevante per la competitività del territorio e per la tenuta della coesione sociale. L’analisi di Nomisma conferma la nostra convinzione di dover investire sempre più nelle filiere, rafforzare il rapporto tra grandi e piccole cooperative per consentire a queste ultime di agganciare i mercati internazionali – ha dichiarato Daniele Montroni, presidente di Legacoop Emilia-Romagna – Il nostro ruolo è quello di offrire strumenti a supporto della crescita delle piccole cooperative. Gli accordi di libero scambio rappresentano un’opportunità ma non sottovalutiamo i rischi: deve esserci reciprocità, per evitare forme di concorrenza sleale, e soprattutto va garantita la sicurezza alimentare ai consumatori. L’analisi di Nomisma – conclude Montroni – mette bene in evidenza che la dimensione europea è imprescindibile per la tenuta delle cooperative, dell’occupazione e delle migliaia di imprese che conferiscono le proprie produzioni”.

“La cooperazione agroalimentare dell’Emilia-Romagna si conferma una leva strategica per il sistema produttivo italiano – ha sottolineato Simone Gamberini, presidente di Legacoop nazionale – perché organizza l’offerta, rafforza le filiere e garantisce stabilità economica e sociale ai territori. In una fase di transizione profonda, l’aggregazione non è un’opzione, ma una condizione di competitività. L’incorporazione di Legacoop Agroalimentare Nord Italia nell’associazione regionale non rappresenta un passaggio formale, ma una scelta che rafforza l’integrazione del sistema cooperativo. Oggi la sfida non è solo crescere dimensionalmente, ma costruire relazioni di filiera sempre più strutturate e connessioni intersettoriali tra produzione agricola, trasformazione industriale, distribuzione, logistica, servizi ed energia. È in questa capacità di fare sistema che la cooperazione esprime il proprio valore distintivo: mettere in relazione competenze diverse, generare economie di scala e redistribuire valore lungo tutta la catena produttiva. Anche l’associazione evolve in questa direzione, per essere uno strumento più integrato e più coerente con i bisogni reali delle imprese. È così che si rafforzano le filiere, si tutela il lavoro e si consolida la competitività del territorio”.
“Il nuovo assetto organizzativo di Legacoop Emilia-Romagna apre nuove possibilità per ulteriori sinergie tra cooperative e tra settori, necessarie per continuare a crescere e fare qualità in un mondo che cambia rapidamente – dichiara Cristian Maretti, presidente nazionale di Legacoop Agroalimentare – Saremo sempre più protagonisti dell’agroalimentare regionale, grazie alle cooperative associate che esprimono una visione con proiezione nazionale e verso i principali mercati europei e mondiali”.
L’attività delle cooperative agroalimentari si inserisce in un contesto territoriale dinamico. L’Emilia-Romagna è la seconda regione italiana per fatturato del settore alimentare e bevande e per il valore dell’export (16,5% del totale nazionale), dopo la Lombardia. Nei primi nove mesi del 2025, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le esportazioni hanno segnato un incremento del 10%, una crescita doppia di quella nazionale.
Sfide future e ruolo degli accordi internazionali
La ricerca di Nomisma analizza anche le sfide future di una filiera che dovrà sempre più misurarsi con criticità strutturali e ambientali. L’Emilia-Romagna è la seconda regione italiana più colpita da eventi climatici estremi, con 19 episodi gravi registrati tra il 2015 e il 2024, che rappresentano il 13% del totale nazionale. A ciò si aggiunge la questione demografica interna, con una proiezione al 2054 che vede la quota di popolazione “over 65” salire al 33,2% del totale, e la forte volatilità dei costi produttivi: l’indice dei prezzi per energia e combustibili nel 2024 è pari a 154 (rispetto alla base 100 del 2020).
In questo contesto, gli accordi di libero scambio sono determinanti per la tenuta del comparto. L’esempio del Ceta, il trattato con il Canada, è emblematico: dopo l’accordo, l’export agroalimentare regionale è passato da una crescita media annua dell’8% all’11%. Nomisma indica potenzialità enormi anche in mercati come il Mercosur e l’India. All’evento, tra gli altri, hanno partecipato il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi.
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