L’effetto Venezuela crea volatilità sui mercati: occhi puntati sul greggio e sui titoli della difesa

MILANO – L’intervento militare Usa in Venezuela, che ha portato alla cattura del presidente Nicolas Maduro e al controllo statunitense del paese, non dovrebbe creare particolari scossoni alla riapertura dei mercati finanziari, anche se non mancherà di avere un impatto sia sul prezzo del petrolio che sui titoli della difesa. I listini azionari viaggiano sui massimi storici e hanno iniziato il 2026 in crescita, quindi non sono escluse nuove oscillazioni, dato che il nuovo fronte geopolitico potrebbe creare maggiore volatilità alla luce delle incertezze legate all’evoluzione della situazione in Venezuela.
Bisogna considerare che il prezzo del Brent quotato a Londra venerdì ha chiuso vicino ai minimi a 60,75 dollari al barile, tuttavia la prospettiva un greggio basso, e di riflesso di un calo dei prezzi dei carburanti, potrebbe spingere la Fed a essere più espansiva nelle prossime decisioni di politica monetaria. Se poi le parole del presidente Donald Trump dovessero concretizzarsi, e le grandi aziende petrolifere statunitensi dovessero investire “miliardi di dollari” nella ricostruzione delle infrastrutture e nel rilancio della produzione -attualmente pari a meno di 1 milione di barili al mese per il paese dell’Opec che ha le maggiori riserve al mondo – potrebbe infatti raddoppiare o triplicare. Tuttavia, tra gli esperti c’è anche chi fa notare che l’attacco Usa, creando incertezze, potrebbe invece anche far salire il prezzo del petrolio. Trump non ha specificato di quali compagnie petrolifere saranno coinvolte, né quanto tempo ci vorrà prima che queste possano avviare la produzione in Venezuela. Attualmente oltre all’americana Chevron, anche l’italiana Eni, laspagnola Repsol e la francese Maurel et Prom sono ancora presenti in Venezuela e collaborano in progetti di gas e greggio con la compagnia statale Petroleos de Venezuela. Di buono c’è che le infrastrutture petrolifere del Venezuela non avrebbero subito danni dagli attacchi Usa a Caracas, secondo Bloomberg, le strutture chiave, come il porto di Jose, la raffineria di Amuay e le aree nella cintura dell’Orinoco, sarebbero ancora operative.
Ma oltre al petrolio e alle compagnie petrolifere, l’operazione militare lampo in Usa mette di nuovo al centro l’importanza di investire nel comparto della difesa, e dovrebbe dare nuovo slancio a titoli come Leonardo. Intanto nella prima settimana del 2026 mentre sul fronte societario non sono attesi annunci, dal punto di vista macro l’agenda è fitta di annunci sia in Europa che negli Usa, sullo stato della salute dell’economia, della produzione industriale e dei prezzi.
Lunedì 5
Gli occhi saranno puntati dai dati comunicati dall’Istat sul rapporto deficit/pil tricolore. Dal Giappone si attende il dato delle Pmi manifatturiero di dicembre, dalla Cina quello delle Pmi dei servizi sempre a dicembre. La Gran Bretagna annuncerà invece i dati del credito al consumo, di novembre. Infine, nel primo pomeriggio dagli Usa si saprà il dato delle Pmi dei servizi, quello delle Pmi composito e quello Ism manifatturiero, tutti e tre relativi al mese di dicembre
Martedì 6
Nonostante l’Epifania, l’Italia annuncerà il dato delle Pmi dei servizi di dicembre. Anche dalla Francia è atteso il risultato finale dell’indice delle Pmi dei servizi di dicembre, dalla Germania invece oltre all’indice Pmi dei servizi, e atteso anche l’inflazione dei lander, sia anno su anno che mese su mese, di dicembre. L’Eurozona annuncerà l’indice Pmi servizi finale e composito di dicembre, mentre dagli Usa è atteso il dato della bilancia commerciale di ottobre.
Mercoledì 7
C’è attesa per i dati dell’Istat sul reddito e il risparmio delle famiglie e sui profitti delle società relativi al terzo trimestre 2025, sui prezzi al consumo, e su quelli ammortizzati mese su mese e anno su anno, tutti relativi a dicembre. La Francia annuncerà la fiducia dei consumatori di dicembre, mentre la Germania comunicherà le vendite al dettaglio, mese su mese e anno su anno e la variazione del numero dei disoccupati e il tasso di d’occupazione sempre di dicembre. Dall’Eurozona è atteso il tasso di inflazione anno su anno e il carovita senza i prezzi alimentari e dell’energia entrambi relativi a dicembre. Infine, dagli Usa c’è attesa per l’indice manifatturiero e il numero di nuovi occupati entrambi dello scorso dicembre.
Giovedì 8
L’istat annuncerà il numero e la variazione dei nuovi occupati e disoccupati di novembre, mentre dalla Germania arriverà il dato degli ordini all’industria relativi a novembre. L’Eurozona comunicherò in mattinata l’indice della fiducia economica, quello della fiducia dei consumatori, dei servizi e dell’industria tutti di dicembre, nonché il tasso di occupazione e i prezzi alla produzione di novembre. Dagli Usa invece occhi puntati sui sussidi settimanali erogati e sulle nuove richieste di sussidio settimanali.
Venerdì 9
Pioggia di dati dalla Cina, che annuncerà il saldo la bilancia commerciale, le esportazioni e le importazioni in dollari, relative a dicembre. Dal Giappone c’è attesa per il dato dei consumi delle famiglie e quella della produzione industriale, relativi entrambi allo scorso novembre. Anche la Germania annuncerà il dato della produzione industriale di novembre, e della bilancia commerciale sempre di novembre, nonché c’è attesa per la revisione del rating tedesco da parte di Fitch. Anche l’Istat annuncerò i dati del commercio al dettaglio italiano di novembre, mentre dalla Francia sono attesi i dati sulle spese per i consumi e la produzione industriale entrambi relativi allo scorso novembre.
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