Piemonte

Leader di Aska rinviati a giudizio, di nuovo in piazza a manifestare

Hanno appena appreso di essere stati rinviati a giudizio per gli scontri in piazza del 9 gennaio scorso durante il corteo per Ramy, culminati con l’assalto al commissariato Dora Vanchiglia e alla caserma dei carabinieri di piazza Carlina. Eppure si sono ritrovati di nuovo in piazza, ieri, per il corteo pro Pal contro Tajani. In prima fila Sara Munari (che era finita ai domiciliari poi “alleggeriti” in sede di Riesame con l’obbligo di firma e di dimora) e Stefano Millesimo (per lui il Riesame a maggio aveva confermato i domiciliari): i due, tra i volti più noti di Askatasuna sono stati rinviati a giudizio in udienza preliminare due giorni fa assieme ad altri tre esponenti dell’area antagonista.

Nel fascicolo del pm Paolo Scafi erano finiti in otto, difesi dagli avvocati Claudio Novaro e Valentina Colletta: cinque i rinvii a giudizio con prima udienza del processo a gennaio, una giovane incensurata ha chiesto la messa alla prova.

Due i proscioglimenti: Pietro Gomba e Nicola Gastini. Gastini era in piazza ieri con gli amici Munari (con megafono in mano) e Millesimo. I filmati racchiusi nel fascicolo del pm Scafi lo mostrano (durante il corteo di gennaio) tentare di aprire due porte del commissariato. «La maniglia era solo per vedere se era chiusa — si era giustificato — sono rimasto sempre in posizione di retrovia». Si legge nelle carte del Riesame: «Nel caso specifico Gastini si è limitato a un contegno passivo, fatta eccezione del gesto di tentare l’apertura della porta del commissariato». Diversa conclusione per Munari e Millesimo. Riguardo a Millesimo «il suo esporsi in prima persona a ricevere manganellate e oggetti lanciati dagli stessi manifestanti, nonché a respirare lacrimogeni ha sugellato l’immagine di credibilità del suo ruolo di portavoce dell’intero corteo, con l’effetto di farne percepire il supporto dell’intero gruppo ai singoli manifestanti aggressivi, ulteriormente istigati, incitati ad agire e sentirsi investiti del compito di vendicare un torto, anche con atti violenti, contro le forze dell’ordine». Una frase di Millesimo è agli atti: «Oggi abbiamo rispedito al mittente una rabbia che c’è da sempre contro queste divise».

Munari secondo la procura si era posta alla testa del corteo fornendo «un attivo e costante contributo alle azioni collettive volte a provocare gli scontri». La giovane risulta gravata da «plurimi procedimenti» per fatti analoghi e già sottoposta a misure cautelari dalle quali «non sembra aver tratto alcun effetto deterrente». D’accordo il Riesame: «Munari precedendo e assistendo il corteo in prima linea, ha potuto ben percepirne gli sviluppi violenti ed invero la sua carismatica presenza si è defilata solo quando ha lasciato a Millesimo il commento amplificato finale dell’ultima sassaiola». Ancora: «Tale condotta e propensione rispecchiano la sua renitenza a ricondurre le proprie proteste sociali negli ampi binari di legalità ancor oggi offerti dalla Costituzione».

Munari aveva mostrato il dito medio alla pm Manuela Pedrotta in aula, dopo la sentenza che aveva visto cadere l’accusa di associazione a delinquere per gli esponenti di Aska. «Lo rivendico», aveva asserito fuori dal tribunale.


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