Lazio

Le vedove di Maduro. Gli “esperti” a lutto sui giornali e in tv mentre la gente spera – Il Tempo


Foto:  Ansa 

Daniele Capezzone

Li avevamo lasciati, metaforicamente parlando, in posti che non parrebbero propriamente dei pulpiti per discettare di democrazia. Uno in Cina a inchinarsi a Xi Jinping, altri afare i piccoli fan della Zakharova, altri ancora appresso alla Albanese e agli zatteranti Pro Pal. Ma adesso eccoli a straparlare di diritto internazionale violato, e – comicamente – dell’orrido dittatore Maduro come di un martire. Prendi La Stampa: «Golpe» in prima pagina e «America Stato canaglia» all’interno. Poi quel titolo di Repubblica su Francesco Merlo: «Ci tocca stare con Maduro». E il Fatto dove lo metti? Giochicchia su «aggressore e aggredito» per confondere le acque. Dentro poi, per farci sbellicare dalle risate, c’è Pino Arlacchi («attacco colonialista»): dev’essere un parente dell’Arlacchi che a fine novembre scriveva di un «Maduro solido e amato» e testualmente di «Invasione suicidio: perché Trump fallirà in Venezuela». E Romano Prodi? Usa la parola «rapimento» (dunque Maduro come Aldo Moro? E Trump come le Brigate Rosse?) e conclude che quelli abituati a «usare solo il martello rischiano di ferirsi le dita». Vi risparmio il resto: Conte-Schlein-Anpi-comunisti assortiti, tutti in lacrime tipo prefiche davanti al feretro.

Vorrebbero farci credere di non saper distinguere una democrazia da una dittatura, e, nel caso di Maduro, di non cogliere la differenza tra un capo spodestato (come lo descrivono) e un tiranno che ha rubato le elezioni e mandato in esilio il vincitore, per meglio continuare a opprimere il popolo. Ma soprattutto, ecco il punto, detestano l’Occidente, anzi ne sognano l’umiliazione. Se è sotto attacco, tifano per i regimi. Se è all’offensiva, si disperano come l’altroieri. Marco Pannella, uno che se ne intendeva, usava la categoria del «riflesso politico» per descrivere un istinto (chi ha istinti liberali, chi intolleranti, ecc). Ecco, l’istinto delle nostre vedove maduriste è invariabilmente anti-occidentale.

Ora, certo che Trump è un tipo imprevedibile: può farci godere o regalarci brutte sorprese. Lo sappiamo bene. Ma, in presenza di un doppio possibile «25 aprile», a Caracas e magari perfino a Teheran, come mai i compagni non si danno pace? Ps Non male, in questo senso, anche diversi speciali televisivi (nei quali ai lettori del Tempo non saranno sfuggite le presenze e alcune assenze).
Gli «esperti» tromboni hanno un’aria da funerale. Poi ci si collega con gli italiani in Venezuela e quelli – giustamente – festeggiano. E in studio cala il gelo.




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