Economia

Le truffe finanziarie corrono sul filo della fiducia

Più subdole di quelle tradizionali. Le truffe finanziarie fanno leva sulla fiducia riposta dai malcapitati verso finti consulenti o professionisti del settore. Ne abbiamo parlato con Daniele Frasca e Maria Fazio, senior partner di Deloitte.

Quali sono le principali minacce cyber nel settore?

“Negli ultimi anni siamo stati abituati a pensare alle minacce cyber nel settore finanziario come a tentativi di violare i sistemi informatici delle banche. In realtà oggi lo scenario è profondamente cambiato. Gli attacchi moderni non forzano le porte, aprono conversazioni. Le infrastrutture sono diventate molto più robuste, mentre gli “attaccanti” hanno spostato il loro obiettivo verso l’anello più efficace: la relazione tra cliente e consulente”, le parole di Daniele Frasca. “La minaccia principale non è più il furto di credenziali, ma la manipolazione del comportamento. La maggior parte delle frodi finanziarie attuali avviene attraverso operazioni perfettamente autorizzate dal cliente. Il criminale non forza le difese tecnologiche: convince la persona a usarle. Si finge un operatore della banca, un consulente, un intermediario o persino un familiare e induce il cliente a disporre un bonifico urgente, a modificare un beneficiario o a spostare liquidità per ‘metterla al sicuro’”.

Come impatta in questo scenario l’intelligenza artificiale?

“Se sfruttata dagli ‘attaccanti’, rende questo fenomeno ancora più pericoloso. In generale, l’AI agisce come un vero e proprio ‘barrier breaker’, abbattendo le barriere di accesso e rendendo disponibili competenze e strumenti che prima richiedevano risorse, tempo e know-how specialistico. Questo vale tanto per gli utilizzi virtuosi quanto per quelli malevoli. Proprio per questa dinamica, l’AI ha abbassato drasticamente la soglia di ingresso nel mercato del cyber crime, contribuendo a una crescita esponenziale del numero degli attacchi. Oggi, tramite l’AI, è possibile replicare la voce di una persona, scrivere comunicazioni indistinguibili da quelle reali o produrre documenti di investimento credibili. Non aumenta solo il numero degli attacchi: aumenta soprattutto la loro plausibilità. Il cliente non ignora un allarme di sicurezza, semplicemente non percepisce che si tratti di un attacco”, continua Frasca.

Daniele Frasca, senior partner di Deloitte

Daniele Frasca, senior partner di Deloitte 

Adottando la prospettiva dei risparmiatori, quali sono le principali vulnerabilità?

“Le principali vulnerabilità non sono tecnologiche ma comportamentali. La fiducia nella relazione riduce la propensione alla verifica; l’urgenza spinge ad agire rapidamente; la multicanalità — telefonate, e-mail e messaggi coerenti tra loro — rafforza la percezione di autenticità. Inoltre l’uso quotidiano di strumenti di sicurezza, come codici di conferma e firme digitali, diventa un gesto automatico e perde il suo significato di responsabilità. In sostanza il problema non è l’assenza di controlli, ma l’abitudine a considerarli una formalità”, aggiunge Frasca.

Delineato lo scenario, cosa possono fare i consulenti per aiutare i risparmiatori a riconoscerle?

“In questo contesto cambia anche il ruolo del consulente finanziario. Non è più soltanto un intermediario nella gestione del patrimonio, ma diventa un presidio di sicurezza nella gestione delle decisioni. Può intervenire prima che la frode avvenga, perché è l’unico soggetto in grado di dare al cliente un riferimento stabile quando riceve richieste anomale”, afferma Fazio.

Maria Fazio, senior partner di Deloitte

Maria Fazio, senior partner di Deloitte 

“Il contributo concreto dei consulenti consiste soprattutto nel costruire metodo e diffondere l’educazione. Aiutare il risparmiatore a riconoscere i segnali di rischio significa innanzitutto normalizzare il dubbio: qualsiasi operazione urgente deve essere verificata. Stabilire rituali semplici – richiamare sempre su un secondo canale, non modificare coordinate su richiesta improvvisa, prendersi tempo prima di agire – riduce drasticamente l’efficacia delle truffe. Infine l’educazione deve diventare parte della relazione continua, non una comunicazione occasionale: la consapevolezza si forma per ripetizione e concretezza, non per informazione teorica”, conclude Fazio.


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