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Le talpe e l’orario dell’attacco cambiato all’ultimo momento: i retroscena dell’operazione contro l’Iran

L’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei è frutto di una stretta e collaudata collaborazione tra i servizi segreti americani e israeliani. Questa volta è stata la Cia a fornire la posizione del bersaglio più importante e i jet dell’Idf l’hanno colpito sganciando almeno 30 bombe sul centro di comando dove si trovava con i vertici dell’apparato militare e di sicurezza, confidando nel fatto che il negoziato diplomatico era ancora aperto. Uno scambio inverso a quello avvenuto nel gennaio del 2020, quando fu il Mossad a segnalare gli spostamenti del generale iraniano Qasem Soleimani agli Usa, che lo eliminarono con un drone vicino all’aeroporto di Baghdad, in Iraq.

Le talpe e la sorpresa tattica

L’ultima sorpresa tattica è stata resa possibile anche dalla presenza di talpe interne al regime e dall’uso di Claude, il modello di IA di Anthropic, per le valutazioni di intelligence, l’identificazione dei target e la simulazione di scenari di battaglia, nonostante il divieto della start-up. Secondo i retroscena svelati dai media americani, la Cia stava seguendo Khamenei da mesi, acquisendo sempre maggiore certezza sui suoi spostamenti. Lo scorso giugno, con i piani in corso per colpire gli impianti nucleari iraniani, Donald Trump aveva affermato che gli Stati Uniti sapevano dove si nascondeva la Guida suprema e che avrebbero potuto ucciderla. Quelle informazioni si basavano sulla stessa rete a cui l’agenzia di Langley si è affidata nei giorni scorsi, quando è venuta a sapere che un incontro fra i principali funzionari iraniani si sarebbe tenuto sabato mattina in un complesso della leadership nel cuore di Teheran, presente anche il leader supremo.

L’attacco era programmato la notte: il piano cambia all’ultimo momento

Usa e Israele, che avevano originariamente previsto un attacco notturno per sfruttare la copertura dell’ oscurità, hanno quindi deciso di modificare il momento dell’operazione, sfruttando una finestra di opportunità unica per ottenere una duplice vittoria: l’eliminazione dei principali dirigenti iraniani e l’uccisione di Khamenei. La Cia ha passato le informazioni ad «alta affidabilità» sulla posizione della Guida suprema a Israele, che ha eseguito un’operazione pianificata da mesi. Il blitz è iniziato intorno alle 6 del mattino in Israele, con un numero relativamente basso di jet, ma armati con munizioni a lungo raggio e altamente precise. Due ore e cinque minuti dopo il loro decollo, intorno alle 9.40 a Teheran, i missili a lungo raggio hanno colpito il complesso del Beit-e Rahbari, il vero centro del potere in Iran, dove si prendono tutte le decisioni strategiche e militari.

Nessuno scampo per i massimi vertici iraniani

C’erano, tra gli altri, il ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh, il comandante dei Pasdaran Mohammad Pakpour, il capo di stato maggiore Abdolrahim Mousavi, l’ammiraglio Ali Shamkhani, capo del Consiglio Militare, Seyyed Majid Mousavi, comandante della Forza Aerospaziale dei Guardiani della Rivoluzione; Mohammad Shirazi, vice ministro dell’Intelligence. Gli ufficiali erano in un edificio mentre la Guida suprema si trovava in un’ala sotterranea, ma non nel bunker più profondo. Il martellamento e il crollo dell’edificio non ha lasciato scampo a nessuno. In raid successivi, Stati Uniti e Israele hanno anche decimato i vertici dell’intelligence iraniana, dopo che avevano raccolto informazioni su di loro. È l’ennesimo smacco per la rete di sicurezza di Teheran, dopo i cercapersone trasformati in ordigni contro Hezbollah, l’uccisione del loro leader Hassan Nasrallah nel suo rifugio sotterraneo a Beirut e la decimazione della gerarchia militare iraniana in estate.


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