Politica

le rivelazioni nelle mail desecretate

Il governo d’Israele all’inizio del 2016 ha potuto installare e sin da quel momento avere il pieno controllo di un sistema di sorveglianza e allarmi nella stessa palazzina – situata a Manhattan, New York – in cui Jeffrey Epstein ospitava modelle minorenni e tutta una serie di personaggi connessi al suo giro di traffici e abusi sessuali su minori. Il famigerato edificio – al cui interno ci sono circa 200 appartamenti – era formalmente di proprietà della Ossa Properties, società di Mark Epstein, fratello di Jeffrey, ma la sua gestione, appunto, era interamente affidata all’ex finanziere, che ha approvato personalmente l’installazione di questo sistema, autorizzando incontri tra suoi collaboratori e funzionari di sicurezza israeliana.

Nel palazzo al 301E della 66esima strada alloggiava spesso anche l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak, la cui moglie Nili Priell ha in parte coordinato la realizzazione dell’impianto, insieme a Rafi Shlomo – ex capo sia della sicurezza della missione permanente israeliana alle Nazioni Unite che di quella privata dell’ex premier laburista -, alla missione stessa e ad una serie di membri dello staff del finanziere. E’ quello che emerge da una serie di email scambiate da questi ultimi e rilasciate di recente dal Dipartimento di Giustizia americana, per poi essere visionate in esclusiva da Ryan Grim e Murtaza Hussein, giornalisti di Dropsite News.

Il sistema di sorveglianza, ultimato ad inizio 2016, sarebbe rimasto operativo almeno fino a novembre del 2017, mese in cui Shlomo è stato sostituito da un altro ufficiale israeliano come capo della sicurezza di Barak. Va ricordato che per la legge israeliana i primi ministri, anche quando non esercitano più, godono di servigi privati degli apparati di sicurezza statali. Proprio Rafi Shlomo si è scritto a lungo con collaboratori di Epstein, al fine di organizzare l’installazione stessa ma anche effettuare profilazioni e controlli di sicurezza su altri cittadini americani, come i membri del personale di pulizia o gli stessi collaboratori. L’ufficiale israeliano aveva il controllo completo degli accessi all’appartamento, e poteva attivare e disattivare da remoto gli allarmi.

In uno degli scambi telematici, risalente a gennaio 2016, la citata moglie di Barak, Nili Priell, discute con un uomo di fiducia di Epstein, Leslie Groff, alcuni dettagli dell’impianto, come l’inserimento di “sei sensori nelle finestre”, chiedendo l’approvazione dello stesso Epstein. Approvazione che arriverà nella risposta di Groff, a cui Priell chiarisce anche un’altra cosa: il suo team di sicurezza ne avrà il pieno controllo e potrà attivare e disattivare da remoto gli allarmi. Motivo per cui, aggiunge Priell, “l’unica cosa che devi fare quando qualcuno vuole entrare nel palazzo è avvertire Rafi Shlomo su chi e quando sta per entrare”.

In un altro scambio di email di gennaio 2017, il cui oggetto recita “Jeffrey Epstein RE Ehud’s apartment“, un assistente del criminale morto nel 2019 manda a Shlomo una lista di impiegati che avrebbero bisogno di accesso regolare nel palazzo, e aggiunge, in riferimento ad una di esse, “mi pare di aver capito che hai già una copia del suo documento risalente ad un po’ di tempo fa...è la domestica, entra ed esce dall’edificio da molto tempo ormai!”. Anche Yoni Koren, fidato collaboratore di Barak, morto nel 2023, è stato anche lui più volte ospite nel complesso, tra cui anche nel lontano 2013, anno in cui era ancora il capo dello staff del Ministero della Difesa israeliana. Esistono anche delle altre mail – oggetto di un’altra inchiesta separata – in cui Koren stesso, peraltro, discute di un bonifico bancario con Epstein, nel cui appartamento rimarrà fino al secondo arresto del finanziere nel 2019, dovendo usufruire di alcune cure mediche a New York.

Ehud Barak, sin da quando Epstein è morto nel 2019, ha sempre minimizzato la sua relazione con quest’ultimo, contribuendo anche ad una accesa polemica con l’attuale premier Benjamin Netanyahu, che ha usato gli elementi emersi per screditarlo ulteriormente, e per promuovere una narrazione che richiama il “complotto della sinistra per rovesciare il governo democraticamente eletto. Le rivelazioni, che pongono anche il problema della operatività stessa dei servizi israeliani su suolo americano, hanno avuto ovviamente una risonanza maggiore negli Stati Uniti rispetto all’Europa.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »