Calabria

Le Regioni vanno “ripensate”. Troppo potere in mano ai Presidenti

Nell’attuale campagna elettorale regionale è difficile non farsi coinvolgere dai vari dibattiti politici e non è facile provare ad avere uno sguardo distaccato su temi di carattere generale riguardanti le Regioni, che, come scrive Sabino Cassese in un articolo di metà settembre sul Corriere della Sera, sono istituzioni da “ripensare”. D’altra parte, è naturale chiedersi “se non ora quando?”: quale periodo migliore per riflettere sui cambiamenti e sulle trasformazioni delle Regioni se non in questo momento, in cui l’opinione pubblica è concentrata sul rinnovo dei Presidenti e dei Consigli in un numero significativo di Regioni, tra cui la Calabria.
Le Regioni sono nate per cambiare profondamente l’assetto dell’ordinamento statale, per democratizzare ulteriormente le istituzioni pubbliche, per avvicinare, insieme agli enti locali, il ‘potere’ ai cittadini e snellire e semplificare il sistema amministrativo. Abbiamo assistito, invece, in questi ultimi anni a una trasformazione delle Regioni, che hanno subìto una torsione monocratica finendo per identificare l’istituzione regionale nei loro Presidenti. Gli organi regionali hanno cambiato il loro caratter all’interno di un sistema il cui baricentro è andato progressivamente spostandosi verso la figura dei Presidenti. I Consigli e le Giunte regionali hanno perso gradualmente la capacità di essere organi collegiali di formazione delle decisioni e sono diventati, prevalentemente, organi di ratifica di decisioni assunte direttamente dal Presidente e dai suoi collaboratori tecnici.

*Docente di Diritto Regionale e degli Enti locali
Università della Calabria


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