Le prime parole di Alberto Trentini dopo la liberazione: “Non ci hanno torturato, ci hanno trattato bene”
“Ci hanno trattato bene, non ci hanno torturato. Ora posso avere una sigaretta?”. Le prime parole di Alberto Trentini, il cui arrivo in Italia, a Ciampino, è previsto per la prima mattinata di martedì, rassicurano sul suo stato di salute e hanno riassunto in breve questi 423 giorni di detenzione: non gli sono stati forniti gli occhiali, necessari per leggere, e nemmeno le sigarette, appunto, ma ha raccontato che il trattamento da parte delle guardie carcerarie di El Rodeo I non è stato inumano. E così, con uno strappo alla regola della residenza diplomatica italiana a Caracas, al cooperante e all’altro italiano liberato, Mario Burlò, sono state date due sigarette a testa.
I due sono scesi dall’automobile delle autorità venezuelane intorno alle 23 locali, una volta arrivati all’ambasciata italiana. “Nell’ultimo trasferimento non siamo stati incappucciati, a differenza delle altre volte”, ha raccontato Trentini. Cosa che accadeva quando venivano spostati da una cella all’altra all’interno del penitenziario nel quale erano detenuti. “Anche il cibo era sufficiente”, ha poi aggiunto.
I due hanno raccontato di essere sorpresi dalla liberazione: “Non ci aspettavamo di uscire, non avevamo saputo niente”. Hanno anche potuto chiamare i propri familiari e Trentini ha sentito sia la madre che la fidanzata: “Come stai? Ma stai bene? Noi siamo tutti qui, ti aspettiamo…”, gli hanno detto.
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