Le origini di Aprigliano del capo dell’Ice, Greg Bovino
Greg Bovino, pronipote di Michele partito nel 1909 da Aprigliano in provncia di Cosenza, guida insieme all’Ice le retate contro gli immigrati illegali volute dal presidente Donald Trump. Il sindaco, Alessandro Porco, contro il discendente “sceriffo”: «Chi ha sofferto l’emigrazione non può dimenticare»
«Aprigliano è una comunità che ha conosciuto l’emigrazione nella sua forma più dura: povertà, lavoro nelle miniere, assenza di alternative. Michele Bovino, partito nel 1909, è parte di questa storia collettiva».
MICHELE, DA APRIGLIANO ALLE MINIERE IN USA
E la storia collettiva a cui fa riferimento il sindaco di Aprigliano in provincia di Cosenza, Alessandro Porco, può avere qualche volta dei risvolti imprevedibili come dimostra Gregory Bovino, 55 anni, il dirigente della Us Border Patrol, pronipote di Michele, nato in North Carolina, che guida insieme all’Ice le retate contro gli immigrati illegali volute dal presidente Donald Trump.
Capelli rasati dai lati, camicia nera e cappotto militare con spalline e bottoni dorati (great coat) che ricordano i tempi bui della Gestapo, il comandante come viene chiamato, è diventato il volto di una dura e violenta repressione, come si vede in numerosi filmati accompagnati da musica heavy metal.
LA STORIA DI EMIGRAZIONE DEL BISNONNO DI GREG BOVINO
Il bisnonno di Greg, Michele, arrivò in Pennsylvania per fare il minatore, lasciando la famiglia ad Aprigliano. Solo quindici anni dopo avviò le pratiche per ottenere la naturalizzazione e riuscì a far arrivare oltreoceano la moglie e i quattro figli tra cui Vincenzo, nonno del comandante. E proprio in quell’anno – era il 1924 -nasceva la Border Patrol per ridurre il numero di italiani e di altri immigrati dal Sud e dal’Europa. Una palese contraddizione e non è la sola.
Bovino nei suoi proclami da dittatore redivivo ha promesso di arrestare la feccia della società, tra cui gli immigrati illegali che si sono macchiati di crimini e persino chi guida in stato di ubriachezza. Anche suo padre finì in prigione per aver investito e ucciso una donna quando Greg aveva appena 14 anni. Il sospetto che il comandante voglia fare i conti con il suo passato e rinneghi le sue origini è forte e trova conforto nelle sue stesse parole quando afferma che la sicurezza del suo Paese passa attraverso la lotta all’immigrazione.
IL CONTRASTO TRA RADICI E RUOLO PUBBLICO NELLE PAROLE DEL SINDACO DI APRIGLIANO
«Il contrasto tra quelle radici e il ruolo pubblico oggi ricoperto da Greg Bovino pone una questione che non è personale, ma storica e culturale – interviene il sindaco di Aprigliano -. Essere discendenti di un’emigrazione povera e rappresentare oggi politiche di forte repressione verso i migranti impone una riflessione sul valore della memoria e sulle responsabilità che ne derivano. La sicurezza e il rispetto della legge sono principi fondamentali, ma devono sempre essere accompagnati dal rispetto della dignità delle persone e dal senso della misura che dovrebbe guidare ogni democrazia. Le comunità delle aree interne, segnate ieri dall’emigrazione e oggi dallo spopolamento, sanno bene che migrare non è una colpa ma spesso una necessità. Aprigliano richiama quindi alla necessità di tenere insieme legalità, memoria storica e umanità».
L’UMANITÀ PERDUTA
Un‘umanità che ha il volto di Renee Nicole Macklin Good, la cittadina statunitense, madre di 3 figli, uccisa dagli agenti dell’Ice l’otto gennaio scorso, dipinta dall’amministrazione Trump come una terrorista che avrebbe tentato di investire gli agenti federali, o quello di Alex Pretti, infermiere di terapia intensiva, 37 anni come Macklin, ucciso a Minneapolis Buttato a terra e colpito a morte dagli agenti dell’Ice mentre stava cercando di soccorrere una donna. Lo stesso Bovino in un video ha difeso i suoi uomini e ha spiegato che Pretti era armato e che è stato ucciso per legittima difesa.
GREG BOVINO, L’ICE, LE UCCISIONI
Le immagini, però, smentiscono la sua ricostruzione e mostrano un uomo inerme che non aveva pistole e neanche lo stesso telefonino che gli era servito per registrare la violenza cieca dei soldati della paura, su americani inermi. Gli stessi che in queste ore hanno invaso le strade d’America per denunciare le azioni dei «teppisti assassini e codardi dell’Ice di Trump», come li hanno definiti i genitori di Alex, e che Greg Bovino, il calabro-americano, protegge e assolve, nascosto dentro la sua divisa verde, circondato da uomini mascherati che seminano il terrore e arrestano persino una bambina di due anni con il padre. Storie che sembrano inventate, ma è tutto vero.
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