“Le loro prigioni. Percorsi di libertà dietro le sbarre” di Davide Dionisi
In un tempo in cui il carcere è spesso raccontato solo come luogo di esclusione e sofferenza, “Le loro prigioni. Percorsi di libertà dietro le sbarre” (Gambini Editore) di Davide Dionisi rovescia lo sguardo. In questo saggio, Dionisi esplora il mondo della detenzione non come fine, ma come spazio possibile di trasformazione umana. Attraverso riflessioni, testimonianze e anni di esperienza maturata a contatto con la realtà penitenziaria, l’autore ci invita a scoprire un volto diverso della prigione: un luogo in cui chi ha sbagliato può tornare a pensare, a studiare, a riscoprire sé stesso e gli altri. Le celle diventano così stanze di consapevolezza, in cui il tempo – anziché solo punire – può guarire.
Il carcere emerge come una soglia fragile, ma fertile, tra colpa e rinascita, dove la dignità dell’uomo resta il primo diritto e la speranza l’ultima libertà. “Le loro prigioni” è un invito a guardare dentro le mura, e a riconoscere che, forse, le prigioni più difficili da aprire sono quelle interiori.
Le loro prigioni. Percorsi di libertà dietro le sbarre di Davide Dionisi
Gambini Editore, € 16,00 – Sul sito dell’editore disponibilità immediata e consegna in 24 h https://www.gambinieditore.it/i-malacarni-di-paola-la-salvia
L’AUTORE
Davide Dionisi nasce a Roma nel 1967. Giornalista professionista, è responsabile della sezione “Esteri” de L’Osservatore Romano. È ideatore e conduttore dei programmi radiofonici “Il Vangelo dentro” e “I Cellanti”, entrambi dedicati al mondo carcerario. Inviato Speciale del Ministero degli Esteri per la promozione della libertà religiosa e la tutela delle minoranze religiose nel mondo, ricopre il ruolo di portavoce del Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
PREFAZIONE
A cura di Antonio Tajani, Vicepresidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
“Le loro prigioni” rappresenta un contributo prezioso e necessario al dibattito sulla condizione carceraria nel nostro Paese. Davide Dionisi, con la sensibilità del cronista e la profondità dell’osservatore attento, ci consegna uno spaccato autentico di una realtà che troppo spesso rimane ai margini dell’attenzione pubblica e del dibattito politico. Non solo. Ci ricorda una verità fondamentale, sancita dalla nostra Costituzione: le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. Non si tratta di un principio astratto, ma di un imperativo morale e giuridico che interpella direttamente le istituzioni e la società civile nel suo complesso.
Le testimonianze raccolte in questo libro ci parlano di uomini e donne che, pur avendo commesso errori anche gravi, non hanno perso la loro dignità di persone. Ci parlano di operatori penitenziari che ogni giorno svolgono il loro lavoro con dedizione, spesso in condizioni difficili. Ci parlano di un sistema che necessita di riforme strutturali profonde, ma anche di un cambiamento culturale che riguarda tutti noi.
Il sovraffollamento delle carceri, le condizioni igienico-sanitarie inadeguate, la carenza di personale qualificato, l’insufficienza di programmi di reinserimento sociale: sono problemi noti, denunciati da anni, eppure ancora lontani da una soluzione definitiva.
Questo volume ha il merito di dare voce a chi vive quotidianamente queste difficoltà, trasformando i numeri delle statistiche in storie umane, in volti, in speranze e sofferenze concrete.
Ma soprattutto, Dionisi ci pone di fronte a una domanda scomoda: quale tipo di società vogliamo essere? Una società che crede nella possibilità di redenzione e nel valore del recupero, o una società che si limita a nascondere i suoi problemi dietro mura sempre più alte?
La risposta a questa domanda non può venire solo dalle Istituzioni. Serve un impegno collettivo per costruire quella “cultura della comprensione e del confronto” di cui parla l’autore, per abbattere i pregiudizi, per offrire reali opportunità di reinserimento a chi ha scontato la propria pena.
Le sfide sono molte e complesse, ma non per questo possiamo sottrarci al dovere di affrontarle con determinazione e lungimiranza. Un carcere più umano, più efficiente nella sua funzione rieducativa, non è solo un obiettivo di civiltà giuridica, ma anche uno strumento più efficace di sicurezza sociale.
Non possiamo, infatti, dimenticare che la pena consiste nella privazione della libertà e non della dignità. Questo non significa che il colpevole non debba essere punito, che dobbiamo essere lassisti ma che la detenzione deve essere uno strumento per recuperare alla società chi ha sbagliato. Ringrazio Davide Dionisi per questo lavoro coraggioso e necessario. Opere come questa sono fondamentali per mantenere viva l’attenzione su un tema che non può essere relegato nell’indifferenza. Ogni pagina di questo libro è un invito a non voltare lo sguardo, a riconoscere che il destino di chi è privato della libertà riguarda, in ultima analisi, il destino della nostra democrazia e dei valori su cui essa si fonda. Il carcere è lo specchio della nostra società. Starà a noi decidere quale immagine vogliamo vedere riflessa.
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