Puglia

Le due Befane di Bari vecchia e il culto dei morti sul Gargano

Si narra che, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, la Befana in sella alla sua scopa viaggia per tutta la Puglia, portando con sé doni e misteri. L’anziana vecchina dal naso adunco, i vestiti logori e il cappello “alla romana” è una figura che vive in bilico tra gioia e paura.

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A Bari convivono due ‘Befane’: Pasqua Befanì e Morte Befanì. Entrambe annunciano una Epifania (da cui il nome Befana), una manifestazione. Tuttavia, se la prima fa apparire calze piene di dolciumi ai bimbi buoni della città, la seconda è una figura lugubre, rappresentata con un treppiede in testa e tre candele, una falce, un libro con la lista di tutti coloro destinati a morire durante l’anno e col carbone tracciava una croce sulla loro porta. Nella notte dei tempi, nessuno si aggirava per Bari vecchia nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, tale era la paura degli abitanti del borgo antico di incontrare la cattiva Befanì che con la sua falce potesse tagliare ‘capo e collo’. Sbeffeggiava il timore dei baresi Muffarang, spietato emiro giunto nel capoluogo attorno all’850 d.C. Attorno alla sua morte aleggia il mistero. Secondo le leggende, Muffarang passeggiava spavaldo per i vicoli della città proprio nel giorno del ‘tabù’, incurante dell’epifania della morte (Morte Befanì) che non tardò a mostrarsi: il cielo si oscurò, nuvole nere si addensarono e un forte colpo di vento si udì. Al coraggioso turco si gelò il sangue. Tremante, non ebbe il tempo di sguainare la sua sciabola che Befanì con un colpo netto di falce gli mozzò la testa, che si andò a incastonare nell’architrave del palazzo lì vicino, in via Quercia 10, a Bari Vecchia. Secondo il mito, durante la notte, il fantasma di Muffarang senza testa si aggirava per le vie del borgo, spaventando i baresi. A nulla valse l’abbattimento dell’edificio e con esso della ‘cap d murt’: pochi giorni dopo la ricostruzione di un nuovo palazzo nella stessa sede, la testa di pietra riapparve nel posto da dove era stata tolta, al centro del nuovo architrave. Tutt’oggi la testa del turco rimane lì visibile.

Non è l’unica storia legata all’Epifania. Nel Salento, tale festività è associata al rito ortodosso, che identifica il 6 gennaio come l’inizio del nuovo anno. L’Epifania rappresentava dunque un momento di rinnovamento e rigenerazione per la natura e per l’essere umano. Secondo le fonti, la figura della Befana incarna metaforicamente l’anno appena concluso; i doni che essa portava assumevano il significato di auspicio favorevole per l’anno a venire. Dall’altro capo della regione, l’Epifania nel Gargano presenta specifiche peculiarità: le calze utilizzate nella celebrazione odierna erano originariamente collegate alla notte tra il 1° e il 2 novembre, denominata “cavzett de l’anème’i mùrte” (calza dei morti), legata all’attuale ricorrenza di Halloween. In passato, si credeva che i defunti riempissero le calze dei bambini con dolci e caramelle, tornando a visitare le loro abitazioni a mezzanotte, dove trovavano la tavola imbandita con pane, acqua e posate.




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