Abruzzo

le contrade pronte a rinunciare alla tradizione per protesta contro le restrizioni

In serata si è svolta una riunione a Fara Filiorum Petri per stabilire se domani, 16 gennaio, si terrà o meno la storica festa delle Farchie in piazza. Dopo oltre 200 anni di tradizione, le 16 contrade coinvolte stanno valutando l’ipotesi clamorosa di non accendere le monumentali fascine di canne dedicate a Sant’Antonio Abate.

A spiegare i motivi è uno dei capo farchia della contrada Centro: «Ci viene chiesto di accendere le farchie e poi abbandonare il piazzale, restando a distanza durante la combustione. Dovremmo assistere al nostro lavoro di giorni, fatto di sacrifici, freddo e fatica, da dieci metri di distanza, come semplici spettatori. Ma questa non è la nostra festa».

protesta farchie (2)

Secondo il capo farchia la tradizione prevede che l’accensione sia un momento collettivo, condiviso con tutta la comunità: «Festeggiare il Santo significa stare insieme alle farchie, viverle, non guardarle da lontano in una zona cuscinetto».

Le nuove disposizioni imposte per motivi di sicurezza – che prevedono l’allontanamento immediato dal piazzale dopo l’accensione – sono ritenute eccessive dagli organizzatori: «Abbiamo già fatto tanti passi indietro in questi anni – spiega –: abbiamo ridotto il personale, il numero delle farchie, e limitato l’accesso all’area. Ma ora si snatura del tutto lo spirito della festa».

La riunione con il sindaco si è conclusa senza soluzioni definitive. I contradaioli all’unanimità hanno deciso però che continueranno i festeggiamenti: resta comunque il rischio che domani, per la prima volta dopo secoli, le farchie non vengano accese.

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