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Le carica delle ragazze azzurre fa volare l’Italia alle Olimpiadi


E vogliamo parlare delle 13 medaglie olimpiche di Arianna Fontana, la regina dello short track, questa volta argento nei 500 alle spalle dell’olandese Valzeboer. Una stella sempre luminosa uscita da un infinito big bang. Una carriera inimitabile, la sua, che le ha permesso di eguagliare nel medagliere Edoardo Mangiarotti, un’altra leggenda dello sport. Ora sono pari, ma Arianna avrà altre tre gare per superare il mitico schermidore milanese. A raccontare qui tutte e imprese della valtellinese non c’è tempo, basta però una notazione: che il suo esordio è stato a 15 anni ai Giochi di Torino 2006 dove vinse il bronzo in staffetta diventando l’atleta medagliata più giovane della storia. Sono passati vent’anni ed Arianna è ancora sulle lame corte, più forte e determinata che mai,

E Francesca Lollobrigida, anche lei 35enne, medaglia d’oro bis nel pattinaggio sui 5000 metri dopo quella sui 3000? Francesca, sesto oro azzurro del medagliere, è stata superiore a una infezione virale che l’aveva fermata nei mesi precedenti alle Olimpiadi e anche alla maternità – quella del piccolo Tommaso – che le avrà naturalmente portato tanta gioia ma anche tanti sacrifici e complicazioni. Quanto volte le grandi campionesse si sono trovate davanti al bivio dell’orologio biologico: carriera o maternità? Sport o famiglia? Un problema che una volta, prima che atlete come Valentina Vezzali, Josefa Idem, Tania Cagnotto varcassero la terra di nessuno della maternità in carriera, sembrava quasi insolubile.

Tante storie, bellissime anche quelle delle ragazze dello slittino doppio, dove hanno vinto l’oro sia donne che uomini. Un oro a due piazze che conferma una bella cosa: che uomini e donne possono coesistere , lavorare bene insieme senza falsi complimenti e cortesie non richieste. Perché nello sport non si può barare: o sei all’altezza o non lo sei. Una sana meritocrazia da esportare, si auspica anche in altre attività.

Questa esplosione dello sport al femminile non arriva all’improvviso. È un’onda lunga , dicevamo, già partita dalle Olimpiadi di Parigi 2024, l’Olimpiade estiva dove era crollato l’ultimo muro. E non solo perché per la prima volta, le ragazze azzurre avevano raccolto (7-3) più ori dei ragazzi, ma perché mai prima di questi Giochi, in tutta l’Olimpiade, la partecipazione femminile era stata paritaria, cinquanta e cinquanta, Un fatto clamoroso se si pensa che il barone Pierre de Coubertin, il padre dei Giochi moderni, è sempre stato fermamente contrario alla partecipazione delle donne ritenute “ non adatte a sottoporsi a questi sforzi”. Altri tempi, naturalmente, con idee si spera ampiamente superate visto che per la prima volta nella storia del Cio una donna, Kirsty Coventry, stata eletta presidente. E l’onda partita da Parigi si è trasformata in una valanga azzurro-rosa alle nostre Olimpiadi invernali.

Dei Giochi di Parigi non si può non ricordare l’oro nel volley femminile (bissato qualche mese fa anche al Mondiale) conquistato dalla nazionale di Julio Velasco, contro gli Stati Uniti. Una carica irresistibile quella del volley che si unì ai trionfi della spada della ginnastica, del tennis, dell’atletica, del surf e tante altre specialità. Da allora questa carica non si è più fermata, sempre più potente, sempre più festosa e convincente.


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