Le attività in montagna crescono per il quarto anno di fila

Per il quarto anno consecutivo in regione sono più le attività montane che aprono rispetto a quelle che chiudono (al netto delle cancellazioni d’ufficio). Lo evidenzia un’analisi del centro studi della Camera di commercio di Pordenone-Udine. Il dato è rilevante perché arriva dopo dieci anni di saldi in negativo e mentre le zone montane combattono un’importante emorragia demografica (con un calo del 5,5 per cento dei residenti negli ultimi 6 anni).
La svolta nel 2021
L’anno di svolta è arrivato nel 2021, che si è chiuso con 93 attività in più rispetto a inizio anno. L’andamento, poi, è proseguito fino al 2024, che si è chiuso con un aumento dello 0,9 per cento (43 in più al 31 dicembre sulle 4.969 d’inizio). Ad aumentare il settore dei servizi (il primo in classifica, con il 5,5 per cento) e le costruzioni (1,6 per cento). Resta stabile il primario, mentre calano commercio, industria, alloggio e ristorazione.
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Spostamenti difficili
Un elemento cruciale resta l’accessibilità: due terzi dei 58 comuni montani sono classificati come periferici o, nell’8,6 per cento dei casi, ultra-periferici. Rimane complesso spostarsi verso le principali infrastrutture, specialmente usando i trasporti: i comuni montani, infatti, distano in media circa un’ora dall’aeroporto più vicino, 44 minuti dalla stazione ferroviaria con servizio passeggeri attivo (che salgono a 52 minuti in Carnia) e 23 minuti dall’accesso autostradale. Allo stesso tempo, però, secondo l’Istat trenta comuni (più della metà) hanno densità turistica alta o molto alta, vicini a diventare siti d’interesse.
Da Pozzo: “Monitorare andamento montagna”
“I dati di questo studio ci raccontano una montagna che, nonostante il calo demografico, sta dimostrando di possedere una capacità di reagire e di attrarre iniziative – ha dichiarato Giovanni Da Pozzo, presidente della Camera di commercio –. È fondamentale continuare a monitorare con precisione l’andamento economico della montagna, perché è l’unico modo per dare basi solide alle politiche di sviluppo. Noi istituzioni abbiamo l’obbligo di creare condizioni strutturali, soprattutto migliorando infrastrutture e accessibilità, affinché si possa non solo continuare a vivere, ma anche tornare a vivere e lavorare in montagna con prospettive di futuro”, ha concluso.
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