«Le 25 barche tornino a San Benedetto, alla Regione chiederemo un milione in danni»
ANCONA Adesso per il Cogevo è arrivato il momento di chiedere i danni. Conti alla mano, il Consorzio delle vongolare di Ancona, da gennaio ad oggi avrebbe perso qualcosa come un milione di euro di guadagni. Soldi che pretenderà direttamente dalla Regione, visto che da gennaio 25 imbarcazioni di San Benedetto continuano a pescare nel compartimento dorico con il via libera di assessore e dirigenti. E questo anche se il Consiglio delle Marche ha bocciato la deroga che per circa 17 anni ha consentito loro di utilizzare la draga all’ombra del Conero.

Il Cogevo si affida ai legali
«Sia chiaro, non si tratta di una guerra tra pescatori, ma la richiesta legittima del Cogevo di far tornare la situazione allo status quo e utilizzare per intero il proprio spazio di mare». Una doverosa premessa quella degli avvocati Giuseppe Bommarito e Cinzia Stefania Maroni, chiamati dal Cogevo per tutelare gli interessi del Consorzio dopo numerosi tentativi – sempre falliti – di avere un contatto diretto con gli uffici regionali per cercare di sanare la questione. Questione che per l’assessore regionale alla Pesca Enrico Rossi è ormai archiviata, come ha avuto modo di riferire Consiglio a fine aprile, rispondendo ad una interpellanza di Andrea Nobili (Avs): «Preme evidenziare – ha detto – che non sussiste per la Regione un obbligo di ripristinare alcun regime precedente e che le aree di pesca individuate con la delibera 118 del 2012 restano pienamente valide». Per gli avvocati Bommarito e Maroni si tratta invece di una vera e propria cantonata presa dall’Ente marchigiano nel vano tentativo di dare sostanza a quello che per loro è solo un affaire politico: «Del resto – chiosano – a San Benedetto ci sono le Comunali…». Retroscena a parte i legali contestano la ricostruzione dell’assessore Rossi: «La delibera 118 del 2012 riguarda una proposta di modifica di aree di pesca, modifica che però è stata respinta e quindi per la Regione le aree restano invariate. Ma questo non vuol dire che anche la proroga concessa alle 25 imbarcazioni sia definitiva, perché altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di continuare con le deroghe fino al 2025».
Il caso delle barche non censite
E non è finita qui. Secondo il Cogevo «oggi non esisterebbero più le condizioni tecniche ed economiche che in passato avevano giustificato la decisione di spostare le vongolare: ogni imbarcazione produce ricavi importanti che sta sottraendo al compartimento di Ancona». Circa un milione di euro, appunto. Il Consorzio di Ancona ha anche segnalato che in questo periodo hanno pescato imbarcazioni non rientranti nella deroga: «Sapete quale è stata la risposta? Che hanno sostituito le vecchie vongolare. Ma questo non è possibile, perchè ogni barca deve essere censita, altrimenti chiunque potrebbe pescare». I legali hanno espresso amarezza nel constatare che ogni richiesta di confronto con la Regione sia sempre stata rimandata al mittente «tanto che unico interlocutore è la Capitaneria di porto, il cui compito dovrebbe limitarsi all’attività di vigilanza e non quello di sostituirsi nell’interpretazione della normativa».
Il Consorzio di Civitanova
È stata affrontata anche la questione del Consorzio di Civitanova, creato con l’arrivo delle famose 25 vongolare e che adesso non avrebbe più ragione di esistere: «Ma la sostanza è che il Cogevo da anni chiede di poter tornare a pescare nel proprio specchio d’acqua così come fanno gli altri consorzi delle Marche. Per 17 anni ha subito una situazione che adesso non ha più ragione di esistere – sottolineano gli avvocati Bommarito e Maroni – con una grossa responsabilità: nel caso in cui quei pescherecci producessero un danno ambientale, chi ne risponderebbe?»




