Lazzi (Fiom) replica alla procuratrice Musti: “Upper class? Con me in piazza tanti giovani pacifici”
Edi Lazzi, segretario della Fiom Torino, era in piazza durante la mobilitazione nazionale dal finale violento, e non del tutto inaspettato, convocata in risposta allo sgombero del centro sociale Askatasuna. Il giorno dopo le scene di devastazione e violenze al corteo, le martellate a un poliziotto, precisa: «È stata un’enorme e pacifica manifestazione, c’erano tanti giovani, tantissimi torinesi. E questo fattore non può essere cancellato dalla violenza di pochissimi che condanno totalmente».
Non proprio pochissimi, erano in 1.500.
«I dati dicono che c’erano all’incirca 50mila persone. Certamente i violenti devono essere isolati dal movimento stesso e perseguiti a norme di legge. La violenza l’ho sempre condannata fermamente».


La procuratrice generale, Lucia Musti, ha lanciato un duro affondo all’upper class torinese, «area grigia di matrice colta e borghese» che rispetto alle violenze degli antagonisti nutre un atteggiamento di «benevola tolleranza». Lei ne fa parte?
«Assolutamente no, sono la persona meno adatta per considerarmi upper class viste le mie origini e il mio percorso. Io ho sempre partecipato alle iniziative di piazza, soprattutto quelle che rivendicano più giustizia come quella di sabato. Io ho partecipato a titolo personale. Non si può strumentalizzare la manifestazione a fini elettorali».
Chi la strumentalizza?
«Dalla destra giungono tantissime strumentalizzazioni, perché sono incapaci di affrontare queste crescenti diseguaglianze sociali. Al di là di quello che è accaduto in piazza, in Italia le diseguaglianze stanno crescendo».
La rabbia in piazza è da ricondurre alle diseguaglianze?
«Non solo, c’è il tema degli spazi sociali che non può essere ridotto a un problema di ordine pubblico. Le disuguaglianze incidono, glielo dice uno che quotidianamente gestisce le vertenze di ridimensionamento del personale,che ha a che fare con le lavoratrici e i lavoratori che a Torino in questi anni hanno perso la loro occupazione. Bisogna occuparsi di ciò che serve al Paese».
L’intervista
Manifestazione Torino, Lo Russo: “Legittimo che Avs fosse in piazza. Gli scontri? Una ferita”


Cosa serve?
«Una politica economica e industriale che è morta e sepolta da 40 anni. E nel momento in cui il dissenso si manifesta per queste ragioni non si può pensare di strumentalizzarla e reprimerla».
Era opportuno essere lì?
«Io scendo in piazza in base a ciò che le manifestazioni portano avanti. C’erano delle ragioni di fondo che mi convincevano. La violenza di pochi ha oscurato la parte pulita della manifestazione. Sarebbe stato giusto parlare del perché si è scesi in piazza: si chiedono maggiore espressione di pensiero, centri di aggregazione culturale, di confronto e costruzione di idee. Questo sta dietro le ragioni della manifestazione. Al di là di Askatasuna stesso. Non si può ridurre la questione fra favorevoli e contrari al centro sociale. Bisognerebbe allargare e approfondire il ragionamento per chi è pro partecipazione, pro confronto e chi preferisce strumentalizzare il tutto per fini personali e di parte».
Source link




