Molise

Lavoro, mancano candidati: in Molise un colloquio su tre va deserto | isNews

Nel 2025 oltre seimila assunzioni previste nella regione sono andate a vuoto a causa dell’assenza di profili disponibili


CAMPOBASSO. Il mercato del lavoro sta attraversando una fase di profondo paradosso, segnata da un lato dalle crisi industriali di grandi gruppi che minacciano migliaia di esuberi e, dall’altro, dalla crescente fatica delle imprese nel reperire personale. Secondo l’analisi condotta dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre su dati Unioncamere e Ministero del Lavoro riferiti al 2025, il Molise non è immune da questa tendenza: c’è infatti una significativa quota di ricerche di personale che rimane senza risposta.

Nello specifico della realtà regionale, a fronte di un totale di 22.150 entrate di personale previste durante lo scorso anno, sono state 6.067 le selezioni fallite a causa della mancanza di candidati, un dato che corrisponde al 27,4 per cento del totale. Una percentuale che risulta leggermente inferiore alla media nazionale, attestata al 30,2 per cento; ma l’incidenza del fenomeno resta comunque rilevante per il tessuto produttivo locale.

L’analisi territoriale evidenzia una marcata differenza tra le due province molisane. La situazione più critica si registra in provincia di Isernia, dove il tasso di mancato reperimento per assenza di profili ha raggiunto il 34,1 per cento, con 1.993 ricerche andate a vuoto su 5.850 ingressi programmati. Decisamente più contenuto, seppur significativo, è il dato rilevato a Campobasso: qui, su 16.300 assunzioni previste, quelle mancate per assenza di candidati sono state 4.074, pari al 25 per cento.

A livello nazionale, i settori che hanno mostrato le maggiori sofferenze sono stati quello delle costruzioni, con il 39 per cento di selezioni deserte, seguito dal comparto legno-mobile e dalle aziende multiutility operanti nei servizi di acqua, energia e gas. Le cause di questo scollamento tra domanda e offerta, secondo il report della Cgia, sono molteplici e coinvolgono fattori demografici, come la riduzione numerica dei giovani, e un cambiamento nelle priorità delle nuove generazioni, sempre più attente all’equilibrio tra vita privata e lavoro e alla qualità della retribuzione. Incidono inoltre il disallineamento tra i percorsi scolastici e le necessità tecniche delle imprese, oltre a procedure di selezione talvolta giudicate troppo lunghe o poco chiare dai candidati.


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