Trentino Alto Adige/Suedtirol

Laura Marcon: «Lo studio per la chimica mi ha lanciata a Oxford» – Bolzano



BOLZANO. L’entusiasmo di Laura Marcon è contagioso e anche da esempio a chi veste ancora idealmente la tunica di Socrate, agitando dal dubbio che la venticinquenne bolzanina ha valorizzato trasformandolo nel brocardo «so di non sapere… ma voglio sapere».

È stata questa la scintilla che ha acceso il fuoco sacro della conoscenza di Laura che, dopo aver conseguito il diploma (indirizzo scienze applicate) al liceo scientifico Torricelli, nella valigia delle ambizioni ha stipato l’inesauribile sete di conoscenza ottenendo la laurea triennale (chimica industriale) all’Università di Bologna, la laurea Magistrale a Strasburgo in chimica dei sistemi complessi.Il tempo di un breve viaggio a Bologna (la città che più ama), passando per Bolzano, dallo scorso mese di settembre a Laura Marcon è stato assegnato il numero di matricola ad Oxford, nella più antica università del mondo anglosassone, iscritta al dottorato “Machine learning per la catalisi asimmetrica”. «Il mio progetto è finanziato dall’Unione Europa – spiega Laura Marcon – Il finanziamento si chiama Marie Curie, una borsa di eccellenza che connette laboratori diversi per lavorare su un tema comune».

Lavorare su un tema comune vuol dire che il suo progetto si interfaccia con altri progetti?

Sì. Nell’ambito chimico i problemi possono essere approcciati da punti di vista diversi e la versione più famosa della chimica è quella fatta in laboratorio. In questo ambito, negli ultimi anni, sono stati inseriti ricercatori che si occupano della parte teorica, quindi si va a guardare non solo cosa succede ma perché qualcosa succede. È quello che di solito avviene in laboratorio, perché un ricercatore ottiene un risultato ma non sa che cosa ha guidato quel risultato; perché succede in un certo modo e quindi quello che viene fatto. Si collabora con l’equivalente di un teorico che va a guardare il perché ed il come di una reazione, soprattutto con lo sviluppo di intelligenza artificiale.

Quando ha percepito il sentimento di dedicarsi a un qualcosa di analitico e di approfondimento?

Le rispondo in una maniera che può sembrare banale, ma è andata così. È una storia divertente, verso la fine del Liceo la maggior parte dei miei compagni aveva già deciso cosa fare. Io, invece, non avevo la minima idea ma in realtà stavo pensando di andare a fare storia o antropologia. La professoressa Antonietti ed il professore Mauro Coghi mi invitarono alla presentazione di un libro molto interessante: Mirabilia di Renato Bruni, che metteva insieme la storia l’arte e la scienza. Un racconto che mi colpì molto così feci due chiacchiere con l’autore. Mi aveva ispirato il fatto che fosse riuscito a mettere insieme la scienza con le materie umaniste. Un altro docente al quale devo molto è stato Giuseppe Stavole, professore di laboratorio che mi ha trasmesso la passione per la chimica.

Il suo futuro lo vede fuori dall’Italia?

Non posso sapere come andrà, però l’ambiente di lavoro che ho trovato all’estero devo dire è molto gratificante, ed anche ben retribuito. Questo è un dispiacere perché ovviamente come tanti altri italiani, che se sono andati all’estero, c’è nostalgia. Però bisogna anche essere realisti, in questo momento il mio stipendio da dottorando mi permette non solo di vivere comodamente ma anche di risparmiare e mettere da parte qual cosa. In Germania, Belgio, Francia, Olanda, Danimarca, Svezia e Inghilterra ci sono tanti aiuti statali. In Francia, ad esempio, il dottorando medio riceve due o trecento euro mensili di contributo per l’affitto dallo Stato, pur non essendo francese.

Come il suo lavoro può migliorare la vita sociale?

È un tipo di lavoro che può aiutare l’industria ad essere più efficiente ed anche più verde.

Al Torricelli è stata secchiona o s’impegnava senza stress?

Un po’ secchiona lo sono stata. Le due materie in cui ho sempre avuto nove sono state scienze e storia, il resto era il sette e l’otto giusto per non essere “disturbati” dai genitori, papà Luca è mamma Vera. Devo molto loro, dico sempre che se non li avessi avuti come genitori li avrei avuti come amici. Sono sempre stati molto di supporto, anzi quando avevo dubbi erano loro a dirmi “ma vai nel mondo”, non mi hanno mai precluso, né stressato troppo.

Cosa le manca di Bolzano?

La natura. Nei posti dove sono stata non ho avuto la possibilità di essere circondata dalle montagne, di poter andare a sciare, a camminare e fare escursioni con facilità come potevo farlo a Bolzano.

La Brexit l’ha penalizzata?

È stata adottata prima del mio arrivo in Inghilterra. Il problema principale è che per un visto, nonostante poi venga rimborsato, bisogna pagare dai 3.000 ai 4.000 euro. Il visto in sé costa 500 euro, e dipende dal tipo di visto. Poi però bisogna pagare per la durata del visto, che ogni anno varia tra gli 800 e i mille euro. Si paga anche per l’assistenza sanitaria che, devo dire, qui è molto peggio che in Italia. Qui è un tema molto discusso, perché in Inghilterra ci sono stati molti tagli alla sanità pubblica.Qual è il momento in cui pensa maggiormente di sentirsi a casa?Ho vissuto in Italia, Francia, Germania e Inghilterra quindi per me casa non è più un luogo fisico, ma casa è dove si sta bene.

Ha già in mente cosa farà da grande?

Ci sono due strade principali, ma ancora non so quale sia quella da percorrere. O resto in ambito accademico che in Europa è relativamente possibile, se si proviene da una buona università, e quindi diventare ricercatore. Oppure andare a lavorare nel settore dell’industria.

Si considera pragmatica o idealista?

Un po’ e un po’, nel senso che da mio padre ho preso il senso della concretezza, dalla mamma, invece, quello dell’ideale. Non mi piace lamentarmi, perché penso che si possa vivere bene anche quando si è costretti a cambiare tante volte il posto in cui si vive. È un’esperienza molto stimolante perché ci si mette in discussione, si conoscono culture diverse e persone diverse. E chiaro che, comunque, così si perde il concetto di appartenenza.

Se ci fosse la possibilità di trasferirsi sarebbe disposta a farlo?

Sarebbe un’idea attraente, ma come ho detto prima, il problema è che in Italia c’è un’ottima formazione ma ci sono poche possibilità di lavoro.




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »