Laura Bassi conclude la spedizione in Antartide, quali ricerche a bordo?
08.03.2026 – 10.30 – Laura Bassi torna a casa. L’unica rompighiaccio dell’Italia, la nave da ricerca dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS di Trieste intitolata alla prima donna laureata della nazione, è rientrata lo scorso 6 marzo al porto di Lyttelton in Nuova Zelanda dopo una missione durata quattro mesi nelle acque antartiche.
La missione scientifica ha coinvolto a bordo della nave 44 unità di personale tecnico e scientifico e 23 membri dell’equipaggio, che hanno portato avanti 5 progetti di ricerca finanziati dal PNRA e attività di supporto logistico.
La nave farà poi scalo a Trieste nei prossimi mesi, a partire dalla seconda metà di aprile; il viaggio prevede infatti di attraversare prima l’Oceano Pacifico Meridionale e poi l’Atlantico, fino ad arrivare nel Mediterraneo passando per lo Stretto di Gibilterra.
Ma quali sono le attuali ricerche a bordo della Laura Bassi?
‘CSICLIC – Carbon and silica pelagic-benthic coupling processes in the Southern Ocean‘, gestito dalla ricercatrice Emanuela Frapiccini per il Cnr – IRBIM, sta studiando come i sedimenti marini assorbono o rilasciano anidride carbonica, incirporando con il fitoplancton il silicio.
‘DIONE – Dynamic behavIor Of the East ANtarctic Ice ShEet in the Sabrina Coast (East Antarctica)‘, coordinato dalla ricercatrice Federica Donda dell’OGS, mira a ricostruire le condizioni dell’Antartide orientale ai tempi del Pliocene, quando c’erano concentrazioni di CO2 molto simili a quelle odierne. Evidente in tal senso i parallelismi; nel Pliocene il continuo accumulo di CO2 portò a temperature di 2-3 gradi più alte di quelle odierne e di un livello del mare superiore a quello attuale di 20 metri.
‘IOPPIERS – Ice-Ocean Past and Present Interactions in the Eastern Ross Sea‘, coordinato da Michele Rebesco di OGS, sta analizzando le interazioni tra ghiaccio, oceano e sedimenti nel Mare di Ross Orientale onde valutare il grado di vulnerabilità della calotta glaciale antartica ai cambiamenti climatici previsti nel prossimo futuro.
‘MORsea – Marine Observatory in the Ross Sea‘, coordinato dai ricercatori Giorgio Budillon, Università degli studi di Napoli ‘Parthenope’, e Pasquale Castagno, Università degli Studi di Messina, gestisce l’odierna rete di osservatori marini, tutti dotati di apposite strumentazioni capaci di informare sulle acque oceaniche; sono in funzione dal 1994.
Infine ‘MYSTERO – Multidisciplinary study of enigmatic mounds in the East Antarctica offshore‘, coordinato da Giorgio Castellan del Cnr-Ismar, indaga una serie di ciclopici rilievi sottomarini osservati vicino all’Antartide, al largo di Capo Adare. Tutt’oggi nessuno sa bene cosa siano o cosa servono: si tratta di strutture di decine di metri ciascuna, nel numero di cento e più. Sicuramente influenzano le correnti sottomarine e favoriscono la crescita della fauna locale.




