Toscana

L’Arezzo in casa ha rallentato, l’Ascoli adesso è lì. La trasferta di Sestri snodo importante


ALTI E BASSI – Il derby è sempre insidioso e Arezzo-Perugia ne ha dato un’altra conferma. Il pareggio non ha scaldato nessuno perché la sensazione, al fischio finale, è stata quella di un’occasione lasciata a metà. L’Arezzo ha creato molto più di quanto ha concesso ed è questo il dettaglio che ha spinto Bucchi a difendere la prestazione. L’evidenza gli dà ragione: Venturi è rimasto praticamente inoperoso, mentre dall’altra parte Gemello ha dovuto metterci le mani diverse volte. Il fatto è che la partita degli amaranto è stata piena di buone intenzioni e cattive esecuzioni. Il gol di Montevago ha spento la luce, l’Arezzo ha perso ordine, affidandosi più alla foga e all’orgoglio che alla tecnica e alla lucidità. Il pareggio è strameritato ma ha parzialmente offuscato quanto di buono si era visto a Campobasso, dove la squadra aveva vinto e convinto sotto tutti gli aspetti. 

PATTARELLO, MOMENTO NO – Diversi singoli hanno reso al di sotto delle aspettative, da Cianci a Mawuli, da Guccione a Pattarello, che forse è il simbolo di questo periodo altalenante: per il 10 sembra diventato tutto difficile, il pallone rimbalza sempre un metro più in là e il gol su azione manca dal 3 gennaio. Non è questione tecnica né tattica né fisica: è solo testa e stabilità da ritrovare.

LA CLASSIFICA – In generale, l’Arezzo ha raccolto appena due punti nelle ultime tre gare interne e ha visto assottigliarsi un margine che sembrava rassicurante, con l’Ascoli che ha rosicchiato 7 lunghezze portandosi a -2. Però Bucchi da qui alla fine avrà una partita in più rispetto ai bianconeri e soprattutto lo scontro diretto in casa, il 30 marzo, che può valere molto più di tre punti. È lì che la volata prenderà una piega forse decisiva. 

CALMA – Adesso serve equilibrio. Non c’è una crisi profonda per l’Arezzo, quanto una discontinuità figlia del momento della stagione e di qualche rendimento individuale sotto standard. Bisogna trasmettere serenità, compito in cui Bucchi è stato un maestro fino a ieri e non si capisce perché non possa esserlo anche domani. Nonostante qualche scricchiolio, l’Arezzo è ancora messo meglio della concorrenza. E a sei giornate dalla fine non è un dettaglio marginale.




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