Cultura

Laraaj :: Le interviste di OndaRock


Pacificato e giudizioso abbastanza da tenersi distante dal cicaleccio dell’attualità, nel quartiere di Harlem, a Manhattan, vive un saggio di nome Edward Larry Gordon, conosciuto col nome d’arte di Laraaji o, a essere scrupolosi, Laraaji Nadabrahmananda. Originario di Filadelfia, classe 1943, egli ha svelato ben poco della sua vita, preferendo alla narrazione il lascito di una generosa discografia, che ha allargato le possibilità timbriche e interpretative di ambient e new age.
Noto ingenerosamente per il disco prodotto nel 1980 da Brian Eno, quell’“Ambient 3-Day Of Radiance” che ricondusse il genere al potere evocato dagli strumenti acustici, egli esordì con due ottime autoproduzioni già sul calare degli anni 70, azzeccando gli stranianti “Lotus Collage” e, soprattutto, “Celestial Vibration”, tour de force free form per cetra da tavolo di cui nel 2022 si è riconosciuto finalmente il valore, ripubblicandolo su vinile a titolo “Segue To Infinty”, con l’aggiunta di tre dischi di materiale inedito. Questo è Laraaji: un tesoro da scoprire e riscoprire, un pioniere sorridente, il cui appeal risiede nella volontà dell’ascoltatore di stupirsi.
Tanti i titoli meritevoli a catalogo, una produzione non esente da qualche sovrappiù (le digressioni pianistiche “Sun Piano” e “Moon Piano”, nel nuovo millennio) ma caratterizzata, principalmente, da un rigore sonoro che sacrifica spesso la melodia sull’altare di un esoterismo celebrativo. L’iniziato, per sentire oltre l’udito, dovrà connettersi all’esperienza vibratoria che va oltre i rapporti matematici responsabili di gestire il suono nel nostro cervello, lasciando riverberare nello spazio svuotato della mente la cetra, il dulcimer martellato, la m’bira o un semplice sintetizzatore che, nelle mani del Maestro, producono estatiche fluttuazioni capaci di condurre ben oltre il “piacevole ascolto” di cui si accontentano i più.

Laraaji, partiamo da una delle tue prime incisioni, “Celestial Vibration”, 1978: di cosa eri alla ricerca allora?
Nei giorni di “Celestial Vibration”, cercavo una connessione con le persone attraverso la musica, una connessione che fosse a un livello dove l’eterna unità celeste si manifestasse viva e rispondente alla mia chiamata.

Il timbro di uno strumento musicale influenza la composizione?
Il timbro dello strumento influisce decisamente sulla direzione delle mie improvvisazioni musicali; a seconda di come riesco a gestire i vari timbri, il brano scaturisce dai meandri dell’immaginazione e mi adatto a quella precisa tipologia di suono, che sia morbido, scuro, aperto e luminoso, sostenuto o breve.

Le timbriche che cavano fuori il meglio da te?
I suoni degli archi, del flauto, dell’arpa e alcuni timbri orchestrali sintetici aumentano creatività e spontaneità nelle mie improvvisazioni. In particolare, le timbriche acustiche, naturali, mi fanno avvertire una vitalità e una passione quasi palpabili. In breve, con certi timbri strumentali riesco ad accedere a una maggiore intimità e a esprimermi più incisivamente.

Stai lavorando a del nuovo materiale?
Ho appena completato una serie di otto composizioni per una trasmissione della Bbc che utilizza i field recordings dedicati alla natura di Chris Watson, ex-musicista dei Cabaret Voltaire.

Suoni naturali a parte, cosa ti ispira?
La mia illimitata ispirazione giunge attraverso la comprensione meditativa e la contemplazione del momento presente, condizioni, queste, in cui mi avverto in una vastità che mi trascende, in un tutto eterno. Queste sensazioni sono tradotte, senza alcuno sforzo, in ispirazione e, conseguentemente, in fluenti improvvisazioni.

Cosa accade durante i tuoi Laughter Meditation Workshops?
Durante questi incontri si inizia con canti guidati di call and respond, con diversi esercizi di risata che si rivolgono ai centri energetici interni del corpo, e poi con l’opportunità di sdraiarsi e creare, ognuno a suo modo, una risata liberatoria, che potremo impiegare ogni mattina prima di alzarci dal letto. Si conclude con uno specifico canto di call and respond, con una danza bioenergetica, con un altro canto e con un momento di riflessione e condivisione.

Ci sono pubblicazioni scientifiche che confermino il potere benefico della risata?
La risata autoindotta apre il potenziale della nostra risata interiore a episodi più spontanei di risata, e ci predispone idealmente a una vita migliore. Inoltre, la risata autoindotta permette di beneficiare a un livello più profondo dei poteri curativi che le sono stati riconosciuti, quali la dilatazione dei vasi sanguigni, il rafforzamento del sistema immunitario, la liberazione dell’aria stagnante nei polmoni, il massaggio degli organi addominali, la simulazione del rilascio degli ormoni. Il medico indiano Madan Kataria e sua moglie Madhuri hanno studiato e documentato i benefici per la salute di una risata intensa, e hanno constatato che 15 minuti al giorno sono una buona pratica per liberare la mente, il cuore e il corpo da tensioni e stress dannosi.

Molti compositori guardano con sospetto alla musica new age. Da cosa credi dipenda?
Penso che questo atteggiamento verso la new age, intesa spesso come “muzak”, si sia sviluppato a causa del profluvio di questa musica inserito di sottofondo un po’ ovunque dai media, brani in cui sono assenti l’entusiasmo compositivo, la vitalità, la passione o qualsiasi reale forma di piacevolezza.

Chiedo anche a te, come ho fatto con Iasos, Constance Demby e Steven Halpern: il suono ha inoppugnabili valenze terapeutiche?
Ti direi che la coscienza ha la capacità di guarire sé stessa mediante un’esperienza che la trascenda, senza cioè i filtri posti dal Sé. La corrente eternamente pervasiva del suono cosmico ha la capacità di consentire alla coscienza che ci abita di restare nell’eterno presente, integrandoci in uno stato di continua espansione del nostro essere unità, uno stato di interezza senza più limiti.

Il tuo stile predilige strumenti acustici: dunque qual è il ruolo che attribuisci all’elettronica?
Nei primi anni di scuola ho fatto parte di orchestre, bande e cori. Poi, come musicista, ho esordito con gli strumenti acustici: violino, pianoforte, trombone, voce e strumenti a fiato in generale. Durante l’esplorazione della meditazione interiore e della contemplazione, ricevo nuove visioni sonore e una focalizzazione spazio-temporale espansa. Questi aggiornamenti ispirano di volta in volta nuovi dipinti sonori, dipinti che trasmettono una leggerezza beata, un profondo flusso armonico e, appunto, tratteggiano il ritratto di questo spazio-tempo indefinitivamente espanso. Nella mia creatività musicale, l’elettronica funge da elemento inclusivo, consentendomi di rispecchiare questi luoghi eterei e trascendenti attraverso sonorità innovative. Effetti di riverbero, delay e looper mi permettono di giocare con quella specifica consapevolezza spazio-temporale durante le performance.

Riascoltando un album come “Lotus Collage”, emerge una precisa concezione del ritmo, estranea a molti compositori ambient.
Il senso del ritmo che si manifesta in me deriva con tutta probabilità dalle molteplici esperienze legate alla danza o semplicemente alla vita che ho attraversato. Concepisco il ritmo come il tempio di una comunione di cui so di far parte, una celebrazione unica di cui mi è consentito prendere dimora, quando evoco questa specifica forma celebrativa.

L’insegnamento più importante che ti ha fornito uno dei tuoi maestri, il guru indiano Satchidananda Saraswati?
Swami Satchidananda mi ha confermato che l’oggetto della meditazione yoga altro non è che è una vita serena. Egli, ancor oggi, mi sta comunicando la sacralità della trance interiore auto-indotta e il potere del Nada yoga.

Hai studiato anche gli scritti di Guru Dev: quale ritieni sia il suo insegnamento più rivoluzionario?
Dalle parole di Guru Dev ho ricevuto un atteggiamento meno rigido nei confronti delle asana yoga, sicché ne ho fatto uso non intendendole più come delle strutture corporee da riprodurre in maniera statica, ma secondo una corrente che scorre fluentemente.

Krishnamurti: “Senza Amore, l’acquisizione di conoscenza non fa che aumentare confusione e auto-distruzione”. “Amore” è forse la parola più fraintesa nelle nostre società, non trovi?
Suppongo che Krishnamurthi si riferisca all’unità cosmica di cui ho già accennato, l’Amore è l’esperienza di questa unità cosmica. Sprovvisti della comprensione non intellettuale di questa unità in cui siamo tutti immersi, ci muoviamo in direzione contraria al fluire della Legge cosmica. Da qui, sono generati confusione e conflitti interiori.

Il Risveglio si può verificare davvero con il solo controllo del respiro?
Credo che il controllo consapevole del respiro, del Prana, offra l’opportunità di tradurre sé stessi da una forma corporea densa e impigliata nella gravità, a un’assenza di peso, una situazione di particolare lievità, una dimensione in cui, una volta giunti, il Risveglio è osservabile spontaneamente.

Oggi hai 80 anni: qual è la migliore forma di meditazione per questa età?
Il mio corpo non è vecchio di 80 anni, ma giovane di 80 anni. Trovo che la migliore forma di meditazione, in questa fase della mia evoluzione, sia la consapevolezza del campo unificato o, meglio, l’assorbimento nella Coscienza del campo unificato, la focalizzazione all’interno di questa corrente del suono cosmico, generalmente chiamata Nadam interiore, che si sperimenta durante la meditazione del Nada Yoga, come anche nella mia meditazione del suono cosmico. Il Nada Yoga permette di provare la sensazione di unità e beatitudine che pervade ogni cosa, ovunque e adesso.

Ogni religione promette la rivelazione di una Verità incontrovertibile; ma cos’è, la Verità?
La mia idea di Verità è questo presente illimitato, slegato da ogni vincolo immaginabile, non segmentato, non compromesso, che viene percepito attraverso specifiche forme di “immersione”, di Battesimo. Nel mio caso fu attraverso l’iniziazione al nadam (suono) cosmico interiore. Si giunge, così, al di là delle parole e prima del linguaggio lineare della mente.

Qual è la cosa più sacra che possiedi?
Possedere qualcosa significa prima di tutto caricarsi di una precisa responsabilità rispetto all’oggetto di cui siamo proprietari. Quindi quello che mi stai chiedendo è qual è la cosa più sacra di cui mi sto assumendo la responsabilità, e credo sia la mia consapevolezza nell’eterno qui e ora.

Hai la sensazione che le nuove generazioni siano interessate a una musica che elevi lo spirito?
Certo. Mi pare che su Internet stia emergendo una marea di giovani compositori con precise intenzioni spirituali: li trovo sui vari Pandora, Spotify, Calm, Endel, e sono lieto di scoprire alcuni creatori di suoni dall’approccio fresco e innovativo, il cui lavoro tocca in modo particolarmente profondo e nutriente gli ascoltatori.

Il mondo del rock ti ha offerto nomi imprescindibili?
Ho scoperto che, in generale, una buona musica pop e rock, quando è ben eseguita, mi risulta interessante e coinvolgente. Mi piace scorgere l’eccellenza, la disciplina, la devozione proiettate attraverso una qualsiasi forma d’arte e, ovunque esse siano presenti, quella manifestazione artistica mi coinvolge. Naturalmente ho ascoltato e ascolto nomi popolari come i Beatles, ma anche gli Heart, il sassofonista Kenny G, i 5th Dimension e gli artisti della Motown. Mi attrae la prospettiva di un pop new age, un genere dove i temi e le storie proposti sono trasmessi da un autentico abbandono all’Amore.

Tra le tue collaborazioni, una delle meno note è quella coi Medicine Singers.
Mi sono esibito con loro solo due volte negli ultimi anni, ma ho riscontrato che la loro energia aumenta anche la mia, innalzandola a un’inedita dimensione di pienezza. Il loro canto e il suono del tamburo hanno un effetto molto intenso; è come se riuscissi a scovare dentro di me uno spazio dove si generano un’energia e un volume sonori travolgenti, per poi riversarmi con loro nello spazio esterno, dove ritrovo una gioia condivisa in cui è confortante risiedere.

Quale fu il ruolo di Brian Eno su “Day Of Radiance”?
Oltre a curare la registrazione e la produzione dell’album, Eno mi ha dato alcuni consigli per giungere a una rappresentazione sonora efficace della mia cetra da tavolo elettrificata, che è appunto lo strumento principale di “Day Of Radiance”. Mi diede consigli di ogni tipo, anche molto semplici, come quello di optare, in studio, per dei microfoni professionali con cui registrare la cetra, al posto del pick-up elettrico di bassa qualità che usavo abitualmente. Inoltre, ha suggerito di sovraincidere una seconda traccia di cetra, così da conferirle maggiore presenza e, infine, mi ha incoraggiato a partecipare alla realizzazione della copertina.

Cosa ti trasmette, l’ambient composto dal teorizzatore del genere?
La mia esperienza di ascoltatore del primo ambient prodotto da Brian è quella di una quiete evocata da ambienti sonori fluidi e non impositivi, brani concepiti per supportare una serie di attività specifiche, dalle situazioni di attesa al lavorio creativo per arrivare alla contemplazione immobile.

Non ti secca che qualcuno possa intendere la tua musica solo come un sottofondo per qualche centro massaggi?
In ogni occasione in cui la mia musica viene ascoltata, in essa si manifesta l’intenzione di servire l’essenza interiore di tutta la nostra civiltà. Mi dici dei massaggi. A ben guardare, il massaggio è un’attività estremamente importante, la quale implica la connessione con il tatto, il calore, l’abbraccio, il nutrimento emozionale. Perciò, quando la mia musica può sostenere efficacemente questo aspetto o anche banalmente esserne il sottofondo, sono felice che adempia a tali funzioni.

Al fine di evolversi, l’essere umano deve liberarsi da ogni tabù, o alcuni di essi hanno un valore sacro e, dunque, inviolabile?
Accetto l’evoluzione quando essa significa sottomettersi all’ignoto, al nuovo, e il nuovo può essere semplicemente un’inedita versione di sé stessi, un sé senza i vecchi titoli, le vecchie etichette e i vecchi nomi. Quindi, quando si parla di tabù, direi che l’evoluzione comporta non tanto di superare ogni tabù ma piuttosto di lasciarli andare tutti, giungendo oltre il regno in cui i tabù erano la nostra preoccupazione. Se lo vogliamo, siamo già in un nuovo mondo, un trans-tabuismo.

Cosa deve restare inviolabile, per l’essere umano?
Il suo diritto di essere beatamente presente nel qui e ora. Nel vecchio mondo a cui appartenevamo, essere beati e in un atteggiamento di costante gratitudine era il tabù principale, là dove a dominare era invece il corpo coi suoi dolori.

Laozi asseriva che “Più proibizioni imponi al popolo, più esso diverrà miserabile”. Oggi viviamo tempi di grandi proibizioni: come affrontarli con serenità?
Sai, il mio punto di vista in merito ai divieti, alle proibizioni è che, se sei ricettivo riguardo alle chiamate della saggezza cosmica superiore, senti di essere abilmente guidato intorno a essi, al di sopra di essi, al di fuori da quelli che percepisci come divieti esterni che, a quel punto, non ti sembrano neanche più i tuoi divieti. Onorare l’unico e reale invito interiore, quello che mi chiede di sottomettermi alla serenità e alla beatitudine, questa è la sola cosa che mi riguarda davvero. Una chiamata che avviene, segretamente, ogni qualvolta, solo, mi raccolgo nel silenzio.

La tua più grande paura?
La paura altro non è che la mancanza del senso di unità con l’eterno presente. Questa paura può essere inconscia o dormiente, e restare sullo sfondo fino a quando una qualche crisi la porta in primo piano nella coscienza; a quel punto realizziamo che quel senso di sicurezza che ci serviva da fondamenta non è mai basato su fatti incontrovertibili. E l’attaccamento a ciò che è, per sua natura, impermanente apre le porte a emozioni quali ansia e paura. Ecco, la paura più grande arriva quando investiamo troppo tempo ed energia negli oggetti dell’impermanenza che sono al di fuori di noi, invece che mantenerci concentrati nella nostra natura eterna.

Qual è l’aspetto più straordinario dell’essere un artista?
Bella domanda. In questo momento, direi che la parte più bella è l’intima, consapevole e costantemente affidabile comunione che possiamo instaurare tra noi e la divina creazione cosmica. In una tale modalità, non ci si percepisce più come un artista o qualsiasi altra categoria ma, semplicemente, come interezza.




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