l’appello social dell’Avis Marche e il cortocircuito che tradisce i donatori
ANCONA Sapete qual è il paradosso dei paradossi in questa allucinante vicenda che ha sconvolto il sistema di donazioni nelle Marche? È che in regione il plasma manca. Almeno così viene raccontato dall’Avis territoriale attraverso campagne social, appelli, interviste e testimonianze di giovanissimi donatori modello.

Il video-appello
«Per il 2026 l’obiettivo della nostra associazione è soprattutto quello di lavorare sul plasma, carente a livello nazionale e soprattutto nelle Marche». L’ha certificato il presidente regionale Avis, Daniele Ragnetti, in un video girato in occasione della Festa del Ringraziamento – che si è svolta a Loreto il 7 dicembre scorso – e pubblicato sulla pagina Instagram dell’Associazione. Abbiamo bisogno di plasma, ne abbiamo assoluta necessità. E invece accade l’impensabile, con centinaia di sacche di plasma buttate perché non lavorate in tempo. Un cortocircuito difficile da spiegare, ancora più difficile da accettare. Ed è qui che la narrazione si incrina: da una parte c’è l’Avis che si appella ai marchigiani affinché si impegnino di più, evidenziando una carenza strutturale. Dall’altra, quello stesso plasma – donato gratuitamente – non riesce a completare il suo percorso e viene gettato tra i rifiuti.
Lo sfregio
Una questione che va oltre i numeri: che siano migliaia, centinaia o addirittura una sola sacca mandata in malora, il punto resta. Si è sprecata una risorsa preziosa, difficile da ottenere, fondamentale per molte terapie salvavita, sfregio a chi si è messo a disposizione per aiutare il prossimo. «Un sacrilegio», tuona Angelo Sciapichetti, ex assessore regionale ma soprattutto per otto anni alla presidenza dell’Avis Marche. «Siamo di fronte ad un fatto inaudito e di una gravità assoluta, effettuato sulla testa dei donatori di sangue – prosegue – che volontariamente, anonimamente, gratuitamente donano il farmaco salvavita per eccellenza. Confesso che ho stentato a credere che sia avvenuto nella nostra regione un fatto del genere».

Il fiore (appassito) all’occhiello
Sciapichetti quando era al vertice dell’Avis contribuì alla realizzazione del Dipartimento interaziendale di medicina trasfusionale delle Marche, allora diretto dal dottor Piani: «Il Dimt era un fiore all’occhiello nel panorama nazionale anche se la carenza di organico costituiva anche allora il tallone d’Achille del servizio: nonostante ciò un simile fatto non si è mai verificato».
La profezia
E oggi suona come una amara profezia il comunicato choc firmato all’inizio del 2025 dall’attuale presidente Ragnetti: «Siamo passati – scrive sul Corriere Adriatico – da un sistema trasfusionale regionale eccellente ad un sistema con tante disfunzioni che stanno mettendo a rischio non solo gli importanti obiettivi di raccolta, ma anche il grande patrimonio di donatori». Allora il punto non è più solo capire cosa sia successo, quantificare le sacche o individuare le responsabilità. Il punto è molto più profondo: riguarda la credibilità di un intero sistema. Perché se il meccanismo si inceppa proprio nel passaggio più delicato – quello tra la donazione e l’utilizzo – tutto il resto rischia di perdere senso.




