L’analisi – L’Europa combatte Mosca e perde Berlino: la guerra ucraina sta riscrivendo la Germania
5 settembre 2026 – ore 18:05 – Premessa – Mentre la fantomatica e sempre più sfilacciata spy story dei droni russi a Lipsia sfuma improvvisamente dalle discussioni politiche e dalle pagine dei giornali, l’attenzione internazionale si concentra sulla visita degli emissari statunitensi, i noti Steve Witkoff e Jared Kushner, a Mosca e Kiev (5 e 6 settembre). In Germania, tuttavia, i media sono concentrati sulle imminenti elezioni del Parlamento regionale in Sassonia-Anhalt, dove l’estrema destra di AfD potrebbe conquistare la maggioranza assoluta, essendo accreditata nei sondaggi di un consenso del 40%. Per cercare di comprendere questa accesa fibrillazione politica in una Germania sempre più in crisi, anche in termini di autorevolezza, vi propongo un interessante editoriale di Hans Pfeifer, giornalista della Deutsche Welle (DW), l’emittente pubblica tedesca, nonché le ultime dichiarazioni dei massimi esponenti di AfD. Ritornando al conflitto, i bombardamenti russi sull’Ucraina si intensificano, secondo i media ucraini, mentre, secondo fonti militari russe, l’esercito di Mosca conquista altre porzioni di territorio nella vasta regione del Donbass. Il Presidente ucraino, nel suo discorso serale, sembra nutrire grande fiducia nell’imminente visita della delegazione statunitense, non nascondendo più le grandi difficoltà in cui versano le forze armate ucraine al fronte. Daremo un breve sguardo a un’autentica spy story, allo scontro a fuoco avvenuto il 2 settembre in Ucraina tra elementi dello SBU, il Servizio di sicurezza e intelligence dell’Ucraina, e quelli del GRU, agenzia di intelligence militare del Ministero della Difesa di Kiev, attraverso l’analisi di una giornalista ucraina.
Inoltre, come vedremo, anche Mosca nutre una grande aspettativa nella visita della delegazione americana e, attraverso le dichiarazioni del ministro degli Esteri Lavrov, cercheremo di comprendere meglio la strategia globale della Russia in politica estera.
In questa breve sintesi dobbiamo evidenziare l’atteggiamento americano sui fatti di Lipsia. Trump non ha voluto rispondere direttamente alla specifica domanda formulata alla Casa Bianca da un giornalista, limitandosi ad affermare testualmente: “Parlo con lui. Lo conosco molto bene. Putin non ha intenzione di attaccare il territorio della NATO”.
Come ben sappiamo, dichiarazioni di questo tenore e di questo impatto mediatico non sono frutto di una reazione istintiva: sono preventivamente studiate e ampiamente concordate con il Dipartimento di Stato, perché determinano immediate reazioni internazionali.
Ovviamente, dopo queste parole pronunciate da Trump, l’episodio Lipsia è uscito dagli schermi radar della comunicazione internazionale.
Come sempre, cerchiamo di dare la parola a tutti, nessuno escluso, e, come ho scritto nella premessa nei miei libri, nella mia vita, assai movimentata, anche nelle situazioni estreme in cui mi sono trovato, ho sempre cercato il significato positivo e mai ho “giocato contro qualcosa o contro qualcuno”, perché ho scelto di vivere per qualcosa e per qualcuno.
Non ho assolutamente alcuna pretesa di diffondere verità ma, al contrario, di stimolare il dubbio, il confronto e la sete di conoscenza.
D’altra parte, come diceva lo scrittore Oscar Wilde, “credere è monotono, dubitare, invece, è profondamente appassionante”.
https://www.politico.com/news/2026/09/04/trump-russia-nato-espionage-allegations-01066120
https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/09/05/8052006/
https://tass.com/defense/2183019
Germania: le ultime dichiarazioni dei leader di AfD
Dal sito ufficiale di AfD vi propongo l’ultimo comunicato dei leader dell’estrema destra tedesca, in cui si invitano gli elettori a recarsi alle urne. In merito, come vedremo, traspare l’incertezza sulla reale possibilità che il partito possa raggiungere la maggioranza assoluta, tale da poter governare da solo il Land della Sassonia-Anhalt.
Leggiamo insieme:
Domenica, quasi 1,7 milioni di elettori aventi diritto al voto in Sassonia-Anhalt eleggeranno il nuovo Parlamento regionale. Alternativa per la Germania (AfD), guidata dal candidato di punta Ulrich Siegmund, è nettamente in testa nei sondaggi con oltre il 40% dei voti.
Tuttavia, non è ancora certo che questo basterà per ottenere la maggioranza assoluta. I portavoce federali dell’AfD, Tino Chrupalla e Alice Weidel, hanno quindi rilasciato la seguente dichiarazione in merito alla fase finale della campagna elettorale:
“Guardate la Sassonia-Anhalt! Perché lì è in gioco il futuro della Germania. L’AfD in Sassonia-Anhalt ha formulato un obiettivo chiaro per vincere le elezioni: far rispettare le leggi esistenti – ad esempio, in materia di immigrazione clandestina – e garantire che la Germania rimanga un luogo vivibile. Gli altri partiti non sono riusciti a correggere gli errori degli ultimi anni, ad esempio, in materia di transizione energetica e politica scolastica, e mostrano scarso interesse per un vero cambio di rotta”.
Di conseguenza, una maggioranza assoluta per Ulrich Siegmund e l’AfD è quasi l’unica possibilità di ribaltare la situazione. Crediamo fermamente che questa maggioranza assoluta sia possibile. Per garantire che tutto si svolga legalmente, chiediamo a tutti i democratici della Sassonia-Anhalt e degli Stati limitrofi di partecipare domenica in qualità di osservatori elettorali presso un seggio e durante lo spoglio dei voti.
Chiunque abbia contatti utili è invitato ad accompagnare persone anziane o con disabilità fisiche al seggio elettorale, per garantire loro di votare liberamente e segretamente.
Ci auguriamo che la fase finale della campagna elettorale, il giorno delle elezioni e il periodo successivo si svolgano pacificamente in Sassonia-Anhalt, a Berlino e in tutta la Germania. Desideriamo ringraziare in anticipo le forze dell’ordine per il servizio reso al nostro Paese e gli innumerevoli operatori e osservatori elettorali per il loro lavoro fondamentale a tutela della nostra democrazia.
Germania: cosa significherebbe concretamente un governo AfD in Sassonia-Anhalt?
Hans Pfeifer, giornalista di Deutsche Welle (DW), l’emittente pubblica tedesca, specializzato in estremismo di destra, in un lungo editoriale ha dichiarato che il partito Alternativa per la Germania (AfD) potrebbe portare cambiamenti radicali qualora riuscisse a formare un governo in Sassonia-Anhalt. Il partito di estrema destra, attualmente in netto vantaggio nei sondaggi, spera di formare un governo monocolore e di far sì che il suo candidato di punta, Ulrich Siegmund, diventi presidente del Land.
Nella sua bozza di programma di governo, afferma sempre Pfeifer, l’AfD ha promesso “deportazioni fin dal primo minuto!” se vincerà le elezioni in Sassonia-Anhalt. L’obiettivo dichiarato, secondo il programma elettorale del partito, è semplicemente quello di deportare il maggior numero possibile di immigrati senza permesso di soggiorno. Il partito ha inoltre promesso norme di asilo molto più severe a tutti i livelli: vuole un maggior numero di periodi di detenzione in attesa di espulsione, il lavoro obbligatorio per i richiedenti asilo e intende tagliare tutti i finanziamenti statali ai programmi di integrazione, che definisce una “industria dell’asilo”. Inoltre, si intende escludere dalla frequenza scolastica ordinaria i bambini e gli adolescenti che non possiedono un permesso di soggiorno permanente in Germania.
Come se non bastasse, all’interno del governo regionale verrà istituita una “Task Force per il rimpatrio”, con il compito di coordinare la politica statale in materia di asilo.
Non è ancora chiaro quante di queste misure un governo statale dell’AfD sarebbe legalmente in grado di attuare. La creazione di categorie speciali per i rifugiati potrebbe, ad esempio, costituire una violazione del diritto internazionale ed europeo.
La questione di chi può e chi non può essere espulso rientra nella giurisdizione del governo federale, non in quella del singolo Stato.
Politica anti-immigrazione
L’AfD si oppone all’immigrazione in Germania. Nel suo programma di governo, il partito auspica un “cambio di rotta radicale nella politica migratoria” e il suo obiettivo dichiarato è ridurre il numero di immigrati in Sassonia-Anhalt.
Tuttavia, la regione soffre da anni di una carenza di lavoratori qualificati, in particolare nel settore infermieristico e dell’assistenza agli anziani. Il piano dell’AfD per porre fine a questa carenza è quello di incoraggiare i tedeschi che vivono all’estero a tornare in patria.
A tal fine, l’AfD prevede di lanciare un “programma di rientro”, che include un “bonus di rientro” proposto per aiutare a trovare alloggio e posti negli asili nido per i bambini. Non è chiaro quanti rimpatriati l’AfD preveda e quanti fondi abbia stanziato per il “programma di rientro”.
La Germania guarda all’India per affrontare la carenza di manodopera qualificata.
La Sassonia-Anhalt è stata gravemente colpita dallo spopolamento per oltre 30 anni. Nessun altro Stato tedesco ha subito una contrazione demografica maggiore dalla riunificazione del 1990, passando da circa 2,9 milioni di abitanti a 2,1 milioni oggi.
Ricercatori economici come Reint Gropp, presidente dell’Istituto di ricerca economica di Halle, hanno avvertito che un governo AfD rischia di aggravare la carenza di lavoratori qualificati.
“I professionisti altamente qualificati, in particolare, hanno diverse opzioni”, ha dichiarato martedì al quotidiano Die Welt. “Se si sentono indesiderati o temono di incontrare ostilità, sceglieranno altre regioni.”
Riavvicinamento con la Russia
I 16 governi regionali non hanno praticamente alcuna autorità sulla politica estera e di difesa della Germania, sebbene possano influenzare i dibattiti politici tramite il Bundesrat, la Camera del Parlamento che rappresenta i Länder. In tale contesto, un presidente regionale dell’AfD avrebbe un peso politico considerevole.
Ad esempio, dall’inizio della guerra su vasta scala della Russia contro l’Ucraina nel 2022, la Germania ha in gran parte interrotto le importazioni di petrolio, ma il programma elettorale dell’AfD prevede un riavvicinamento con la Russia e la fine delle sanzioni.
La chiamata è in gran parte simbolica, dato che la Sassonia-Anhalt è soggetta a sanzioni federali, ma un presidente regionale dell’AfD potrebbe dare un nuovo tono al Bundesrat.
Minaccia dall’estrema destra: mai abbastanza tedeschi?
L’AfD intende inoltre ampliare l’insegnamento della lingua russa nelle scuole e, a tal fine, reclutare specificamente madrelingua russi.
Intanto, riguardo all’Ucraina, l’AfD adotta una linea più dura, chiedendo un’offensiva di rimpatrio per i rifugiati ucraini. Anche in questo caso, un governo statale non può espellere gli ucraini dalla Germania: tale compito è regolato dalla politica federale.
Istituire pattuglie cittadine
Particolarmente controversa è la proposta dell’AfD di istituire una sorta di forza di polizia ausiliaria. Secondo il programma dell’AfD per la Sassonia-Anhalt, la polizia regolare sarebbe “sopraffatta” dal compito di garantire la sicurezza: “Pertanto, istituiremo una pattuglia civica volontaria come terzo pilastro dell’architettura di sicurezza locale”.
Il giurista e criminologo Thomas Feltes, dell’Università della Ruhr di Bochum, mette in guardia contro questa idea. “È dovere della polizia scongiurare i pericoli e garantire la protezione del pubblico. Solo la polizia è autorizzata a usare la forza a tal fine”, ha scritto in un articolo per il sito Legal Tribune Online.
Cambiamento radicale nelle politiche sociali
Un principio cardine del programma di governo dell’AfD è la cosiddetta politica identitaria. Essa mira a promuovere un’immagine positiva della storia tedesca e sostiene una visione radicalmente diversa del passato del Paese. Il partito descrive il processo di elaborazione dei crimini commessi dai tedeschi durante l’era nazista come la “perpetuazione di un complesso di colpa” e intende modificare di conseguenza i programmi scolastici.
Ha inoltre dichiarato guerra alla diversità sociale: le bandiere arcobaleno, in quanto simboli di diversità, saranno bandite dalle scuole.
Rifiuta la celebre architettura Bauhaus, fiorita in Sassonia-Anhalt, considerandola “troppo globalista” e invoca una “politica culturale patriottica”.
A tal fine, l’AfD intende dirottare i finanziamenti destinati ai numerosi progetti pro-democrazia che ricevono fondi statali per il loro lavoro.
Nel suo programma, l’AfD ha respinto qualsiasi prosecuzione di tali pagamenti.
https://www.dw.com/en/what-would-an-afd-government-in-saxony-anhalt-really-mean/a-78869947
Ucraina: Steve Witkoff e Jared Kushner visiteranno Mosca e poi Kiev domenica – Discorso del Presidente, 4 settembre 2026
Oggi è stato chiaramente stabilito che nei prossimi giorni degli inviati statunitensi saranno in Ucraina e in Russia. Abbiamo i dettagli dal team del Presidente degli Stati Uniti. Abbiamo discusso oggi della visita di Steve Witkoff e Jared Kushner a Mosca e poi a Kiev domenica. Ci stiamo preparando per la visita. C’è stata una riunione con il nostro ampio team diplomatico, in particolare con coloro che lavorano con gli Stati Uniti. E, come abbiamo fatto durante le precedenti visite diplomatiche della parte americana, garantiremo il normale funzionamento dello spazio aereo russo in modo che i negoziatori possano arrivare in sicurezza. Ci preoccupiamo per loro, non per la Russia. Non ci saranno attacchi aerei da parte nostra e la Russia deve fare lo stesso, garantendo che non ci siano attacchi aerei da parte sua per il tempo necessario a tenere questi colloqui e a gestire le questioni logistiche relative a questa visita americana. Il nostro obiettivo è rendere la visita e i colloqui con la parte statunitense il più costruttivi e sostanziali possibile. Dobbiamo cercare opzioni concrete per far sì che questa guerra si avvii verso la fine. Vedremo quali proposte presenteranno Steve e Jared e quale risposta riceveranno a Mosca.
In secondo luogo, desidero ringraziare oggi i nostri partner in Medio Oriente e Nord Africa per la grande attenzione che dedicano alle problematiche di sicurezza alimentare causate dagli attacchi russi ai nostri porti. Le spedizioni di cibo via mare devono essere sicure, perché si tratta di una questione di stabilità sociale per decine di Paesi in tutto il mondo. Stiamo collaborando con chi può influenzare la situazione e offrire soluzioni diplomatiche concrete per prevenire una crisi alimentare, una crisi del costo della vita e, di conseguenza, disordini sociali. Stiamo preparando delle decisioni in merito e ringrazio in particolare il Presidente dell’Egitto per il suo impegno costruttivo. Oggi ho ricevuto un briefing dal Ministero degli Affari Esteri ucraino, con il quale ho discusso tutti i dettagli. Abbiamo parlato anche con la Turchia, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita in merito ai corridoi di esportazione e alla sicurezza alimentare. Ringrazio tutti coloro che possono fornire soluzioni concrete e dare sostanza alle nostre iniziative congiunte.
E un’ultima cosa. Ho approvato le proposte del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina e delle Forze Armate ucraine per le risposte agli attacchi che i russi stanno conducendo contro le nostre città. Oggi, purtroppo, c’è stato un attacco a Kiev. Dodici persone sono già rimaste ferite. Ci sono stati attacchi per tutto il giorno nella regione di Kiev, a Kharkiv, Sumy, Kherson, Odessa e in città delle regioni di Dnipro e Donetsk. I nostri soldati troveranno un modo per rispondere alla Russia per tutto questo e sceglieremo il momento giusto per farlo. Ringrazio tutti coloro che difendono l’Ucraina e il nostro popolo. Ringrazio tutti coloro che si assicurano che la Russia riceva risposte adeguate alla sua guerra assolutamente folle.
Ucraina: Budanov contro Poklad. La versione della causa del conflitto che ha portato il GUR e lo SBU a spararsi
Vi propongo alcuni stralci di un lungo studio effettuato dalla giornalista ucraina Iryna Romaliyska sugli scontri a fuoco tra elementi dello SBU e del GUR avvenuti a Kiev il 2 settembre 2026.
Leggiamo insieme questa analisi:
“Vorrei fare subito un’osservazione importante: sia il GUR, sia lo SBU, sia le forze speciali di entrambi – “Timur” e “Alpha” – conducono operazioni brillanti in guerra. In prima linea e dietro le linee nemiche. Sono militari che combattono per l’indipendenza dell’Ucraina.
Chiedo a tutti di non generalizzare. Perché le forze armate sono uno spaccato della nostra società ucraina. E spesso si possono fare cose brillanti con una mano, ma non altrettanto brillanti con l’altra.
Cercherò di raccontare questa storia confusa in ordine.
All’interno della struttura del GUR esiste una struttura speciale denominata “Timur”. Si tratta di un’organizzazione che comprende diverse altre unità, tra cui il “Corpo dei Volontari Russi” (RDK), composto interamente da russi. Il vicecomandante dell’RDK è Stepan Kaplunov.
Kaplunov, nato e cresciuto in Russia, ha fatto parte di un gruppo di estrema destra. Nel 2022, in un’intervista alla CNN, aveva dichiarato di aver combattuto in Siria come soldato delle forze speciali russe. Dal 2014 si è schierato con l’Ucraina. Ha militato in “Azov”, in “Settore Destro” e, dal 2023, nell’RDK. Ha riportato diverse gravi ferite in combattimento. Secondo molti, sta combattendo con grande impeto in questa guerra. In Ucraina gli è stata conferita l’onorificenza “Al Coraggio” di terza classe. In Russia è classificato come estremista e terrorista.
Il 23 agosto, Stepan Kaplunov è stato sequestrato e successivamente arrestato dagli uomini dello SBU.
Tre giorni dopo il suo arresto, il suo avvocato Taras Borovskyi ha dichiarato alla stampa: “Hanno rapito il mio cliente!”.
Nella notte tra l’1 e il 2 settembre, gli agenti dello SBU hanno portato Kaplunov a casa per perquisire l’appartamento. Sono presenti anche agenti del GUR. Scoppia uno scontro a fuoco che dura diverse ore. Si sentono spari in una zona residenziale di Kiev, prima di notte e poi al mattino. Entrambe le parti coinvolte nello scontro sono armate. Sul posto sono presenti i capi delle forze speciali “Timur” e “Alpha”, rappresentanti del GUR, dello SBU e dell’Ufficio investigativo statale.
Il 2 settembre, sia lo SBU che il GUR pubblicano simultaneamente brevi comunicati stampa in cui affermano di star conducendo congiuntamente un’operazione speciale per arrestare un militare reclutato dall’FSB (intelligence russa). L’operazione mira a sventare un attentato terroristico: si presume che un militare (Kaplunov) avrebbe pianificato l’uccisione di un oppositore russo, identificato nel capo del governo in esilio della Repubblica cecena di Ichkeria, Akhmed Zakayev.
Tuttavia, poco dopo, il comunicato stampa del GUR scompare e rimane solo quello dello SBU. Inoltre, lo SBU pubblica degli screenshot riguardanti incontri tra Kaplunov e un reclutatore russo e la sua video-confessione, in cui lo stesso Kaplunov afferma: “Sono stato contattato da una persona residente sul territorio della Federazione Russa che agiva per conto del Servizio di Sicurezza Federale, con l’obiettivo di reclutarmi per svolgere azioni concrete volte a eliminare combattenti delle Forze di Difesa ucraine e altre persone.”
Stranamente, Kaplunov viene successivamente rilasciato dallo stesso SBU.
Poco dopo, lo stesso Kaplunov rilascia un’intervista alla radio NV con Yulia Zabelina, in cui racconta di essere stato rapito, tenuto prigioniero, incatenato e minacciato per estorcergli la confessione di essere stato reclutato dalla Russia. Allo stesso tempo, Kaplunov ha dichiarato che era stato oggetto di contatti da parte russa, ma che aveva informato in merito il suo superiore diretto, Dmitry Ivanov.
Una successiva comunicazione dello SBU cambia nuovamente lo scenario.
Si afferma, infatti, che “Kaplunov, su istruzioni dell’FSB, avrebbe dovuto preparare un attentato contro uno dei leader dell’opposizione russa, che sarebbe dovuto arrivare in Ucraina in quel giorno, in occasione della Festa dell’Indipendenza. L’attentato avrebbe dovuto anche uccidere diversi militari. Lo SBU era intervenuto preventivamente, bloccando la preparazione del crimine. Considerato che il militare in questione ha ammesso di avere avuto contatti con l’FSB della Federazione Russa e di collaborare alle indagini, non è stata adottata alcuna misura preventiva nei suoi confronti. Mentre gli ufficiali dello SBU stavano conducendo urgenti indagini per raccogliere e registrare prove del reato in questione, si è creata una situazione di conflitto assolutamente inaccettabile, che ha portato alla sparatoria.”
L’Ufficio investigativo statale e la Procura generale stanno cercando di stabilire la verità. È già stato aperto un procedimento penale. Già sussistono due indagati.
Il primo sarebbe un dipendente dell’Ufficio investigativo statale, accusato di “abuso di potere o di autorità”, mentre il secondo sarebbe un militare del GUR accusato di “violazione della sfera privata di un pubblico ufficiale”.
Sussisterebbe anche un procedimento separato, relativo all’improvvisa scomparsa (questo è il termine usato dal Procuratore Generale Ruslan Kravchenko nel suo post) di Kaplunov.
Ricordiamo che il Presidente Volodymyr Zelenskyy aveva voluto commentare la vicenda, dichiarando: “È importante che venga fatta luce sull’episodio. Pertanto, i vertici di questi due organismi – SBU e GUR – saranno valutati in base ai risultati di un’indagine interna. Sono già state prese decisioni in merito al personale di entrambe le strutture. I vice capi saranno rimossi. È giusto così: entrambe le strutture sono ritenute responsabili.”
In altre parole, il Presidente afferma che saranno oggetto di valutazione sia il capo ad interim dello SBU, il generale Poklad, sia il capo del Servizio di Sicurezza dello Stato, il generale Oleg Ivashchenko. I loro vice sono già stati rimossi dall’incarico.
In tale contesto, si è appreso che esiste un conflitto di lunga data tra i servizi segreti. Esiste anche un conflitto personale tra Budanov e Poklad. Questo è diventato di dominio pubblico nel marzo 2022, quando il negoziatore ucraino Denis Kireev fu ucciso a bordo di un’auto dell’SBU. Lo SBU lo definì un traditore e una spia.
Ora lo scontro tra Budanov e Poklad si è intensificato.
Kyrylo Oleksiyovych, membro del team presidenziale, si era opposto alla nomina di Poklad a capo dello SBU. E Poklad, a sua volta, aveva cercato di estromettere gli uomini di Budanov dall’attuale Servizio di Sicurezza dello Stato.
Al momento è chiaro: in questa storia tutti hanno commesso degli errori. Resta da capire le reali motivazioni di Budanov e Poklad. La posizione dell’attuale Ministro della Difesa ucraino, Yevhen Khmara, è interessante, visto che è un ex membro dell’unità “Alpha” del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (SBU).
Molti interrogativi rimangono aperti riguardo all’operato di entrambi i servizi di intelligence.
C’è una grande domanda: vi rendete conto che conflitti del genere indeboliscono sia il GUR che lo SBU, indeboliscono il Presidente e, di conseguenza, indeboliscono lo Stato? Uno Stato che è in guerra con un nemico molto forte”.
Russia: osservazioni e risposte alle domande del Ministro degli Esteri Sergey Lavrov durante una conferenza e un programma formativo dedicati, organizzati dalla Società Znanie russa a margine dell’XI Forum Economico Orientale, Vladivostok, 3 settembre 2026
Nell’intervento di Lavrov, molto ampio, sono state trattate tematiche globali, Africa, Eurasia, Estremo Oriente ed Europa. Tuttavia, per comprensibili esigenze editoriali, vi propongo unicamente le risposte formulate dal ministro russo ai giornalisti.
L’intero intervento può essere letto nel link in descrizione.
Domanda: Grazie mille. Signor Lavrov, vorrei ringraziarla ancora una volta per essere qui con noi oggi.
Sergey Lavrov: Grazie.
Domanda: Permettetemi di porre la prima domanda, dopodiché daremo la parola al pubblico. Oggi la Russia sta sviluppando attivamente le relazioni con l’India e la Cina. Lei ne ha appena parlato. Potrebbe spiegarci come si concretizza questa cooperazione e quali sono attualmente i settori più importanti per noi?
Sergey Lavrov: Mi avevi già parlato di questa questione durante la preparazione di questo evento. Sai, le statistiche non sono qualcosa che si può memorizzare. Per questo ti ho chiesto una risposta scritta a questa domanda: semplicemente per avere una panoramica completa delle nostre relazioni con l’India e la Cina. Dovresti avere a disposizione il materiale pertinente.
Se parliamo di comunicazione in tempo reale, anziché limitarci a fornire dati statistici, allora, naturalmente, questi sono i nostri due principali partner. Abbiamo un rapporto di partenariato strategico e di cooperazione globale con la Cina. Il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping mantengono contatti regolari.
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Solo pochi giorni fa, si sono incontrati di nuovo – e ce ne sono stati molti, circa 50 in totale – a margine del vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) a Bishkek, dove hanno ribadito l’orientamento strategico verso un approfondimento globale del nostro partenariato e confermato che, per il quinto anno consecutivo, gli scambi commerciali hanno superato i 200 miliardi di dollari. La crescita degli scambi di quest’anno suggerisce che 250 miliardi di dollari non rappresentano affatto il limite.
Osserviamo tendenze simili anche nei nostri rapporti con l’India. Il nostro interscambio commerciale, che solo pochi anni fa si attestava poco sopra i 10 miliardi di dollari, si è ormai avvicinato con sicurezza alla soglia dei 60 miliardi di dollari. Questa tendenza al rialzo continua.
Abbiamo commissioni intergovernative sulla cooperazione commerciale ed economica sia con la Cina che con l’India. Con la Cina ne abbiamo ben cinque. Oltre a queste cinque commissioni settoriali, che si occupano di investimenti, commercio e relazioni sociali, esiste un meccanismo per incontri annuali tra i capi di governo, che ricevono rapporti da questi cinque organismi settoriali. Si tratta, quindi, di un sistema completo che copre praticamente tutti i settori della cooperazione e va ben oltre l’economia e gli investimenti.
Abbiamo numerosi progetti sia con la Cina che con l’India. Vorrei soffermarmi sull’energia nucleare. In Cina, oltre agli impianti già costruiti da Rosatom, sono in programma ulteriori capacità produttive. Processi simili sono in corso anche con l’India. Esistono piani specifici per la costruzione di nuove centrali nucleari sia in India che altrove. Il primo esempio è il Bangladesh, dove stiamo collaborando con i nostri amici indiani per la costruzione di una centrale nucleare. Questo argomento è stato discusso anche in recenti incontri con i nostri colleghi indiani. Un paio di settimane fa, il Ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar, che copresiede la commissione intergovernativa, ci ha fatto visita a Mosca. Ha copresieduto una riunione della commissione insieme al nostro Primo Vice Primo Ministro Denis Manturov. L’ho incontrato anch’io e abbiamo discusso di cooperazione in materia di politica estera.
Naturalmente, i contatti culturali ed educativi con i nostri amici cinesi e indiani sono di grande importanza: festival, le Stagioni Russe, il numero di studenti nelle nostre università – migliaia provengono sia dalla Cina che dall’India – ed eventi sportivi. Recentemente abbiamo partecipato ai Giochi del Futuro, che i nostri funzionari governativi chiamano “phygital”, ovvero una combinazione di competizione fisica e digitale. Una squadra gioca prima una partita di calcio virtuale e poi una di futsal con la stessa formazione, segnando gol con i piedi e di testa. Abbiamo ospitato i Giochi nel 2024 e nel 2025; la seconda edizione dei Giochi del Futuro si è svolta negli Emirati Arabi Uniti e quest’anno si terranno in Kazakistan. So che i nostri amici cinesi sono interessati a ospitare una delle future edizioni dei Giochi nel loro Paese.
Ci sono, quindi, molti progetti e non mi dilungherò ulteriormente sulla nostra cooperazione diplomatica. Sia la Cina che l’India condividono il nostro approccio in materia di politica estera e noi condividiamo il loro sulla stragrande maggioranza delle questioni all’ordine del giorno internazionale.
Vorrei concludere ricordando che Yevgeny Primakov, il mio illustre predecessore, ha lanciato nel 1998, quando è passato dalla carica di Ministro degli Esteri a quella di Primo Ministro, un formato denominato RIC (Russia, India, Cina). Da allora, questo gruppo di tre si è riunito regolarmente, sia a livello di ministri degli Esteri che a livello di ministeri settoriali che si occupano di aree pratiche di cooperazione: economia, commercio, investimenti, cultura e così via. C’è stata una pausa a seguito dello scoppio della pandemia di COVID-19, ma ora stiamo lavorando per ripristinare questo formato. Esso ha funzionato in modo abbastanza regolare e senza interruzioni dal 1998 in poi, fatta eccezione per questa pausa dovuta al COVID.
Questo gruppo, RIC, ha costituito il nucleo di quello che oggi è noto come BRICS. In seguito, il Brasile si è unito al trio, trasformando RIC in BRIC, e successivamente si è aggiunto il Sudafrica, che ha aggiunto la “S” per formare BRICS. Poi, quando il numero dei membri BRICS è raddoppiato, abbiamo deciso di non cambiare l’acronimo. BRICS suona come mattoni, il che è un bene. I mattoni sono un simbolo di creazione.
Il ruolo di questo trio, a prescindere da ciò che ne è derivato e da come sono nati i BRICS, rimane invariato. I nostri colleghi cinesi e indiani confermano di voler preservare questo formato trilaterale di cooperazione.
Ecco, in breve, tutto. Ma ripeto: avete a disposizione altro materiale.
Domanda: Sì, certo. L’abbiamo distribuito a tutti. Grazie mille.
Oggi la Russia parla di creare un nuovo sistema di sicurezza in Eurasia, al quale potranno partecipare tutti i Paesi del continente. Lei ha ripetutamente sottolineato che la NATO, l’UE e l’OSCE stanno diventando un ricordo del passato. Cosa significherà questo per la gente comune? Quando potremo constatarlo di persona e renderci conto che qualcosa è cambiato?
Sergey Lavrov: Se l’iniziativa lanciata dal presidente russo Vladimir Putin sulla sicurezza eurasiatica verrà attuata, darà alla gente comune un senso di calma, sicurezza e tranquillità. Permetterà loro di svolgere la propria vita quotidiana senza essere distratti dalla violenza o dal timore di diventare bersaglio delle politiche frenetiche dei Paesi occidentali, che cercano di punire chiunque e qualsiasi cosa semplicemente perché chi viene punito non obbedisce alle richieste occidentali. Lo stiamo vedendo, ad esempio, nel caso dell’Ucraina. La situazione ha raggiunto un livello di assurdità tale che quasi non so come parlarne.
Prendiamo l’ultimo esempio: a Lipsia, in Germania, un drone si è schiantato all’aeroporto e hanno concluso che assomigliava a droni usati dalla Federazione Russa, sebbene non possano confermarlo in modo definitivo. Sulla base di questa ipotesi, di questa supposizione, di questa congettura, hanno ufficialmente deciso di chiudere il nostro ultimo Consolato Generale rimasto a Bonn, così come la Casa Russa, il nostro centro culturale russo a Berlino, che è stato a lungo un simbolo delle nostre relazioni con la Germania del dopoguerra. Hanno deciso di chiudere queste istituzioni ed espellere le persone che vi lavoravano. Certo, hanno detto di “non avere fretta”, ma questi diplomatici e dipendenti del nostro centro culturale sono comunque tenuti ad andarsene.
Anche dal loro punto di vista, se cercano di mantenere relazioni ed esercitare influenza – e certamente lo fanno – allora loro, i tedeschi, hanno filiali del Goethe-Institut a Mosca, San Pietroburgo e Novosibirsk. Ovviamente, queste chiuderanno una volta chiuso il nostro centro culturale. Altrimenti, non avremmo rispetto per noi stessi.
In altre parole, stanno compiendo deliberatamente un passo (e non potevano non capirlo) che segna chiaramente la fine della loro presenza culturale nella Federazione Russa, una presenza che era sopravvissuta nonostante tutti gli sconvolgimenti nei nostri rapporti con l’Occidente a causa dell’Ucraina. Mi spiego perché. Credo che abbiano capito che avrebbero avuto meno, se non nessuna, opportunità diretta di interagire con la nostra popolazione attraverso le sedi del Goethe-Institut. Hanno fatto una scelta definitiva a favore dell’influenza sul nostro popolo non attraverso legami culturali e umanitari aperti e onesti, ma indottrinando i nostri “fuggitivi”, per
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usare la definizione del presidente bielorusso Alexander Lukashenko di coloro che hanno lasciato il suo Paese. Molti di loro sono già stati definiti agenti stranieri, ma mi riferisco in particolare a coloro che non sono fuggiti dalla Russia semplicemente perché non condividevano i nostri sforzi per difendere i russi in Ucraina dal regime nazista, ma che sono fuggiti per continuare le loro attività sovversive dall’estero.
Il fatto che i tedeschi abbiano deciso di intraprendere le misure che ho menzionato significa una sola cosa: invece di mantenere aperti i contatti per lo scambio culturale e di idee, hanno scelto di sostenere questi agenti di influenza in fuga. Proprio come i bielorussi all’estero creano governi provvisori in esilio, anche i nostri aggressivi emigrati stanno creando strutture simili. Hanno quindi deciso di esercitare la loro influenza attraverso queste strutture. Purtroppo, ciò dimostra ancora una volta (come ho già accennato in relazione alla dichiarazione di Friedrich Merz) che la Germania sta tentando di “sottomettere” tutti gli altri e di sopprimere qualsiasi tendenza a normali relazioni con la Russia che ancora esiste in alcuni Paesi dell’UE.
Pertanto, mi sembra che l’Unione Europea abbia ormai cessato di essere l’associazione economica a cui, circa 20 anni fa, tutti aspiravano ad aderire – per trarne vantaggi, ottenere sussidi dal bilancio centrale dell’UE (come avviene nei Paesi il cui livello di sviluppo è inferiore a quello dei fondatori dell’Unione Europea), assicurarsi sovvenzioni e godere di un’area unica senza restrizioni alla circolazione di persone, capitali e servizi. Indubbiamente, tutti questi fattori conferiscono dei vantaggi.
Tuttavia, prima di tutto, questi vantaggi si stanno ora gravemente erodendo. Basti osservare la crisi migratoria, che è sorta come diretta conseguenza di una politica non solo di porte aperte, ma di cancelli spalancati: “chiunque voglia, può entrare”. Forse, in un certo momento, questo rifletteva l’amore per l’umanità professato dall’Unione Europea. Ora, in diversi Paesi, tra cui Germania e Gran Bretagna (che un tempo era anch’essa membro dell’UE), la popolazione di origine immigrata sta diventando maggioritaria.
Osserviamo chi attualmente ricopre la carica di sindaco di Londra, di Glasgow in Scozia e i numerosi politici di diversi Paesi europei: anche loro, per così dire, sono “di origine non autoctona”. Forse non c’è nulla di particolarmente vergognoso in questo, se non per un problema cruciale: la predominanza dei nuovi arrivati sta rapidamente diventando una sfida per lo sviluppo interno e sta provocando il malcontento della popolazione autoctona, costretta a pagare le tasse per sostenere i nuovi cittadini.
Anche i cittadini ucraini rientrano in questa categoria: fin dall’inizio dell’operazione militare speciale, mentre fuggivano in massa dal loro Paese, hanno ricevuto sussidi e benefici nei Paesi dell’Unione Europea che, in diversi casi, superano di gran lunga le indennità di disoccupazione erogate in quegli stessi Stati ai propri cittadini. Ciò, a sua volta, provoca proteste e malcontento interni e svaluta i fondamenti economici dell’Unione Europea. Oltre a questo fattore oggettivo, vi sono anche numerose altre sfide economiche, non ultima quella relativa ai prezzi dell’energia.
La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen – che noi chiamiamo “Führer Ursula” – si sta adoperando per appropriarsi, a nome della Commissione europea, di quelle competenze e poteri che, per decisione dell’intera Unione Europea, non sono stati trasferiti a Bruxelles, ma rimangono di competenza dei governi nazionali. Questa tendenza si sta facendo sempre più marcata. Diversi anni fa, quando abbiamo avviato l’operazione militare speciale, in risposta alla domanda “cosa fare? I gasdotti Nord Stream e il gasdotto russo sono stati distrutti”, affermò che i loro elettori avrebbero sofferto a causa del considerevole aumento dei prezzi dell’energia, ma che erano obbligati a sopportarlo affinché il popolo ucraino potesse difendere i propri “valori europei”.
Nessuno le ha chiesto cosa fossero in realtà questi “valori europei”. Se il divieto legislativo della lingua russa nell’istruzione, nella cultura, nella vita quotidiana e nei media riflette i valori europei, allora l’Europa è libera di tornare al nazismo. Anche il divieto della Chiesa ortodossa ucraina canonica si allinea con i “valori europei”. Quando il presidente Vladimir Putin ed io abbiamo visitato l’Alaska poco più di un anno fa, il 15 agosto 2025, stava spiegando al presidente degli Stati Uniti Donald Trump cosa rappresentasse il regime nazista di Vladimir Zelensky. Quando menzionò il divieto della Chiesa ortodossa ucraina canonica, Donald Trump semplicemente non gli credette. Rimase letteralmente sbalordito e iniziò a chiedere al Segretario di Stato americano Marco Rubio, presente anche lui all’incontro, se fosse vero che una religione fosse stata bandita. Rubio rispose che sì, purtroppo, lo era. Il presidente degli Stati Uniti schioccò la lingua; ma nessun segnale (per inciso, questa è una piccola parentesi) è mai stato inviato al regime di Kiev da Washington, o da chiunque altro – assolutamente nessuno – nel senso che la lingua russa debba essere ripristinata, o che non si debbano creare ostacoli alla Chiesa canonica.
Ogni volta che solleviamo queste questioni con i nostri colleghi occidentali, compresi gli americani, e chiediamo come possano sostenere coloro che sono impegnati in attività palesemente razziste e naziste, ci rispondono che ci saranno negoziati e che tutte queste questioni saranno incluse nell’agenda. Questo è errato. Alcune questioni non possono essere subordinate a condizioni. I diritti alla lingua e alla religione sono tra queste.
L’articolo 1 della Carta delle Nazioni Unite promuove il rispetto dei diritti umani senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione. Inoltre, non solo la Carta delle Nazioni Unite, ma anche la Costituzione ucraina affermano che lo Stato garantisce i diritti dei russi e delle altre minoranze nazionali. Eppure, nessuno ne tiene conto. Sono state adottate numerose leggi in contraddizione con la Carta delle Nazioni Unite e la Costituzione, e tutti sostengono che ciò sia in piena conformità con i “valori europei”.
In altre parole, questa è quella che considero la posizione assolutamente aberrante e insostenibile dell’Occidente. Non è un caso che, quando si parla di Ucraina, tutto quel gruppo di individui europei (devo usare un eufemismo) non faccia altro che chiedere ulteriori sanzioni contro la Russia per “strangolarla”, infliggerle una “sconfitta strategica” e salvare Zelensky perché “gli ucraini muoiono per gli europei”. Se questa è l’ennesima ondata di rinascita del nazismo in Europa, che è l’unica conclusione a cui posso giungere, allora ci siamo cacciati in un bel pasticcio, purtroppo.
Cosa sta facendo l’Occidente adesso? Mi scuso per aver cambiato argomento e parlato dell’Ucraina, ma la questione è direttamente collegata alla NATO e all’Unione Europea. Il Presidente Putin ha espresso chiaramente la nostra posizione su una soluzione. Nel suo discorso al Ministero degli Esteri nel giugno 2024, ha elencato i compiti dell’operazione militare speciale: smilitarizzazione del regime, denazificazione dell’Ucraina e, naturalmente, la riunificazione con i nostri territori storici, che, per uno strano scherzo del destino e per le decisioni di Nikita Kruscev e dei suoi predecessori, furono incorporati nella Repubblica Socialista Sovietica Ucraina anziché nella Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa. Ciò fu fatto per diluire i sentimenti filo-occidentali delle regioni occidentali dell’Ucraina, incorporate nell’Unione Sovietica dopo la Seconda Guerra Mondiale, con le normali regioni russe.
Purtroppo, queste regioni filo-occidentali sono riuscite a impadronirsi dell’intera Ucraina, la repubblica che faceva parte dell’Unione Sovietica e che se ne è separata dopo il suo crollo. I neonazisti e i radicali ne hanno preso il controllo, a prescindere da chi si fosse candidato alle elezioni.
Donald Trump chiede di tenere conto della realtà sul campo. Noi consideriamo questa la differenza fondamentale rispetto alla posizione dell’Europa, che chiede il ritorno ai confini del 1991. Incredibile! Che ci apprezzino o meno, nessun politico realista direbbe che il problema ucraino si può risolvere tornando ai confini del 1991.
Direi che abbiamo riconosciuto l’Ucraina, ma lo abbiamo fatto sulla base della sua Dichiarazione di Indipendenza, che ancora oggi afferma che l’Ucraina sarà una potenza indipendente, neutrale, non allineata e denuclearizzata. Tutti questi principi sono stati cancellati.
Vladimir Zelensky si è lamentato pubblicamente del fatto che l’Ucraina abbia rinunciato alle armi nucleari all’epoca. Anche il non allineamento è stato dimenticato da tempo. Pretendono l’ammissione alla NATO.
Donald Trump ha affermato che bisognerebbe dimenticare la NATO, che è impossibile, che i russi hanno ripetuto mille volte al presidente Putin che ciò è inaccettabile. Ma i funzionari della NATO, incluso il Segretario Generale Mark Rutte, non si curano di ciò che dice il presidente americano. Sostengono che l’Ucraina sia un membro naturale della NATO, non ora, ma sicuramente in futuro.
In altre parole, i principi sulla base dei quali noi e tutti gli altri abbiamo riconosciuto l’indipendenza dell’Ucraina sono stati calpestati da tempo. Ciononostante, l’Occidente difende l’Ucraina come un Paese che sostiene i “valori europei”. Tornando alla sua domanda, è per questo che l’UE si è economicamente danneggiata da sola, rifiutando i fornitori di energia russi e facendo saltare in aria i gasdotti Nord Stream. Chiudere un occhio su questo attacco terroristico, che ha causato danni economici e finanziari colossali alla Germania, motore dello sviluppo europeo, e ad altri Paesi, non può che essere definito un’autoumiliazione.
Oggi pagano 800 euro per mille metri cubi di gas (ho controllato di recente il prezzo di mercato del GNL e del gasdotto). Acquistavano il nostro gas a un terzo di quella cifra, o addirittura meno, con contratti a lungo termine. Eppure continuano a dire che devono soffrire per l’Ucraina. Come può una persona di buon senso (tra tre giorni si terranno le elezioni regionali in Germania) votare per i leader che li esortano a soffrire, e non per un regime progressista che subisce ingiustamente discriminazioni, ma per un governo apertamente nazista come quello di Vladimir Zelensky?
In breve, l’UE sta dilapidando attivamente e di propria iniziativa i suoi vantaggi economici. Le imprese stanno fuggendo dall’Europa verso gli Stati Uniti, dove i prezzi dell’energia sono da tre a quattro volte inferiori perché gli americani sono persone intelligenti, a differenza dei loro alleati europei. E anche le tasse sono più basse. Il compito dell’amministrazione Trump è quello di dominare i mercati mondiali dell’energia e dell’industria, attirando imprese industriali straniere nel proprio Paese. L’Unione Europea sta perdendo i suoi vantaggi economici a causa di molti fattori, tra cui la mancanza di lungimiranza, se non la pura e semplice follia.
Alcuni Paesi – i nostri amici serbi, i nostri colleghi armeni – continuano, per inerzia, a dichiarare la loro intenzione di aderire all’Unione Europea. Sono fiducioso che questa “volontà” avrà presto fine.
Parallelamente, l’Unione Europea si è trasformata in un blocco militare apertamente aggressivo e anti-russo, un’alleata della NATO. A mio avviso, non durerà a lungo in questa veste. O, più precisamente, non manterrà la sua ragion d’essere originaria. Anche la NATO – come ho sottolineato nel mio intervento – è alla disperata ricerca di un pretesto per giustificare la propria sopravvivenza.
In seguito agli attacchi terroristici di New York del settembre 2001, l’Afghanistan divenne il fulcro dell’attenzione. Quella campagna si concluse ingloriosamente. Successivamente, si mise in moto un movimento per ravvivare i sentimenti russofobi, antisovietici e antirussi.
Non credo che questi sforzi dureranno a lungo, perché il tentativo di escogitare nuove giustificazioni per perpetuare il loro dominio – proiettando la loro influenza in questa regione, nel Sud-est e nel Nord-est asiatico sotto la bandiera del contenimento della Cina (dove la questione di Taiwan viene artificialmente amplificata) – semplicemente non può continuare indefinitamente. Inevitabilmente, si esaurirà.
Ancora una volta, gli elettori inizieranno a mettere in discussione le azioni dei loro leader. Dopotutto, le somme in gioco sono colossali quando la spesa militare viene aumentata (come già deciso) dal 2% al 5% del bilancio o del PIL. Naturalmente, ciò incide direttamente sul tenore di vita quotidiano di quei Paesi.
Contro queste costruzioni aggressive – concepite per imporre la propria visione del mondo agli altri – proponiamo quattro modelli universali, basati esclusivamente sul principio dell’accordo generale e del consenso. Ribadisco: raggiungere il consenso su tutte le questioni è certamente più arduo e richiede molto più tempo che acconsentire semplicemente, per così dire, con un “Sì, signore, generale”. Tuttavia, le decisioni prese per consenso sono infinitamente più solide di quelle imposte per imposizione, come avviene sia nell’Unione Europea che nella NATO.
Domanda: Grazie mille, signor Lavrov. Il pubblico non mi perdonerebbe se non dessimo loro la possibilità di porre una domanda. C’è già una moltitudine di mani alzate.
Sergey Lavrov: Io stesso non te lo perdonerei. Sono ansioso di ascoltare.
Domanda: Vivendo costantemente, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, in un ambiente così frenetico, come trovi il tempo per scrivere poesie? Ad esempio, so che hai composto l’inno dell’MGIMO, se non sbaglio. Come riesci a conciliare tutto questo, visto il tuo ritmo di lavoro incessante?
Sergey Lavrov: È difficile rispondere alla sua domanda. In definitiva, tutto viene da dentro. Qualcosa emerge nella mente e ci si sente spinti a metterlo per iscritto. A volte si tratta di un memorandum dedicato a qualche questione di politica estera. Ma siamo tutti umani.
Occasionalmente, anche in gioventù – dall’età di 16 anni – mi si formavano certe immagini che si prestavano alla rima, e da allora non ho mai smesso.
Sì, ho composto l’inno dell’MGIMO, sia il testo che la melodia. Pur non conoscendo la notazione musicale, l’ho semplicemente cantato e, successivamente, è stato eseguito. Ora viene suonato all’MGIMO ogni primo settembre. Questo è per me motivo di grande orgoglio, non ho motivo di nasconderlo.
Domanda: Lei si sforza di tenersi aggiornato sugli autori contemporanei, eppure ritorna sempre ai classici. Potrebbe suggerirle, o consigliarle, qual è il modo migliore per conoscere il mondo e l’essere umano che lo abita?
Sergey Lavrov: Questa è davvero una questione esistenziale. Ogni individuo è unico. Le brave persone si formano nelle circostanze e negli ambienti più disparati. Se si ha la consapevolezza di essere venuti al mondo per pura fortuna, che la vita è un dono di Dio, che gli altri in questo mondo sono proprio come noi – o, se si preferisce, eletti – che sono apparsi nel mondo e hanno ricevuto questo dono immenso, il dono della vita sulla Terra, e si comprende che tutti abbiamo gli stessi diritti, allora credo che questa sia già una base solida e sufficiente perché una persona diventi equilibrata e positiva.
Per quanto riguarda l’educazione, essa inizia in famiglia, fin dalla culla. I bambini, anche quando gattonano, percepiscono ciò che dicono i genitori e chi viene a trovarli (gli amici). Poi vengono l’asilo nido e la scuola.
Abbiamo condotto ampi dibattiti su come riformare e modernizzare i programmi educativi negli asili nido, nelle scuole e nelle università. Ci sono stati esperimenti che, in larga misura, rispecchiavano le nostre oscillazioni verso gli standard occidentali. Come se fosse ovvio che nulla potesse superare il Processo di Bologna. Ora, di fatto, stiamo tornando alle migliori tradizioni del sistema educativo sovietico.
Non lo idealizzo. Io stesso ho studiato (perché nasconderlo?) a tratti. In alcune feste durante gli ultimi anni di scuola, ci divertivamo a prendere in giro alcune tradizioni scolastiche sovietiche. Chi ha frequentato istituti scolastici in quegli anni capirà senza dubbio cosa intendo.
Eppure, credo che il nucleo del programma fosse assolutamente corretto ed essenziale per sviluppare in una persona la capacità di assimilare informazioni e arte e di trarre le proprie conclusioni, di discernere con cosa si è d’accordo e con cosa si è in disaccordo.
Sono sinceramente lieto che ora, nell’ambito delle riforme in corso dell’istruzione secondaria e superiore, stiamo tornando a questi principi e tradizioni, del tutto slegati dall’ideologia sovietica o da qualsiasi altra ideologia, che hanno dimostrato il loro valore duraturo.
Domanda: Signor Lavrov, potrebbe indicarmi il titolo di un libro e l’autore? Da dove si dovrebbe iniziare? Quale libro si dovrebbe leggere?
Sergey Lavrov: Vedete, ognuno ha le proprie preferenze. Non intendo sminuire nessuno degli autori della moltitudine di libri, romanzi, racconti e novelle brillanti.
I nostri classici – Anton Čechov, Fëdor Dostoevskij, Aleksandr Puškin e Nikolaj Gogol’ – sono presenti nel programma scolastico. Credo sia fondamentale, quantomeno, prendere sul serio il programma scolastico. Guidate i vostri figli in questo percorso e aiutateli a comprendere la letteratura, soprattutto quando alcune opere sembrano piuttosto difficili.
Prescrivere “leggete questo libro e non quello” – non posso farlo. Non voglio offendere nessuno, né sminuire la ricchezza della nostra letteratura e della nostra arte.
Domanda: Quando ti ascolto, mi chiedo dove si possa imparare a parlare come te. Quanti libri hai letto! Parli così bene che ho dimenticato le domande che volevo farti, perché è davvero interessante ascoltarti. Te lo dico in tutta sincerità, e sono sicuro che il pubblico sarà d’accordo con me, vero? Sono completamente onesto.
Sergey Lavrov: In realtà, devo ringraziare soprattutto mia madre per questo. Credo che le madri abbiano un ruolo determinante nel plasmarci come esseri umani.
Domanda: So che parlate inglese, francese e singalese. Quale lingua dovremmo studiare oggi?
Sergey Lavrov: Dipende. Molti studiano cinese adesso. I figli di molti miei amici si sono iscritti a corsi di cinese.
Quando mi iscrissi all’Università MGIMO, pensavo di parlare inglese fluentemente, cosa che fu confermata durante gli esami di ammissione. Ci chiesero quali lingue volessimo imparare. Dovevamo sceglierne due, una principale e una ausiliaria. Chiesi francese e arabo. Ma mi assegnarono a studiare inglese e singalese, lingua parlata solo sull’isola dello Sri Lanka. All’epoca si chiamava Ceylon.
Aveva una popolazione di 10 milioni di abitanti, e il 25% di essi parlava una lingua diversa, il tamil. In ogni caso, mi assegnarono a studiare inglese e scelsi il francese come terza lingua straniera.
Credo che l’inglese manterrà la sua influenza dominante nei contatti internazionali. Sì, è un retaggio dell’era coloniale, ma è anche un utile mezzo di comunicazione. L’inglese è lingua ufficiale in India, un Paese popolato da decine, se non centinaia, di gruppi etnici. Oltre all’hindi, vi si parlano moltissime altre lingue, quindi una lingua comune è assolutamente essenziale.
Il francese è un altro retaggio dell’era coloniale. Ma anche molti Paesi africani, composti da numerose tribù, necessitano di un mezzo di comunicazione unificante.
Ma il russo, che è una lingua di comunicazione interetnica nel nostro Paese e in molti altri (siamo stati di recente in Kirghizistan, dove il russo è lingua ufficiale), è una grande risorsa per il nostro Stato. Il nostro Paese e la nostra statualità hanno un retroterra imperiale, eppure i gruppi etnici che vivono nella Federazione Russa (e in passato nell’Unione Sovietica) non sono mai stati trattati come province coloniali.
Sapete cosa mi è appena venuto in mente? Spero che l’ex presidente degli Stati Uniti Joe Biden mi perdonerà. Quando incontrò il presidente Putin a Ginevra nel giugno 2021 – all’incontro parteciparono anche il Segretario di Stato Antony Blinken e il sottoscritto – aveva appunti e materiale di discussione davanti a sé, ma iniziò a parlare senza nemmeno guardarli.
Signor Presidente, disse, vorrei dire subito che gli Stati Uniti non sono contro la Russia. Gli Stati Uniti non sono migliori della Russia, e la Russia non è migliore degli Stati Uniti. Sono semplicemente diversi. Abbiamo alcune cose in comune nella nostra storia, come la lotta contro il nazismo (potrei dire qualcosa a riguardo più tardi), ma siamo diversi.
Ha affermato che gli americani sono una nazione di migranti, molti dei quali con un passato criminale, fuggiti dall’Europa e stabilitisi in America. La corsa all’oro. Gli indiani nelle loro riserve. Ma i russi, ha detto, sono una nazione che ha messo radici profonde nella terra in cui si trova ora e ha esteso la propria statualità ai territori limitrofi.
Ha affermato che i migranti sono arrivati in America da tutto il mondo, compresi gli schiavi provenienti dall’Africa, ai quali, a un certo punto, è stata concessa la cittadinanza e l’indipendenza. Persone provenienti da diversi Paesi e continenti, ha detto, sono state gettate in quel “crogiolo”, dove sono state “fuse” e da cui sono emerse con la scritta “diritti umani” impressa sulla fronte.
Ha poi aggiunto che l’Impero russo è nato estendendo la sua influenza sui territori limitrofi. E noi non abbiamo gettato altre nazioni in “crogioli”. Abbiamo preservato le loro lingue, culture, tradizioni e religioni. È così che è nato il nostro popolo multietnico.
Joe Biden ha poi affermato che si tratta di un grande risultato in termini di preservazione della cultura e dell’identità, ma è estremamente difficile governare uno Stato così multiforme e mantenerlo unito, soprattutto considerando che la Russia è una potenza nucleare.
Pertanto, Joe Biden ha dichiarato: “Auguro buona salute al presidente Putin, perché è un uomo in grado di farlo”. Ha inoltre chiarito di non volere che accada nulla di negativo che possa destabilizzare la Russia, contrariamente a quanto sostengono alcuni.
Questo è ciò che ha detto. Ha parlato senza appunti. Penso che sia un politico esperto. Ci sono tante cose per cui si potrebbe criticarlo. Ma sapeva e capiva, almeno alla fine della sua carriera, l’importanza di rispettare gli interessi della Russia. Penso che abbia ragione.
Sapete, sono tra i primi cinque candidati del partito Russia Unita. Con l’avvicinarsi del giorno delle elezioni, assistiamo a frenetici tentativi di minare la nostra società. Ne siamo consapevoli e l’Occidente non ne fa mistero. Oltre alle associazioni di emigrati russi fuggiti in Occidente, che hanno deciso di unirsi ad attività politiche anti-russe, sono stati compiuti tentativi di orchestrare varie provocazioni attraverso diplomatici occidentali in Russia. Ne siamo consapevoli. I nostri servizi segreti stanno lavorando a questo.
Loro [l’Occidente] non risparmiano alcuno sforzo per fomentare il malcontento pubblico. Ne sono pienamente consapevole. Sono in contatto con moltissime persone, non solo con i miei colleghi ufficiali, ma anche con i miei amici e anche con voi, in questo preciso istante.
Tra i metodi utilizzati per minare la nostra stabilità, l’Occidente sta apertamente incoraggiando gli atti terroristici del regime di Kiev. Nel luglio di quest’anno, a margine del vertice NATO in Turchia, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che gli Stati Uniti comprendevano l’importanza degli attacchi in profondità nel territorio russo, perché, ha affermato, avvicinavano la Russia al tavolo dei negoziati. L’ho incontrato un mese dopo quella dichiarazione, a margine degli eventi ASEAN nelle Filippine, e gli ho chiesto come potessero incoraggiare il terrorismo in modo così aperto. La sua risposta è stata che volevano che i negoziati iniziassero prima.
Ma i negoziati sono, in realtà, iniziati un anno fa, in Alaska. E si sono conclusi con le proposte avanzate dagli americani… Abbiamo sempre notato le differenze di prospettiva tra il presidente Donald Trump e la sua amministrazione e le loro controparti europee. Gli europei continuano a insistere sul fatto che la Russia sia l’aggressore e che debba essere privata dei territori recentemente annessi. Gli americani, al contrario (non appena Donald Trump è tornato alla Casa Bianca), hanno basato le loro iniziative sulla realtà sul campo. Ho già menzionato che Donald Trump, anche quando si candidava per un secondo mandato, aveva categoricamente escluso l’adesione dell’Ucraina alla NATO.
Per noi, tuttavia, la realtà sul campo non si limita ai territori, come sostiene l’Europa. Per noi, la realtà non si riduce alla semplice presenza delle nostre truppe a difesa della scelta espressa dal popolo tramite referendum. Per noi, la realtà è la scelta stessa del popolo, sancita dalla nostra Costituzione.
Prima dell’incontro in Alaska, ci furono presentate delle proposte. Il presidente Vladimir Putin si recò poi in Alaska, incontrò il presidente Donald Trump e disse di accettare le proposte americane. Non è forse questo un’intesa? Non è forse questo un accordo? In Russia, questa è la nostra consuetudine da tempo immemorabile: una stretta di mano e la parola data. Questo è tutto: un accordo. E la NATO promise a Mikhail Gorbaciov che l’alleanza non si sarebbe espansa verso est. Quando l’espansione iniziò, ricordammo loro quella promessa. Ma loro dissero che le promesse erano state fatte verbalmente, non per iscritto. Poi, nel 1999, al vertice dell’OSCE, lo misero “per iscritto”: la sicurezza è indivisibile, nessun Paese può rafforzare la propria sicurezza a spese di un altro, nessuna entità in tutto questo spazio può rivendicare il dominio. Fu messo per iscritto al più alto livello, firmato. Eppure, l’espansione continua.
Abbiamo detto: va bene, avete dato la vostra parola al Presidente Gorbaciov a parole. Ma qui avete firmato. Loro hanno risposto che si trattava di una dichiarazione politica, non di un documento legalmente vincolante. Per noi, fa parte del nostro carattere nazionale: ci stringiamo la mano e questo è un accordo. Sacro. Mentre, per loro, tutto può essere cancellato.
L’incidente del drone precipitato a Lipsia è già stato menzionato. I tedeschi affermano che si trattava di un drone russo. Non si prendono nemmeno la briga di pensarci due volte.
Non riusciamo ancora a ottenere una risposta chiara a numerosi casi che sono stati usati come pretesto per nuove campagne anti-Russia e nuove sanzioni.
Ad esempio, non siamo ancora riusciti a ottenere i risultati dei test effettuati su Alexey Navalny presso l’ospedale della Bundeswehr nell’autunno del 2020. Quando si è sentito male a Omsk, è stato immediatamente trasportato in aereo in Germania da un’équipe medica tedesca. Abbiamo derogato a tutti i protocolli normalmente previsti in situazioni simili, solo per dargli, a loro avviso, la possibilità di salvarsi la vita. Lo hanno portato in Germania. I test effettuati dalla clinica civile non hanno rivelato nulla. Ma l’ospedale della Bundeswehr avrebbe trovato tracce di Novichok, un agente chimico. Abbiamo richiesto i risultati di quei test, una richiesta naturale, visto che eravamo sotto accusa. Ci hanno detto che i risultati sarebbero stati consegnati all’OPCW. Ora, sostengono, sono di loro proprietà. Abbiamo contattato tale organizzazione, di cui siamo membri fondatori, e abbiamo chiesto al Direttore Generale di mostrarci i risultati. Si è rifiutato, citando le istruzioni dei tedeschi di non mostrarli a nessuno. Stiamo ancora aspettando quei risultati.
Infine, una questione che ho già posto con grande urgenza ai miei contatti, anche all’ONU. Nell’aprile del 2022, durante i negoziati a Istanbul, gli ucraini hanno presentato un documento che abbiamo accettato come base per un accordo volto a porre fine al conflitto. Il presidente russo Vladimir Putin ha menzionato ripetutamente questo documento. Abbiamo siglato il documento proposto dagli ucraini. In seguito, l’allora primo ministro britannico Boris Johnson e altre personalità occidentali hanno proibito agli ucraini di firmarlo, dicendo loro di continuare a combattere.
Mentre questo processo era in corso a Istanbul e si stava valutando un possibile accordo, è stato improvvisamente annunciato il ritrovamento di decine di corpi, presumibilmente torturati dalle truppe russe, nel sobborgo di Bucha, vicino a Kiev.
Contemporaneamente, proprio in quei giorni, mentre si discuteva degli accordi di Istanbul, il presidente francese Emmanuel Macron ha telefonato al presidente russo Vladimir Putin, dicendo che il processo stava procedendo bene e che c’era la possibilità di raggiungere una soluzione. Ha chiesto di fare un gesto di buona volontà e di ritirare le truppe da Kiev. Ci siamo ritirati, anche da Bucha.
Il sindaco di questa città è apparso su tutti gli schermi televisivi, dichiarando che gli ucraini avevano ripreso il controllo di Bucha e ora vi si trovavano. Passarono altri due giorni. Improvvisamente, i corrispondenti della BBC trasmisero un servizio da Bucha che mostrava cadaveri ordinatamente disposti lungo la strada principale, su entrambi i lati della carreggiata. Tutti avevano le mani legate, tutti indossavano abiti puliti, nonostante la sporcizia ovunque. E poi dissero che era opera dei russi, che avevano scoperto atrocità, e così via. Venne imposto un nuovo pacchetto di sanzioni. A differenza di altre storie simili, non ci furono segnali da parte dei parenti. Di solito, i parenti si fanno avanti e chiedono… ma non accadde assolutamente nulla.
Abbiamo chiesto all’ONU di aiutarci a ottenere un elenco delle persone i cui corpi erano stati mostrati dalla BBC. Presto saranno passati cinque anni da quando abbiamo fatto la prima richiesta. Con grande vergogna per l’ONU, il Segretario Generale Antonio Guterres risponde che hanno indagato su qualcosa e che hanno delle informazioni, ma che sono in qualche modo riservate perché i familiari non
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vogliono che vengano divulgate… Noi chiediamo: dove sono i familiari? Di solito, sono proprio i familiari le voci più forti che chiedono giustizia.
Non lasceremo cadere questa questione, soprattutto perché gli europei continuano a visitare l’Ucraina. Tra l’altro, non capisco perché permettiamo loro di dedicarsi a questo tipo di turismo politico. Quando vengono, i rappresentanti del regime di Kiev li portano sempre a Bucha. Lì, rendono omaggio a queste cosiddette vittime.
Tra una o due settimane andrò a New York per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e solleverò nuovamente la questione con Antonio Guterres. Inoltre, in occasione di ogni sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, affronto questo tema durante le mie conferenze stampa.
Esiste anche l’Associazione dei corrispondenti delle Nazioni Unite, che riunisce circa 70 rappresentanti di diverse testate giornalistiche. Mi sono già rivolto a loro, ricordando che esiste un principio di orgoglio giornalistico: si vuole sempre condurre inchieste, che ci sia una ragione valida o meno. Prendiamo, ad esempio, il caso Bucha. Hanno mostrato decine di cadaveri. L’episodio ha avuto risonanza. La BBC lo ha trasmesso in tutto il mondo. Sono state imposte sanzioni, le ostilità da parte dell’Ucraina si sono intensificate, il regime di Kiev ha ricevuto armi, con conseguenze che si fanno sentire ancora oggi. Dov’è finito il vostro orgoglio giornalistico e professionale? A differenza di altre storie, su questa regna un silenzio tombale. Chiaramente, dietro a tutto questo c’è una ragione.
Domanda: Signor Lavrov, dobbiamo lasciarla andare, anche se non vorremmo affatto. Siamo sempre lieti di averla con noi. La invitiamo a tenere una conferenza presso la sala conferenze della Società Znanie. Lei è un oratore straordinario. La ringraziamo di cuore.
Sergey Lavrov: In conclusione, vorrei dire quello che considero più importante. Si tratta delle atrocità commesse dal regime di Kiev, compresi gli attacchi a mercati, raffinerie di petrolio e altre infrastrutture che forniscono servizi essenziali e rendono possibile la vita quotidiana della società e dei cittadini comuni. È questo che cercano di distruggere. L’altro ieri, se non sbaglio, Vladimir Zelensky ha affermato che l’aviazione civile in Russia dovrebbe cessare di operare perché non ha posto nelle aree in cui volano i droni da combattimento ucraini. Mi asterrò dal definire questa persona. Ma l’aspettativa che la società si destabilizzi e si sollevi in segno di protesta viene apertamente dichiarata.
Ho citato il Segretario di Stato americano Marco Rubio, il quale ha affermato che agli ucraini dovrebbe essere consentito di utilizzare le loro armi a lungo raggio per colpire in profondità nel territorio russo, il che renderebbe la Russia più conciliante al tavolo delle trattative. Noi ci siamo mostrati concilianti nei negoziati. Abbiamo accettato quanto proposto in Alaska. Sono stati gli americani a fare marcia indietro rispetto alla propria proposta.
Ma cosa vuole l’Occidente? Non si parla più così spesso di infliggere una “sconfitta strategica” alla Russia come un tempo. Ora, invece, si afferma che i combattimenti lungo la linea di contatto devono cessare immediatamente per salvare vite umane. E poi – come dichiarano apertamente – l’Occidente, la NATO e l’Unione Europea invieranno “forze di stabilizzazione” nel restante territorio ucraino e garantiranno la sicurezza dell’Ucraina nella sua nuova configurazione, rifiutandosi, al contempo, di riconoscere che i russi hanno conquistato il Donbass, la Novorossiya e la Crimea.
Questo significa una sola cosa. Vogliono preservare e perpetuare il regime nazista che ha bandito la lingua russa in ogni ambito della vita pubblica. Permettetemi di notare, di passaggio, che non esiste un solo Paese in cui una lingua sia vietata, tanto meno una delle lingue ufficiali delle Nazioni Unite. In Israele si possono parlare arabo e farsi; in Iran e in tutti i Paesi arabi si può parlare ebraico. Lingue diverse possono essere parlate ovunque. Ma qui, semplicemente, non è così. Vogliono perpetuare questo regime nazista anti-russo.
Non è un caso che la denazificazione e la smilitarizzazione siano tra gli obiettivi prefissati dal presidente Vladimir Putin. Eppure, si vuole preservare indefinitamente questa fonte di tensione.
Questo è inaccettabile in termini pratici perché creerebbe una minaccia NATO diretta e tangibile ai nostri confini. Stanno già dicendo che l’Ucraina non sarà ammessa nell’alleanza, ma che le saranno garantite le stesse tutele di sicurezza dei membri NATO. Quindi, vogliono congelare il conflitto anziché risolverlo, mantenendo, al contempo, la minaccia ai nostri confini.
C’è anche un’altra dimensione, non materiale, in questa questione. Se dovessimo accettare tutto ciò con la motivazione che il nostro popolo desidera una vita più agiata – acconsentendo a che questo regime rimanga al potere, cessando le ostilità e dando di fatto il via libera alla rinascita del nazismo in senso letterale, sotto forma di uno Stato quasi-statale totalmente dipendente dall’Occidente e apertamente fedele all’ideologia nazista – tradiremmo i nostri antenati che sconfissero il nazismo nel 1945.
Non credo che il nostro popolo sia preparato a questo. Come nazione, siamo abituati a sacrificare le comodità materiali per preservare la memoria e l’eredità tramandateci dagli eroi nel corso dei secoli di storia dello Stato russo.
https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2137977/
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Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.
È autore di cinque saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita” (2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole” (2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; “Un altro mondo” (2025) e “Ultimo Miglio” (2026), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.
Articolo di Stefano Silvio Dragani




