Trentino Alto Adige/Suedtirol

L’Alto Adige verso il taglio di 35 portalettere – Cronaca



BOLZANO. Lo scenario di Poste italiane sta cambiando anche in Alto Adige. La società punta a diventare leader anche nella consegna dei pacchi (vendite online). L’ultimo accordo porta – infatti – al taglio di 35 portalettere in tutta la provincia per potenziare il recapito pacchi. «Sconteremo inevitabili disagi nella consegna perché chi resta dovrà lavorare di più, coprire aree sempre più vaste e saranno guai».

Antonella Longo, segreteria provinciale Failp Cisal Bolzano, dice che nei giorni scorsi c’è stato un incontro tra l’azienda e le due organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative del settore. «Slp/Cisl e noi. Dopo quattro ore di confronto abbiamo detto no all’intesa, passata con l’ok della Cisl. L’azienda non si fermerà ma neanche noi ci arrenderemo. Che prosegua pure nella sua corsa al massacro, ma ormai è palese, è sotto gli occhi di tutti, come almeno in Alto Adige Slp-Cisl sia l’azienda stessa. Noi, se entro la settimana prossima non riceveremo un assenso di tregua, attiveremo la procedura di raffreddamento, alla quale seguirà la proclamazione dello sciopero».

Convenzione scade a dicembre

Da vedere, se la consegna della corrispondenza ne soffrirà, come si muoverà il presidente Arno Kompatscher che di recente ha parlato chiaro: «Non firmo nulla senza precise garanzie di recapito puntuale sei giorni su sette». Al centro la convenzione con Poste italiane da 7 milioni l’anno, rinnovata nel 2023, che scade a dicembre e che rischia di non essere confermata.

Sempre meno portalettere

Ma cosa c’è scritto nel documento? «Il taglio di 35 portalettere in tutto l’Alto Adige per potenziare il recapito pacchi. In pianta organica dovremmo avere 410 postini, ne abbiamo sulla carta 384, solo 330 gli effettivi. É chiaro a tutti che in queste condizioni il recapito diventa complicato e rischiamo di allargare l’emergenza vissuta a Bolzano poche settimane fa».

Vicini a una nuova emergenza
Emergenza nel recapito posta – che ha pesato molto su Bolzano, costringendo il sindaco Claudio Corrarati ad intervenire con una lettera di sollecito girata alla direzione provinciale – che sembra essere comunque risolta. «Attenzione – riprende Longo – abbiamo smaltito l’arretrato ma adesso rischiamo un nuovo blocco che con la riduzione dei postini rischia di ampliarsi a tutta la provincia. Sempre ricordando che dopo il taglio di 35 zone aumenterà il numero delle raccomandate non consegnate. Si registrerà un aggravio di lavoro per la sportelleria, con relative code, altro che qualità di servizio. Oggi il cliente per ritirare una raccomandata sconta, senza appuntamento, tempi lunghi».

Italia consegnati 89 milioni di pacchi, in 3 mesi +14,6%

Ma dalla scelta di potenziare la rete dedicata ai pacchi non si torna indietro. Le Poste hanno consegnato in tutta la penisola la cifra record di 89 milioni di pacchi nei primi tre mesi del 2026, facendo segnare una crescita del 14,6% rispetto allo stesso periodo del 2025.Continua ad aumentare – e sono dati dell’azienda stessa – anche il numero delle consegne effettuate dai portalettere: 38 milioni, +21,9% rispetto allo scorso anno, confermando una strategia precisa in linea con quanto previsto dal piano The connecting platform con l’obiettivo di raggiungere entro il 2028 i due terzi del volume totale, anche grazie all’introduzione della nuova rete corriere a gestione diretta.

Chiusura 3 sale portalettere, accorpamenti e riclassificazioni

«È quello che si sta per fare anche da noi – dice Longo – con ricadute pesanti. Se aumenti da una parte e non assumi devi tagliare dall’altra. Già prevista – infatti – la chiusura di tre sale portalettere con nuovi accorpamenti. Nova Ponente sarà accorpata a Bolzano. Nalles a Merano, Cortaccia a Ora. E si va verso una riclassificazione di Vipiteno che dipenderà da Bressanone».

Problemi anche agli sportelli.
«Oggi in Alto Adige le Poste si strutturano in 131 uffici, 4 a doppio turno (Bolzano 5, Bolzano centro, Bressanone e Brunico), 70 razionalizzati (aperti mediamente solo 3 volte alla settimana) e 57 aperti tutti i giorni. L’organigramma – riprende la sindacalista – prevede un contingente minimo di 208 sportellisti e mezzo, un contingente massimo di 217 unità e mezzo. Pochi. L’azienda ha tardato immotivatamente ad occuparsi del turn over. Gli assunti grazie agli ultimi concorsi pubblici per titoli ed esami (1985, 1987 e 1988) sono ormai in pensione o quasi. Chi li ha succeduti difficilmente è rimasto. Oggi il dipendente è assoggettato ad un contratto di natura privatistica (fermo restando che la tutela della salute del lavoratore di Poste sia oltremodo salvaguardata), ma non siamo né carne né pesce. Lo stipendio è rimasto quello dello statale, i doveri quelli dei privati. Siamo stati trasformati in una rete di vendita. Questo non sarebbe nulla, se a tutt’oggi ci sentissimo tutelati e spalleggiati da un’ex direzione, oggi filiale di Bolzano, forte, coesa, compatta, attenta ai bisogni dei propri collaboratori, ricordiamo che il personale per ogni azienda rappresenta il proprio capitale, ma registriamo da anni una carenza strutturale di oltre il 20%, mancano allo stato attuale oltre 40 impiegati in ambito provinciale)».

Lavorare alle Poste oggi è meno appetibile di un tempo? «Certo. La mancanza di personale, si potrebbe almeno in parte sopperire, restituendo titolarità di ruolo al direttore di filiale e soprattutto competenze, tra cui l’assunzione diretta di tutto il personale (sportelleria e recapito), a maggior ragione della gestione di tutto il personale, ancora dell’organizzazione della sportelleria (già presente), ma anche del recapito (oggi dislocata tra Verona e Mestre)». Va anche detto che Poste sconta troppe assenze. «Purtroppo anche questo è vero», chiude Longo. E non è certo colpa della società.




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