Lazio

l’allarme di Meliadò per l’Anno Giudiziario 2026

Un distretto giudiziario sotto assedio, schiacciato da numeri che raccontano meglio di qualsiasi slogan la fatica quotidiana dello Stato nel tenere il passo con una criminalità sempre più rapida, organizzata e tecnologica.

È questo il quadro che emerge dalla relazione annuale presentata dalla presidente della Corte d’Appello di Roma, Giuseppe Meliadò, una fotografia impietosa di un sistema che, pur reggendo, appare “fragile e vulnerabile”.

I dati parlano chiaro. Nel solo ultimo anno l’ufficio GIP-GUP di Roma ha ricevuto 254 procedimenti per criminalità organizzata, praticamente uno al giorno.

Parallelamente, la Direzione Distrettuale Antimafia ha aperto 406 nuovi fascicoli, confermando come l’infiltrazione mafiosa continui ad allargarsi, in particolare nel basso Lazio, con modalità sempre più sofisticate.

Ma a mettere in crisi l’equilibrio del Tribunale è anche l’emergenza legata al “Codice Rosso”. I procedimenti per violenza di genere rappresentano ormai oltre il 30% dei processi collegiali.

Un dato così elevato da costringere la Corte d’Appello a una redistribuzione straordinaria dei fascicoli tra le sezioni, nel tentativo di evitare ulteriori rallentamenti.

E poi c’è il fronte dei reati digitali. Le frodi online crescono a ritmo sostenuto, insieme all’uso distorto dell’Intelligenza Artificiale.

I deep fake, in particolare, vengono indicati come i “reati del futuro”, capaci di colpire reputazioni, patrimoni e sicurezza con una rapidità che mette a dura prova gli strumenti investigativi tradizionali.

Sul versante della sicurezza pubblica, il procuratore generale Giuseppe Amato ha sottolineato l’impegno massiccio su terrorismo e ordine pubblico, con 827 procedimenti aperti.

Ma è il dato sui minori a destare la maggiore preoccupazione. Il giudice Nico Gizzi ha segnalato un aumento del 45,52% delle custodie negli Istituti Penali per Minorenni.

Un’impennata che riflette un disagio sociale profondo, aggravato — secondo i magistrati — dall’assenza di risposte adeguate del sistema sanitario pubblico per la presa in carico delle patologie psichiche tra i giovani.

Il rischio, avverte Meliadò, è che senza un rafforzamento strutturale della magistratura la certezza della pena resti solo un principio astratto. Il pericolo concreto è quello della prescrizione, con procedimenti destinati a spegnersi sotto il peso dei ritardi.

«Le cortiha concluso appaiono esposte alle censure di un senso comune che le descrive come una minaccia, mentre in realtà operano in condizioni di estrema vulnerabilità».

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