L’affondo di Maura Chessa: se le imprese pagano troppo per energia e trasporti, le produzioni lasceranno la Sardegna centrale
La recente deliberazione approvata dal Consiglio comunale di Nuoro sulla revisione della disciplina europea dell’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari rappresenta un passo cruciale a tutela delle produzioni nazionali e dei consumatori. Il provvedimento ha incassato anche il voto favorevole della consigliera comunale Maura Chessa, convinta che la salvaguardia dell’identità produttiva sia un valore imprescindibile. Tuttavia, secondo l’esponente dell’aula di Nuoro, questa iniziativa deve essere solo l’inizio di una riflessione ben più profonda sulla reale competitività della Sardegna centrale.
Il tema, d’altronde, è stato sollevato con forza anche durante l’Assemblea di Confindustria Sardegna Centrale dagli interventi di Giampiero Pittorra e Angelo Rojch: la competitività non è un fattore legato esclusivamente alla qualità delle singole aziende, ma all’attrattività complessiva dei territori. Cambiare le regole sull’origine dei prodotti serve a poco se poi gli imprenditori devono fare i conti con costi energetici insostenibili, infrastrutture e collegamenti carenti, lungaggini burocratiche e un mercato del lavoro indebolito dallo spopolamento. In uno scenario simile, il rischio concreto è che le produzioni abbandonino progressivamente le aree interne.
In questa partita, la ZES Unica si profila come il potenziale motore di una nuova politica industriale, a patto che venga supportata da una sinergia tra istituzioni, imprese, Università, ITS e mondo della ricerca. Il vero banco di prova per Nuoro sarà l’area di Pratosardo, che deve trasformarsi in un laboratorio strategico dove sia realmente conveniente investire, produrre e generare occupazione qualificata. Il Made in Italy non si difende semplicemente apponendo un’etichetta, ma garantendo le condizioni affinché le aziende decidano di non andarsene
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