Società

La violenza sulle donne si combatte anche con la formazione del personale medico

Pamela Genini aveva un referto medico dal quale le violenze subite da colui che, in un secondo momento, l’avrebbe uccisa, erano evidenti, e supportate anche da dichiarazioni della ragazza che sosteneva di sentirsi in pericolo di vita. Eppure tutto ciò non è bastato a salvarla.

Ogni anno sono migliaia le donne che si recano nei Pronto Soccorsi di tutta Italia per lesioni o contusioni causate da partner o ex partner – nel 2023 16.947 secondo l’Istat, +17,3% rispetto al 2022 – ma non sempre il personale medico è preparato ad accoglierle e a individuare tempestivamente cosa sta accadendo.

Per fare in modo che nessuno si fermi più di fronte a una caduta dalle scale che caduta non era, la Commissione Pari Opportunità di Siot, Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, ha lanciato una campagna nazionale e un corso di formazione per ortopedici e traumatologi, volti a renderli in grado di riconoscere i segni della violenza domestica tra chi arriva al Pronto Soccorso, spesso donne ma anche bambini e anziani.

«Ogni anno, in Italia, si registrano casi di traumi e lesioni di natura apparentemente accidentale: il 30% di essi però è causato da violenza – spiega Erika Maria Viola, Coordinatrice Commissione Pari opportunità SIOT e Direttore UOC Ortopedia e Traumatologia, ASST Cremona, Ospedale di Cremona. – La violenza domestica, e in particolare la IPV, Intimate Partner Violence, include comportamenti controllanti, coercitivi, minacciosi, fisici, psicologici, sessuali o economici all’interno di una relazione. Episodi che, se non riconosciuti, possono ripetersi e aggravarsi, fino a conseguenze drammatiche».

Non tutte le donne che subiscono abusi finiscono in ospedale, ma quando ciò avviene è importante che chi presta loro i primi soccorsi riesca a cogliere i non detti al di là delle parole pronunciate, e a guardare oltre a un referto medico che può nascondere storie di dolore che aspettano solo di essere viste.

Quali sono i campanelli d’allarme da non sottovalutare

Ogni contusione o ferita potenzialmente può essere causata dalla violenza del partner ma le più comuni sono quelle a testa, collo, fratture a naso, mascella, mandibola, denti, fratture dell’orbita oculare, lussazioni e fratture della spalla, fratture e lussazioni delle dita di mani e piedi, fratture dell’ulna distale, della base del quinto metacarpo e fratture costali.

«Particolare sospetto devono destare anche traumi complementari alla dominanza del partner che spesso accompagna la vittima in pronto soccorso. Quindi se lui è destrimane e riscontriamo problemi nella parte sinistra del corpo di lei, soprattutto nel polso e nella mano, la probabilità di violenza aumenta».

Così come nel caso di ripetute lesioni nel tempo. «Se una donna si presenta, ad esempio, con un dito rotto e nella sua scheda risultano fratture costali antecedenti, ancor di più se in un tempo ravvicinato, può essere una spia. Lo stesso vale se, una volta fatta spogliata per accertamenti ulteriori, si riscontrano lividi di diverse colorazioni e quindi riconducibili a date differenti».


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