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La tastiera magnetica in cemento che non ti aspetti: recensione Keychron K2 HE Special Edition



Keychron K2 HE Special Edition non è una semplice tastiera meccanica con interruttori magnetici. È un oggetto da scrivania scolpito nel calcestruzzo, con un’anima interna in metallo e un’estetica che rompe completamente con la tradizione delle meccaniche in plastica o alluminio.

Non è un case artigianale né un progetto fai-da-te: è un prodotto industrializzato, pronto all’acquisto, firmato da un brand che negli ultimi mesi sta sperimentando materiali sempre più atipici. E sì, qui il cemento non è un effetto estetico: è reale. Come se la cava all’atto pratico? Scopriamolo insieme!

Unboxing Keychron K2 HE in calcestruzzo

La confezione nello stile classico di Keychron include, oltre alla tastiera, tutta la manualistica del caso, un strumento multifunzione per rimozione copri tasto e interruttori magnetici, un cavo USB-C a USB-A in corda, un adattatore, un ricevitore Wi-Fi USB-A, un cacciavite per lo smontaggio e i piedini di ricambio (le viti sono nascoste sotto i piedini) e un set di tasti. Questi ultimi permettono alternativamente di aggiungere i tasti Windows o di dare un tocco di colore alla tastiera.

Cemento o calcestruzzo? Facciamo chiarezza

Tecnicamente non è corretto parlare di tastiera in “cemento”. Il cemento è il legante in polvere che, mescolato con acqua e aggregati come sabbia e ghiaia, dà origine al calcestruzzo. È quest’ultimo il materiale strutturale vero e proprio.

Nel caso della K2 HE Special Edition, la scocca è realizzata in calcestruzzo pieno, rifinito in modo estremamente uniforme, mentre all’interno troviamo un telaio metallico di rinforzo che garantisce rigidità e stabilità strutturale.

Non è “cemento armato” in senso edilizio, ma un blocco in calcestruzzo con struttura metallica interna: una soluzione ibrida che punta tanto sull’impatto visivo quanto sulla solidità.

Materiali e costruzione: il calcestruzzo cambia la firma sonora

La K2 HE Special Edition Concrete è realizzata in un unico blocco di calcestruzzo, con struttura interna metallica di rinforzo. Non ci sono giunzioni visibili: la scocca è monolitica e continua. Per evitare di interrompere questa continuità sul retro, dove di solito troviamo porte e interruttori, Keychron ha scelto una soluzione laterale: sul bordo sinistro è presente una sezione forata che ospita la porta USB-C e gli switch per la selezione della modalità di connessione e del sistema operativo. Una scelta funzionale, ma anche coerente con l’idea di oggetto “puro”.

Al tatto la superficie è prevalentemente liscia, anche se osservandola con attenzione si percepisce una leggerissima porosità naturale, diversa sia dall’alluminio anodizzato sia dalla ceramica. Non trattiene impronte e mantiene una temperatura equilibrata: inizialmente fresca, ma mai fredda in modo aggressivo.

La sensazione generale è sempre quella di un oggetto massiccio e sicuro, mai fragile.

Dal punto di vista estetico la lavorazione è sorprendentemente uniforme. Non ci sono micro-variazioni cromatiche tipiche del calcestruzzo grezzo: la finitura è perfettamente monocromatica. Gli angoli superiori sono stondati, contribuendo a un’identità più da oggetto di design che da componente industriale. Il fondo, invece, è leggermente più poroso e con variazioni cromatiche tipiche del calcestruzzo, con bordi più netti, ma sempre curato.

Il peso si attesta intorno a 1,8 kg (1.743 grammi per la precisione): non è più pesante di alcune Keychron in alluminio, ma è sufficiente per ancorare la tastiera alla scrivania. I gommini inferiori fanno bene il loro lavoro e, anche forzandola in torsione, non si avverte alcuna flessione. È un blocco rigido.

Dove il calcestruzzo fa davvero la differenza è nella sonorità. Il suono è pieno, profondo, con un carattere “thock” deciso ma piacevole. Non c’è risonanza metallica, e le alte frequenze risultano naturalmente smorzate rispetto a molte tastiere in alluminio.

Anche la barra spaziatrice è sorprendentemente pulita, forse tra le più convincenti mai provate su una Keychron. Il timbro complessivo è solido, controllato, mai vuoto: deciso ma equilibrato.

Qualche altra specifica per gli amanti delle tastiere custom:

  • Dimensioni: 322,13 x 132,13 x 43,98/35,92 mm
  • Angolo:
  • Materiale piastra: alluminio
  • Stabilizzatori: screw-in su PCB
  • Strati fonoassorbenti:
    • schiuma fonoassorbente tra piastra e PCB
    • strato in gomma EPDM sotto PCB
    • film in PET sul fondo della scocca
  • Keycap: OSA PBT Double-Shot non shine-through
  • Hot-swappable: compatibile solo con Gateron double-rail magnetic switch

Design e varianti: Concrete oggi, ma non solo

La K2 HE Special Edition è una tastiera in formato 75%, compatta ma completa: mantiene frecce direzionali e riga funzione, riducendo l’ingombro rispetto a una full size senza sacrificare troppo in termini di praticità. È una scelta che si sposa bene con un oggetto così massivo, perché evita che la scrivania venga dominata da un blocco eccessivamente largo.

C’è il tasto Stamp con il logo che ricorda lo strumento per gli screenshot, c’è Del, e la dotazione classica che prevede PgUp, PgDn, Home ed End.

C’è anche un tasto nell’angolo in alto a destra che, combinato con Fn, permette di accendere e spegnere la retroilluminazione.

La versione Concrete protagonista della recensione punta tutto su un’estetica minimalista e coerente: scocca in calcestruzzo monocromatica, copritasto PBT double-shot profilo OSA nella stessa identica tonalità del calcestruzzo e stampe nere eleganti. Il risultato è estremamente pulito e, visivamente, quasi sorprendente per quanto è difficile abbinare un materiale minerale a keycap in plastica senza creare stacchi evidenti.

Accanto alla Concrete arriva anche la Resin Edition, realizzata in resina nera con texture argentee e finitura opaca traslucida. Ogni pezzo presenta variazioni uniche nel pattern superficiale, con un approccio più artistico rispetto alla sobrietà industriale del calcestruzzo.

Keychron, inoltre, sta lavorando sempre più su materiali atipici: nelle ultime settimane abbiamo provato una tastiera interamente in ceramica e sappiamo che è in arrivo anche una variante in marmo (Q1 HE 8K Marble Edition). È evidente che il brand stia esplorando un territorio che va oltre la semplice performance tecnica, cercando una dimensione quasi scultorea per le proprie tastiere.

Il modello in ceramica che abbiamo testato non troppo tempo fa.

Switch magnetici e funzioni avanzate

La K2 HE Special Edition Concrete utilizza switch Gateron Double-Rail Magnetic (Nebula Linear), pre-lubrificati di fabbrica e basati su tecnologia Hall effect con sensori TMR.

Tra l’altro la K2 HE utilizza una tecnologia di rilevazione magnetica basata su TMR (Tunnel Magneto-Resistance), più evoluta rispetto ai classici sensori Hall effect. In termini pratici significa una lettura del segnale più precisa e stabile, con minore deriva nel tempo e una gestione più accurata dell’attuazione dinamica, soprattutto alle distanze più basse.

La struttura double-rail (lo stelo scorre su doppio binario) garantisce una buona stabilità laterale, con “wobble” contenuto e una sensazione coerente sotto le dita. La lubrificazione è uniforme e il ritorno del tasto è rapido, mai aggressivo. Con una forza iniziale di 40 g e 60 g a fine corsa, il feeling è leggero ma controllabile.

Il vero punto di forza è la regolazione dell’attuazione, configurabile da 0,2 a 3,8 mm con precisione di 0,1 mm. A valori alti la scrittura diventa più controllata e gli errori si riducono, anche se serve adattamento: percorrere quasi tutta la corsa per ogni pressione, soprattutto in una lingua ricca di lettere doppie come l’italiano, può rallentare inizialmente il ritmo.

All’estremo opposto, a 0,2 mm, la tastiera diventa estremamente sensibile: giocabile, ma richiede abitudine.

Il Rapid Trigger è regolabile in modo fine e offre i vantaggi tipici delle magnetiche di fascia alta, soprattutto nei giochi competitivi dove il reset rapido degli input incide sui movimenti. Sono presenti anche funzioni avanzate come Dynamic Keystrokes, che permette fino a quattro azioni su un singolo tasto in base alla profondità di pressione, e la modalità Analog, con progressione fluida e realmente percepibile tra pressioni parziali e complete. Sono strumenti potenti, ma pensati per utenti esperti più che per l’uso quotidiano.

Resta un piccolo rammarico per il polling rate fermo a 1000 Hz: considerando la presenza di switch magnetici e funzioni gaming evolute, gli 8K avrebbero completato il quadro tecnico. D’altra parte, questa è una tastiera che punta molto sulla versatilità, offrendo connessione Bluetooth, 2.4 GHz e cablata senza input lag percepibile. In questo equilibrio tra prestazioni e flessibilità, la K2 HE non è la magnetica più estrema, ma è probabilmente una delle più complete.

Connettività, piattaforme e autonomia

A differenza delle magnetiche più estreme della casa, la K2 HE Special Edition è pensata per essere versatile. Supporta Bluetooth, 2.4 GHz tramite ricevitore USB e collegamento cablato USB-C, con possibilità di collegarsi a più dispositivi e passare rapidamente da uno all’altro.

Il polling rate si ferma a 1000 Hz, una scelta che la allontana dal segmento “ultra competitivo” ma che consente di mantenere autonomia e stabilità in modalità wireless. In 2.4 GHz non si percepisce input lag, e la presenza della batteria da 4000 mAh rende la tastiera adatta anche a contesti lavorativi o ibridi.

È compatibile con macOS e Windows, con switch fisico dedicato, e integra il supporto alla configurazione tramite Keychron Launcher, senza necessità di software desktop invasivi.

A riguardo dell’autonomia, 4.000 mAh di batteria sono sufficienti per portare a casa la settimana lavorativa, e nel caso voleste spremerli di più il consiglio è quello di spegnere la retro-illuminazione. Sì, i socket sono dotati di LED RGB, ma sono abbastanza “inutili”.

Il colore grigio, i materiali di cui è fatta e il fatto che i copritasto non sono shine-through (avrebbero rovinato il tutto sinceramente) fa sì che la luce prodotta sia così flebile da passare quasi inosservata. Se poi volete usarla come tastiera da lavoro puro e vi accontentate della connettività Bluetooth, l’autonomia passa dalla singola settimana al mese tranquillamente.

Esperienza d’uso quotidiana

Nell’utilizzo reale, la K2 HE Concrete riesce a coniugare due anime: da un lato l’oggetto di design, dall’altro la tastiera magnetica avanzata. Il formato 75% la rende molto più gestibile rispetto a una full size, soprattutto nel gaming, dove lascia maggiore spazio al mouse senza rinunciare ai tasti funzione. Nulla vieta di usarla anche per lavoro, nel caso il tastierino numerico non vi risulti indispensabile ovviamente.

Il peso di circa 1,8 kg e la base ben gommata la rendono stabile, ma non eccessiva: resta un oggetto massiccio, ma non invadente. La digitazione, complice il calcestruzzo e il sistema di smorzamento interno, ha una firma sonora piena e controllata, più “thock” rispetto a molte tastiere in alluminio, con assenza di risonanze metalliche.

Nel quotidiano è una tastiera che si lascia usare con naturalezza, ma è chiaro che richiede una scelta consapevole. Non è un prodotto neutro: è una tastiera che si fa notare, sia visivamente sia per materiali, e che chiede all’utente di apprezzarne la particolarità.

Keychron Launcher, il software per programmarla da lanciare via Browser, funziona bene ed è ricco di funzionalità, sia legate al fattore magnetico degli switch, sia legate ai bisogni “di tutti i giorni”. Non manca la possibilità di rimappare tutto e gestire più layer, creare macro, gestire (l’inutile?) retro-illuminazione e anche decidere eventuali tempi personalizzati di stand-by per risparmiare preziosa batteria.

L’unico vero scalino per alcuni sarà il layout ANSI USA. Chi lo prova o chi banalmente ci è abituato potrebbe anche non poterne fare più a meno; chi invece lavora o gioca abitualmente con l’ISO (ITA o meno) potrebbe avere qualche difficoltà iniziale.

Prezzo e posizionamento

Keychron K2 HE Special Edition viene proposta a 199 dollari, lo stesso prezzo delle varianti in legno e in resina.

Le versioni con scocca interamente in alluminio, invece, salgono di fascia. Per fare un confronto diretto, la Keychron Q1 HE QMK Wireless, tecnicamente molto simile (stesse logiche magnetiche e piattaforma, con in più il potenziometro), costa 239,99 dollari con chassis in alluminio.

In questo contesto, i 199 dollari della K2 HE in calcestruzzo risultano coerenti, se non addirittura competitivi: si paga una tecnologia magnetica evoluta con TMR, tripla connettività wireless e una scocca decisamente fuori dagli schemi, senza un sovrapprezzo “da oggetto da collezione”.

Va inoltre considerato che, trattandosi di una Special Edition, al momento è disponibile esclusivamente sul sito ufficiale Keychron. Questo rafforza l’idea di un prodotto di nicchia, pensato per chi cerca qualcosa di diverso anche nella modalità di acquisto.

Il sample per questa recensione è stato fornito da Keychron, che non ha avuto un’anteprima di questo contenuto e non ha fornito alcun tipo di compenso monetario. Potete leggere maggiori informazioni su come testiamo e recensiamo dispositivi su SmartWorld a questo link.

Su alcuni dei link inseriti in questa pagina SmartWorld ha un’affiliazione ed ottiene una percentuale dei ricavi, tale affiliazione non fa variare il prezzo del prodotto acquistato. Tutti i prodotti descritti potrebbero subire variazioni di prezzo e disponibilità nel corso del tempo, dunque vi consigliamo sempre di verificare questi parametri prima dell’acquisto.

Giudizio Finale

Keychron K2 HE Special Edition

Keychron K2 HE Special Edition è una tastiera che va oltre la semplice scheda tecnica. Non è solo una magnetica con attuazione regolabile, Rapid Trigger e funzioni avanzate: è un progetto che mette al centro il materiale, la fisicità e l’identità estetica. La scocca in calcestruzzo, unita alla struttura interna in metallo, non è un vezzo scenografico ma un elemento che incide davvero su stabilità e sonorità. Il risultato è una digitazione piena, controllata, priva di risonanze metalliche, con un timbro deciso ma piacevole che la distingue nettamente dalle classiche tastiere in plastica o alluminio. Dal punto di vista tecnico, gli switch magnetici con attuazione regolabile, Rapid Trigger, DKS e modalità analogica la rendono estremamente flessibile. Non è la magnetica più estrema in assoluto (il polling rate si ferma a 1000 Hz), ma è una delle più versatili grazie alla connettività tri-mode e a un software web maturo e completo. È un prodotto consapevole, non neutro: si sceglie perché si vuole qualcosa di diverso, sia al tatto sia alla vista. E sotto la superficie scultorea, le fondamenta tecniche sono solide.

Voto finale

Keychron K2 HE Special Edition

Pro

  • Scocca in calcestruzzo con anima metallica: unica nel panorama commerciale
  • Sonorità piena e controllata, senza risonanze metalliche
  • Switch magnetici regolabili (0,2–3,8 mm) precisi e stabili
  • Rapid Trigger e funzioni avanzate (DKS, Analog Mode, LKP)
  • Connettività tri-mode (Bluetooth, 2.4 GHz, USB-C)
  • Software web completo, veloce e ricco di opzioni
  • Ottima qualità costruttiva e stabilità sulla scrivania

Contro

  • Polling rate fermo a 1000 Hz, limite per chi cerca il massimo competitivo
  • Layout ANSI USA
  • Funzioni avanzate potenti ma non immediate per utenti meno esperti
  • RGB poco incisivo e più estetico che funzionale
  • Il formato 75% non è il top per lavorare

Lorenzo Delli

Lorenzo Delli
Cresciuto a “computer & biberon”, mi sono avvicinato al mondo dell’informatica e della tecnologia alla tenera età di 5 anni. Mi occupo di news e recensioni legate ai PC (desktop e laptop) e al gaming, ma non disdegno elettrodomestici smart quali scope elettriche e friggitrici ad aria, preferibilmente con Bluetooth e Wi-Fi. Se trovate un meme sui canali social di SmartWorld è probabilmente colpa mia.


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