Marche

la Tari sempre più cara, +5,5% in un anno. Stangata a Macerata (+9,2%), meglio a Fermo

ANCONA Un balzo in avanti di 5,5 punti percentuali. Il terzo più alto d’Italia. Nel 2025 il costo medio della Tari nelle Marche è arrivato a 279 euro: ancora al di sotto della media nazionale pari a 340 euro, ma comunque in aumento rispetto all’anno precedente.

 

La geografia

È quanto emerge dal report sui rifiuti di Cittadinanzattiva aggiornato a novembre. La bolletta più alta è quella di Ancona, che nell’anno in corso si è assestata sui 329 euro; quella più bassa la paga Fermo ed è pari a 211 euro. C’è però un dato che salta subito all’occhio: il rimbalzo di Macerata, che tra il 2024 e il 2025 ha visto la tassa sui rifiuti aumentare di 9,2%. Seguono Ascoli Piceno a +7,5% e Urbino a +7,2%. Pesaro si ferma invece ad un contenuto +1,6%, l’aumento minore su base regionale.

Il problema

Un dato, quello dei costi della Tari, strettamente legato ai costi che i Comuni devono sostenere per la gestione dei rifiuti. Se, per esempio, devono essere trasferiti fuori provincia (o fuori regione) il prezzo s’impenna: percorrere distanze maggiori per raggiungere impianti di trattamento o discariche in altre province o regioni aumenta i costi del carburante, della manodopera e dell’usura dei mezzi. Costi logistici che si riflettono sulla tariffa finale. Inoltre, ogni impianto di smaltimento applica le proprie tariffe per il trattamento dei rifiuti: se si trova fuori provincia, i costi possono variare considerevolmente rispetto alle tariffe locali, che spesso sono agevolate per i residenti o le imprese della zona. Ecco dunque spiegata la stangata sulla Tari di Macerata: se è vero che entro il 2029 tutte le discariche attualmente presenti nelle Marche saranno sature, la criticità maggiore si localizza proprio nel Maceratese, «la prima ad andare in crisi per incapacità di smaltimento nonostante sia la più avanzata in termini di raccolta differenziata», si legge nel Piano regionale dei rifiuti. E infatti, sta trasportando i suoi rifiuti in altre province (Pesaro e Ancona in particolare) con conseguente aumento della tassa.

La canna del gas

Ma se Atene piange, Sparta non ride. Anche le altre discariche, si diceva, si avviano alla saturazione entro il 2029. Secondo la ricognizione dell’Arpam, aggiornata al 31 dicembre 2024, quella di Tavullia ha una capacità residua del 21%, mentre Monteschiantello a Fano scende all’8%. Nella Provincia di Ancona, la discarica di Corinaldo – la più ampia della regione – la disponibilità rimasta è dell’11%, ma è quella con più potenziale e, da qui al 2029, potrebbe diventare il luogo di approdo di buona parte dei rifiuti regionali. Maglia nera per Cingoli, con una volumetria residua di 3.435 metri cubi, ovvero l’1% del totale. Nel Fermano, la discarica principale (Contrada San Biagio) ha uno spazio residuo di appena il 3%, mentre Torre San Patrizio del 44%, ma su un totale ben più contenuto, pari a 388.842 metri cubi. Chiude l’elenco la discarica di Relluce ad Ascoli Piceno, che ha una capacità residua del 65% dopo un ampliamento della superficie.

Cosa (non) fare

Risulta evidente che non possano essere le discariche la risposta per l’ultimo miglio nella gestione dei rifiuti. Anche perché la normativa nazionale ed europea è molto stringente in questo senso. Per lo smaltimento in discarica dei rifiuti urbani sono previsti step cadenzati: dal 2030 sarà vietato lo smaltimento in discarica di tutti i rifiuti idonei al recupero; dal 2035, meno del 10% dei rifiuti dovrà finire in discarica. Quindi realizzare nuove discariche non ha senso. Per evitare procedure d’infrazione da una parte e costi della Tari alle stelle dall’altra, nel Piano regionale dei rifiuti è prevista la realizzazione di un termovalorizzatore per tutte le Marche. Ma l’iter per l’approvazione della proposta di legge della giunta non è ancora partito in questa nuova legislatura. Dunque non si sa ancora dove e quando verrà realizzato. Nel frattempo, la sabbia ha iniziato a scorrere nella clessidra. E i costi della Tari ne sono una plastica dimostrazione.




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