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La storia di Grace MacDonald, madre del primo bambino concepito con fecondazione in vitro: «Quando nacque gli dissi: “Era ora, ti ho aspettato così a lungo»

La storia di Grace MacDonald, madre del primo bambino maschio al mondo concepito con la fecondazione in vitro, ha contribuito a cambiare per sempre la medicina riproduttiva. Ma, prima di tutto, è la storia di una donna che non ha voluto di arrendersi all’idea di non poter diventare madre.

Nel 1972, a 26 anni, Grace viveva vicino Glasgow e insegnava al college. Quello che le disse il suo ginecologo, che doveva spiegarle perché non riuscisse a restare incinta, suonò come una condanna: «Le tube sono completamente bloccate. Non potrà avere figli», le disse, come lei ha spiegato al Guardian, che ha raccolto la sua testimonianza. Grace non voleva rinunciare a un desiderio così grande, ma le tecniche non erano ancora così avanzate. Anche la strada dell’adozione sembrava difficile da percorrere: le dissero che le probabilità di riuscirci erano minime.

Ma Grace non si rassegnò. Cercò articoli scientifici, si interessò a ogni ricerca sulla fertilità. Finché, tre anni dopo, scoprì la sperimentazione di due pionieri: il ginecologo Patrick Steptoe e il fisiologo Robert Edwards. E decise di scrivergli. Passò quasi un anno prima che arrivasse una risposta, tra visite, esami, valutazioni. Poi, finalmente, Patrick Steptoe le disse: «Lei è una candidata ideale per il nostro programma sperimentale di fecondazione in vitro». Era un protocollo gratuito, totalmente nuovo, e aveva generato polemiche e diffidenza.

Robert Edwards le spiegò ogni passaggio: «Ci disse come avrebbero prelevato l’ovocita, come sarebbe stato fecondato in una piastra di Petri e poi reimpiantato nel mio utero nel momento migliore. Mi sentivo felice. Era la mia unica possibilità».

Nel febbraio del 1977, il primo tentativo fallì e lei pianse per tutto il viaggio in treno verso casa. A maggio, il secondo tentativo. Intanto un’altra donna del programma, Lesley Brown, era rimasta incinta: sarebbe diventata la mamma di Louise Brown, la prima bambina al mondo concepita in provetta. Quel successo diventò un motivo di speranza.

Due settimane dopo il trasferimento dell’embrione nell’utero di Grace, il ciclo non arrivò. «Mi sentii benedetta: era ufficialmente la seconda gravidanza ottenuta con fecondazione in vitro nella storia».

Il travaglio iniziò durante una tempesta di neve. Il 14 gennaio 1979 nacque Alastair, il primo maschio nato grazie alla fecondazione in vitro. «Il mio bambino tanto atteso era lì, all’improvviso. Mi sono sentita travolta dall’emozione», ricorda Grace. Le sue prime parole per il figlio furono: «Ti voglio bene. Era ora: ti ho aspettato così a lungo».

Oggi Alastair ha 46 anni, è primo ufficiale nella Royal Fleet Auxiliary e rimane il centro della sua vita. Hanno viaggiato insieme in mezzo mondo: «Abbiamo dormito sotto le stelle in Australia e scalato il ghiacciaio Fox in Nuova Zelanda», racconta.

Grace è ancora in contatto con altre quattro donne del programma. Una di loro le disse: «Se non succederà a me, fallo tu per tutte noi».

A distanza di quasi mezzo secolo, Grace MacDonald è ancora piena di gratitudine: «Sono felice che oggi la fecondazione in vitro sia considerata normale. Dobbiamo il miracolo di Alastair interamente a Bob, Patrick e all’infermiera embriologa Jean Purdy. La loro dedizione ha reso possibile la nascita di più di 13 milioni di bambini molto desiderati».


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