la standing ovation del centro sociale Labas
Un migliaio di persone strette in un Labas gremito fino all’ultimo posto ha accolto con una standing ovation Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i diritti umani nei territori palestinesi, in occasione della presentazione del suo nuovo libro, Quando il mondo dorme’ (Rizzoli). Ma appena arrivata in città, la diplomatica italiana diventata simbolo della causa palestinese ha ricevuto la telefonata della sindaca di Marzabotto, Valentina Cuppi, che le ha annunciato l’intenzione di conferirle la cittadinanza onoraria.
Bologna “sempre dalla parte giusta”. E l’incontro con Clancy
“È stato bellissimo, Bologna è una città che è sempre stata dalla parte giusta. Come mi posso sentire se non commossa e onorata?” ha commentato Albanese all’inizio del tour che, prima di prendersi gli applausi al centro sociale di vicolo Bolognetti insieme al fotografo e giornalista Valerio Nicolosi, l’ha vista passare anche a Palazzo d’Accursio: qui la stretta di mano con la vicesindaca Emily Clancy, che le ha consegnato un documento nell’ambito del progetto “Bologna città dei diritti”, tappa dell’iter avviato in Consiglio per la cittadinanza onoraria del Comune.
Poi, Albanese si è fermata in piazza del Nettuno per salutare i manifestanti accampati in sostegno della Flotilla per Gaza, tra cui militanti di Usb e Potere al popolo.
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L’evento al Labas
Dal libro, che intreccia storie individuali e diritto internazionale per raccontare la condizione palestinese, il dibattito sul palco del Labas si è presto allargato ad altri temi. La relatrice speciale ha affrontato la questione degli ostaggi e dei prigionieri, spiegando che “le persone private della libertà devono essere rimandate alle loro case e alle loro famiglie” e aggiungendo che non ci si può fermare solo a questo: “La vera questione è la fine del genocidio, la fine dell’occupazione e dell’apartheid”. Ha ricordato come quasi 900mila palestinesi siano passati per le carceri israeliane, molti dei quali minori, denunciando una “presunzione di colpevolezza” che grava sull’intera popolazione palestinese.
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Al centro del suo discorso la definizione giuridica di genocidio, tema che Albanese ha trattato con precisione tecnica: “Il diritto, la Costituzione, è la spada e lo scudo di un popolo. La Convenzione sul genocidio è quasi imbarazzante per la sua chiarezza: genocidio significa l’intento di distruggere un popolo in quanto tale. Non servono interpretazioni”. Ha elencato i cinque atti previsti dalla Convenzione – dall’uccisione dei membri del gruppo al trasferimento forzato dei bambini – per sostenere che “da ottobre è in corso un terzo genocidio contro il popolo palestinese”.

Europa e Flotilla
Non sono mancate accuse dirette all’Italia e all’Unione Europea, descritte come complici nel mantenere rapporti economici e militari con Israele: “L’Europa continua a commerciare con Israele, che è il suo primo partner commerciale, nonostante un accordo che prevede la sospensione in caso di violazioni dei diritti umani. Un Paese che commercia con uno Stato che commette crimini come respira va isolato”.
E dal palco ha aggiunto: “Quello che faccio lo faccio perché sono italiana, da italiana, non merita un ringraziamento, merita semplicemente di essere riconosciuto e replicato. Dobbiamo fare tutti questo, metterci il corpo e la faccia, con grandissima abnegazione”.
L’autrice ha ricordato la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia del 24 gennaio 2024, che ha riconosciuto il rischio di genocidio: “Da quel momento scatta l’obbligo per ogni Stato di attivarsi nella prevenzione”. E ha sottolineato come anche l’incitamento al genocidio, compreso nei discorsi pubblici di leader politici, costituisca un crimine a sé stante.
Sulla questione Global Flotilla, Albanese ha rivolto un messaggio di vicinanza agli attivisti: “Voi siete noi e noi siamo voi. Non portate solo aiuti, portate la nostra umanità. Voi dovete andare avanti e noi dobbiamo proteggervi”. Prima del suo arrivo, gli organizzatori hanno srotolato uno striscione in segno di solidarietà verso le navi che stanno navigando in acque internazionali. E, infine, l’accorato appello di Albanese alle comunità ebraiche: “Non siamo antisemiti, abbiamo bisogno di voi”.
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