Liguria

La Spezia, è morto lo studente 19enne accoltellato in classe da un compagno di scuola


Genova. È morto il ragazzo di 19 anni ferito da una coltellata durante l’intervallo nell’istituto professionale Chiodo-Einaudi, a La Spezia. A colpirlo un compagno di scuola, 18 anni, già arrestato.

La notizia è arrivata intorno alle 20 di venerdì sera. L’equipe dell’ospedale Sant’Andrea ha provato in ogni modo a salvarlo, rianimandolo una prima volta per ben 90 minuti al suo arrivo al pronto soccorso e sottoponendolo a un delicato intervento chirurgico, ma le sue condizioni erano troppo gravi.

La lite tra i due studenti sarebbe iniziata durante la ricreazione, fuori dalle aule. Uno screzio legato, ha spiegato la questura della Spezia, alla rivalità per una ragazza e che, hanno raccontato altri studenti, si trascinava già da qualche giorno. Al momento, sempre stando alle prime informazioni, non sembrano esserci riferimenti a bande contrapposte ma si sarebbe trattato di un dissidio personale.

Poi uno dei due studenti ha tirato fuori l’arma, un coltello da cucina ma di dimensioni piuttosto grandi, una lama di circa 20 centimetri, puntandola contro il 19enne. Quest’ultimo, per sfuggire, si è rifugiato in un’aula dove però il compagno lo ha raggiunto, colpendolo a un fianco. A bloccare e disarmare il 18enne, un docente.

Studente morto accoltellato, le reazioni della politica

“La notizia della scomparsa del ragazzo aggredito oggi alla Spezia, nella sua stessa scuola, è una di quelle che non vorremmo mai sentire. Non possiamo che esprimere il più sincero cordoglio, a nome nostro e di tutta la Regione, alla famiglia e agli amici della giovanissima vittima di questa insensata tragedia”, hanno detto il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e il vicepresidente Simona Ferro alla notizia della morte.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, in una nota ha espresso “grande dolore per la morte” e il cordoglio “alla famiglia della vittima, ai compagni di scuola, ai docenti e a tutto il personale dell’istituto”.

“Seguiamo con profonda apprensione la drammatica vicenda avvenuta questa mattina alla Spezia, dove un giovane studente è stato accoltellato all’interno dell’istituto scolastico che frequenta. Un episodio gravissimo, un gesto sconsiderato che ci lascia sgomenti e sul quale auspichiamo venga fatta chiarezza. È inaccettabile che un luogo che dovrebbe rappresentare tutela e sicurezza per i giovani si trasformi in teatro di violenza. Il nostro pensiero va al ragazzo, rimasto gravemente ferito: preghiamo affinché possa superare al più presto questo momento così difficile”, dichiara l’assessore alla Scuola di Regione Liguria Simona Ferro in merito a quanto accaduto all’Istituto Einaudi-Chiodo della Spezia.

“Una tragedia ingiustificata che ha motivi culturali inaccettabili. I nostri figli non possono andare a scuola e rischiare la vita. Noi istituzioni dobbiamo fare di più, ma di fronte a questi comportamenti diventa difficile – ha aggiunto il sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini – Siamo sconcertati, è un brutto colpo per la vittima, per ,a famiglia, ma anche per tutti e noi”.

Nel pomeriggio si erano espressi anche Davide Natale segretario Pd Liguria, e Marco Baruzzo segretario provinciale spezzino: “A nome di tutta la comunità del Partito Democratico intendiamo esprimere in questo momento i nostri sentimenti di vicinanza allo studente ferito. Apprendiamo sconvolti con dolore e rammarico questa notizia. Di fronte a certi episodi bisogna sempre interrogarsi e capire cosa serve mettere in campo perché non si ripetano. Non si possono lasciare sole le famiglie e neppure la scuola. Serve ripensare la società e ognuno impegnarsi perché ciò possa avvenire in tempi brevi. Non ci sono scorciatoie ma duro impegno lontano dai clamori. La comunità del Partito Democratico è a disposizione per tutto ciò che sarà necessario fare. Ribadiamo la nostra solidarietà al ragazzo ferito, alla sua famiglia e alla comunità scolastica”.

“Quanto accaduto nell’Istituto Chiodo di Spezia, dove un ragazzo è stato accoltellato, è un episodio di una gravità inaudita che mai dovrebbe accadere in un luogo dedicato all’educazione dei giovani. Siamo scioccati e preoccupati. Ci stringiamo attorno al ragazzo, alla famiglia, agli amici alla comunità scolastica di Spezia. La scuola, il luogo in cui i giovani si affacciano al futuro deve essere un posto sicuro. Serve sempre maggiore attenzione ai giovani, supporto al personale scolastico e creare nuove sinergie scuola-famiglia. Bisogna essere più vicini ai giovani per coglierne i disagi e prevenire la violenza”, aggiungono i deputati liguri del Pd Valentina Ghio e Alberto Pandolfo e Irene Manzi, responsabile Pd scuola.

E Andrea Orlando, spezzino, ex ministro e consigliere regionale Pd, osserva: “Naturalmente quello che viene in mente è l’esigenza di sicurezza, che ci sia una giusta punizione per chi ha commesso questo gravissimo atto di atrocità. Però io credo che bisogna anche interrogarsi sul perché. Al di là delle facili ricette, degli slogan ad effetto, al di là anche delle strumentalizzazioni: questa vicenda rischia di essere utilizzata anche in una discussione all’interno della maggioranza di governo sulle norme più utili per il contrasto al crimine”. Orlando prosegue: “Quello che c’è da chiedersi è come sia possibile che all’interno di una scuola e sempre più spesso nelle vie, nelle strade ci siano atti di violenza tra i giovani. Credo che sia una domanda da farsi con grande serietà e sulla quale la politica non si dovrebbe dividere. È successo qualcosa, soprattutto dopo il periodo del Covid, che ha visto una crescita nella nostra città e in tutto il Paese di atti di violenza, di aumento delle dipendenze tra i giovani. Oltre naturalmente al tema della sicurezza, che dobbiamo tutti insieme affrontare senza demagogia, c’è anche un altro tema che è quello di come si evita di perdere una o più generazioni spaesate, spaventate, in alcuni casi violente, e come possiamo non scaricare tutto questo sulle spalle della scuola e neppure delle forze dell’ordine. Perché quando succede qualcosa di questo genere c’è qualcosa di malato nella società – conclude l’ex ministro dem – che non si risolve soltanto con questa o quella norma. C’è qualcosa di più profondo sulla quale credo tutti insieme dovremmo provare a riflettere”.

Mentre la senatrice della Lega, e segretaria provinciale spezzina Stefania Pucciarelli dichiara: “L’ennesimo gravissimo episodio di violenza in una scuola, con uno studente di 18 anni accoltellato alla Spezia da un minorenne, dimostra ancora una volta l’urgenza di approvare immediatamente il nuovo decreto sicurezza voluto dalla Lega. Nelle nostre proposte è previsto il divieto dell’uso e del porto di lame e coltelli, con aggravanti specifiche se l’utilizzo avviene in luoghi sensibili come le scuole, che devono essere luoghi sicuri di formazione e non teatri di violenza. Serve un intervento deciso e immediato per fermare questa escalation di violenza che riguarda sempre più le giovani generazioni. Al ragazzo ferito e alla sua famiglia, va la mia vicinanza con l’auspicio che possa riprendersi al più presto”.

“L’accoltellamento avvenuto oggi nella scuola Chiodo della Spezia lascia sbigottiti. Vicinanza allo studente ferito e alla sua famiglia, l’augurio di tutti è che possa rimettersi al più presto”. Lo dice la senatrice spezzina di Italia Viva Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia Viva. “La situazione, alla Spezia e nel resto d’Italia, è molto seria: dilagano maranza e baby gang. C’è poi il tema della diffusione delle armi da taglio tra i giovani. Occorre che questo governo faccia una seria riflessione perché il nostro non è più un paese sicuro”, aggiunge Paita.

La Rete studenti medi: “Scuole sicure? Vogliamo educazione, non slogan”

“L’aggressione di stamattina – così la nota del sindacato studentesco Rete degli studenti medi – è il frutto di un diffuso sentimento di violenza che permea la nostra società da troppo tempo. Non possiamo in alcun modo tollerare oltre questo clima, e chiediamo che le istituzioni si adoperino per rendere la scuola un posto sicuro per studenti e studentesse. Non, però, attraverso l’unico strumento di cui il ministro dell’istruzione e del merito ha dimostrato di essere a conoscenza: la repressione. Chiediamo che le istituzioni, di concerto con la comunità educante, si impegnino a portare nelle scuole nuove forme di educazione al rispetto, che oltreché la ferma condanna della violenza in ogni sua forma, passi soprattutto per la diffusione di un nuovo sistema-mondo, libero dalla prevaricazione del più forte e fondato sul dialogo e il confronto sano.”

La posizione, dura, del sindacato studentesco, che da sempre chiede che le scuole siano spazi di cura, arriva poco dopo le ultime notizie sullo stato del ragazzo, attualmente in gravi condizioni al Sant’Andrea. “Non vogliamo – continua la Rete – andare a scuola con la paura di non tornare. La presenza di armi letali nei nostri istituti costituisce un precedente che ci avvicina pericolosamente ad altre parti del mondo, e non può essere tollerata. Vogliamo che le istituzioni si esprimano e prendano provvedimenti pro futuro, per evitare che si ripeta quanto accaduto”.




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