Emilia Romagna

La situazione alla Dozza è ancora molto problematica


Nonostante gli annunci dei mesi scorsi da parte del ministro della Giustizia Carlo Nordio, la situazione al carcere della Dozza è ancora molto critica. Lo dicono i sindacati di polizia che, così come per gli stessi detenuti, quotidianamente sono costretti a vivere e lavorare in condizioni di forte stress, causato in larga parte al sovraffollamento all’interno del penitenziario.

Il sindacato Osapp (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria) e il sindacato Fp-Cgil hanno segnalato due episodi accaduti negli ultimi giorni. “Nelle ultime ore un detenuto ha distrutto tutti i neon della sezione – si legge nella nota diffusa da Fp-Cgil – perché pretendeva di conferire con il comandante di reparto. È stato successivamente accompagnato presso il reparto infermeria già saturo di detenuti problematici, che della sua originaria destinazione conserva solo il nome. Presso il reparto femminile, invece, una detenuta ha aggredito due agenti perché voleva impedire le operazioni di controllo delle inferriate”.

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“Sempre in queste ultime giornate – si legge invece nel comunicato diffuso da Osapp – il personale ha rinvenuto diversi pacchi lanciati dall’esterno contenenti sostanze stupefacenti per un notevole quantitativo. All’interno delle sezioni detentive le condizioni lavorative sono diventate proibitive. Il personale è allo stremo. Eventi critici a tutte le ore del giorno. Il personale di polizia penitenziaria all’interno delle sezioni quasi quotidianamente non riesce a fruire del pasto, arrivando a svolgere un servizio che va ben oltre le 9 ore”.

Inoltre, al momento sono in corso alcuni importanti lavori di ristrutturazione all’interno del penitenziario: una situazione ad alto rischio, visto “il clima appena descritto. Non ci comprende, razionalmente, come si possa prevedere di effettuare lavori di questa portata e in pari tempo garantire la sicurezza e i diritti della popolazione detenuta” si chiede la Cgil.

Per il sindacato Osapp c’è anche una questione di rispetto nei confronti dei detenuti di fede islamica, visto che i lavori inizieranno proprio il prossimo 23 febbraio, giorno in cui comincerà il Ramadan. “Questa scelta, che non condividiamo, è destinata a creare situazioni critiche ancora peggiori di quelle che si verificano già nell’istituto. Non è un segreto infatti che durante il mese del digiuno i ristretti di fede islamica, e che osservano la pratica religiosa, sono molto più tesi e che per gran parte della giornata riposano. Per cui, pensare alla situazione rumorosa che si verrà a creare a causa dei lavori non appare rispettoso in primis verso coloro che osservano il culto, né tanto meno degli altri detenuti. Oltretutto, ai detenuti va garantito un ambiente salubre, il diritto alle ore d’aria, ai colloqui e alla partecipazione alle attività trattamentali”, conclude il sindacato.

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