la sfida dei “guerrieri della Permacultura”
SAN PIETRO VERNOTICO – C’è chi la terra la sfrutta fino a renderla polvere e chi, come Francesco De Luca e Gioele Sabetta, bisbiglia alle radici per restituire la vita. Uno è un permacultore (progettista di ecosistemi sostenibili e resilienti) di 25 anni, l’altro un apicoltore di 29. Nella vita, giardiniere e tatuatore ma con la passione per la terra. Due giovani sampietrani che, partiti con nient’altro in mano se non una visione, hanno compiuto un piccolo miracolo agricolo: trasformare un terreno arido di 4mila metri, figlio della monocoltura, in un’oasi rigogliosa.

In tre anni, un suolo di proprietà del nonno di uno sito in contrada Fauso, privo di microrganismi e soffocato da anni di chimica e arature selvagge, è diventato un terreno rigoglioso con 500 alberi di ogni genere. Da ombra e da frutto. Tutto studiato nel dettaglio, prima quelli “da ombra” che perdendo le foglie hanno prodotto concimi naturali, poi quelli da frutto, per il progetto di “Food Forest”.
“Non abbiamo usato fertilizzanti, né diserbanti, né irrigazione artificiale,” spiegano i due. “Ci è bastato osservare la natura. Abbiamo creato una Food Forest, un ecosistema dove le piante si auto-alimentano producendo cibo e il terreno torna a respirare grazie alla biodiversità, fondamentale è stata la pacciamatura, necessaria per mantenere umido il terreno senza ricorrere alle irrigazioni, anche questa può essere una forma di violenza nei confronti della terra”.
Oggi quel terreno è il loro orgoglio e la prova che certi miracoli esistono. “Tutto è andato come da programma, adesso dobbiamo solo aspettare che gli alberi crescano e portino i frutti, tutto in modo naturale”.
Ma la sfida della Puglia era solo l’inizio. Lo sguardo dei due ragazzi si è spinto oltre il Mediterraneo, fino ai confini di Nairobi. “Studiando i continenti ci siamo imbattuti in Africa, una zona con grandi potenzialità climatiche e biodiversità, ma non valorizzate.” Grazie alla collaborazione con l’esperto di progetti umanitari Antonio Ligorio di Latiano, Francesco e Gioele hanno trovato in Evans, un leader locale, il partner ideale per esportare il loro modello di riforestazione nelle aree più povere del Kenya.
Anche qui l’obiettivo è ambizioso ma concreto: piantare alberi da frutto locali e specie sempreverdi per combattere la fame e l’erosione del suolo. Non si tratta solo di “piantare un albero”, ma di insegnare alle comunità locali a creare sistemi alimentari autosufficienti.
“In Africa la biodiversità ha un potenziale immenso, spesso non valorizzato, “raccontano Francesco e Gioele. “Con pochi euro si può fare la differenza tra un deserto e una foresta che nutre. Vogliamo che la popolazione locale diventi custode del proprio cambiamento”. Attraverso video-lezioni sono riusciti a insegnare alle popolazioni locali tutti i metodi dell’agricoltura.
Al momento sono stati piantati 20 alberi, prossimamente ne verranno piantati 33 attraverso un’altra associazione, in tutto con una spesa di 150 euro. Si tratta di alberi autoctoni come avocado, mango, acacia Fever tree, bishop tree, eucalyptus, jacaranda: “Siamo convinti che in questo modo possiamo aiutare queste popolazioni, vivono sommerse di spazzatura anche questa può diventare una risorsa, può essere utilizzata per la pacciamatura e proteggere il terreno permettendo lo sviluppo dell’albero”.
“Tutti potremo beneficiare da un mondo più verde. Con pochi euro li si può piantare tanto. Sii anche tu il cambiamento per te stesso per gli altri, e per le generazioni che verranno”. I due giovani sampietrani fino a questo momento hanno operato in totale autonomia, investendo i risparmi in questo ambizioso progetto. Chi vuole contribuire a questa causa, può contattarli attraverso i profili social.
Rimani aggiornato sulle notizie dalla tua provincia iscrivendoti al nostro canale whatsapp: clicca qui
Seguici gratuitamente anche sul canale Facebook: https://m.me/j/Abampv2kioahdYYR/
BrindisiReport è anche su Mobile! Scarica l’App per rimanere sempre aggiornato.
Source link

