la sentenza, 10 anni dopo, in Corte d’Appello

MACERATA Il 13 dicembre del 2016 perse la figlia che aveva in grembo e, insieme, la possibilità di diventare madre. Ora, a distanza di quasi 10 anni da quel drammatico giorno, i giudici della corte d’Appello di Ancona, sezione civile, hanno condannato l’ex Asur a risarcire i genitori della neonata con quasi 730mila euro per danni da responsabilità medica.
Il dramma
Dieci anni fa una 39enne maceratese si era recata all’ospedale di Macerata. Era ricoverata nel reparto di Ostetricia ginecologia, avrebbe dovuto far nascere con parto naturale la sua primogenita, ma durante il parto erano subentrate delle complicanze che portarono alla rottura dell’utero e alla morte endouterina del feto. Non solo. I medici dovettero procedere d’urgenza a effettuare una isterectomia totale per evitare conseguenze alla 39enne.
Dopo quei tragici fatti i genitori avviarono una causa civile per danno da responsabilità medica nei confronti dell’Asur e ad aprile del 2023 il Tribunale di Ancona condannò l’azienda sanitaria a risarcire la coppia. Tramite l’avvocato Paolo Micozzi l’ex Asur (oggi Ast di Ancona in qualità di Gestione Liquidatoria) impugnò l’ordinanza sollevando perplessità sull’attendibilità della consulenza disposta dai giudici di primo grado: in un primo elaborato i consulenti tecnici avrebbero negato qualsiasi responsabilità medica, nel secondo invece sarebbero giunti a conclusioni opposte. Un altro motivo d’appello aveva poi riguardato la quantificazione del danno psichico, ritenuta dall’azienda sanitaria eccessiva dal momento che la consulenza disposta per accertarlo era stata effettuata da un collegio peritale in cui non era presente alcun esperto in psichiatria.
La decisione
I giudici di secondo grado hanno accolto parzialmente l’appello, limitatamente alla quantificazione del danno subito dai genitori riducendo di poco l’importo finale complessivo che si aggira sui 729.600 euro.
In merito invece al nesso causale, per dissipare ogni dubbio in Appello fu disposta una nuova indagine affidata ad un altro collegio peritale che ha confermato la responsabilità dei medici dell’ospedale di Macerata, rilevando un nesso causale diretto tra le condotte dei sanitari e le conseguenze sopravvenute. «La consulenza tecnica espletata in appello – scrivono i giudici – appare ampiamente argomentata, priva di contraddizioni o salti logici ed inoltre completa». L’azienda sanitaria potrebbe, a questo punto, decidere di ricorrere in Cassazione.




