La seconda Marcia per la Pace

Dopo il primo evento realizzato esattamente un anno fa, i modenesi sono tornati a manifestare per la pace in occasione del 1 gennaio, data simbolica individuata già anni fa dalla Chiesa cattolica come giornata mondiale della pace. Numerose associazioni del tessuto cittadino e provinciale, con il sostegno della Curia e il patrocinio del Comune di Modena, hanno dato vita giovedì pomeriggio a un corteo in tre tappe, cui hanno aderito simbolicamente anche venti amministrazioni locali della provincia.
I partecipanti, poco meno di duemila, si sono radunati al parco Novi Sad, dalle cui tribune sono intervenuti al microfono gli organizzatori, insieme al sindaco Massimo Mezzetti e all’arcivescovo Erio Castellucci.
“Questa seconda marcia della pace come atto iniziale di Modena che accende la fiaccola di capitale del volontariato è centrale. Grazie a tutte e tutti coloro che l’hanno resa possibile – ha detto il sindaco – In questo momento nel mondo ci sono cinquantanove conflitti, mai così tanti dal secondo dopoguerra. Potenze vecchie e nuove stanno occupando il mondo mettendo sotto scacco il sogno di Altiero Spinelli di un’Europa unita”.
Il sindaco ha detto che stiamo vivendo in un “tempo attimo”, citando Walter Benjamin, un tempo “tra il non più e il non ancora”. Ricordando che in questo momento “la guerra è la sostituzione della politica” ha detto che “La politica deve tornare ad appropriarsi del suo compito fondamentale e quindi non può che essere altro dalla guerra e dal terrorismo. Deve essere quindi la politica della non violenza”. “Il terrorismo è reazionario – ha sottolineato Mezzetti – dobbiamo combattere la natura subdola di un mondo schiacciato tra guerra e terrorismo”. Infine ha ricordato che “ognuno può fare la sua parte con l’impegno personale” che la politica ha il dovere di raccogliere e aggregare.
Monsignor Erio Castellucci, su richiesta dei giornalisti, ha fatto cenno a quanto accaduto martedì, ovvero l’accoltellamento di padre Rodrigo (del quale è anche stato diffuso un messaggio dagli altoparlanti): “Siamo in un momento in cui spesso si esprimono situazioni di violenza e arroganza: l’attentato a don Rodrigo ne è un esempio. Aspettiamo che si scopra chi è stato e qual è il movente di questo gesto criminale. Questo è il simbolo di un modo di porsi che si è diffuso tra le persone. Noi dobbiamo cominciare da qui: urlare per la pace ha senso se si comincia da sé stessi. Bisogna poi denunciare le situazioni di violenza non abituarsi mai alla guerra”.
“In queste manifestazioni vediamo che c’è un grande desiderio di popolo di chiudere questi gesti violenti e folli, perché la guerra è folle e sta distruggendo generazioni di giovedì. L’augurio è che tutti concordemente continuiamo a fare pressione per raggiungere la pace”, ha aggiunto citando poi papa Francesco, che “nel suo testamento ha detto che non abbiamo il diritto di perdere la speranza”.
Il corteo si è quindi mosso verso via Emilia centro, attraversandola fino a raggiungere poi piazza Roma, per un intervento finale affidato a don Mattia Ferrari.
Contemporaneamente, in piazza Torre è stato realizzato un presidio da parte del Comitato Modena per la Palestina, che non ha voluto aderire alla manifestazione, ma ha preferito protestare in modo isolato, mettendo al centro del dibattito il tema della strumentalizzazione dell’inchiesta sui finanziamenti ad Hamas che ha colpito anche il territorio modenese.
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