“La scuola non si vende”. Come sono andate le cose
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Si intensifica il confronto istituzionale attorno al futuro della scuola Diedo di Venezia, ospitata nell’ex convento Canal-Marovich, dopo la decisione dell’Istituto delle Suore della Riparazione di avviare la procedura di vendita dell’immobile. La vicenda, iniziata nel 2024, ha progressivamente assunto rilievo pubblico nei mesi successivi, fino a coinvolgere direttamente il Patriarcato di Venezia, che ha formalizzato la propria posizione con una comunicazione ufficiale indirizzata all’ordine religioso.
Il primo passaggio risale alla scadenza del contratto di locazione tra le suore e il Comune di Venezia, che utilizzava gli spazi per attività scolastiche. Alla conclusione del contratto, l’Istituto delle Suore della Riparazione ha deciso di non procedere al rinnovo, manifestando invece l’intenzione di alienare il complesso immobiliare. In una fase iniziale, il Comune aveva promosso una manifestazione di interesse per valutare possibili soluzioni alternative, ma tale proposta non ha trovato esito positivo. Successivamente, si è aperta una seconda fase, caratterizzata dall’avvio formale della procedura di vendita e dalle azioni legali connesse allo sfratto per fine locazione.
Parallelamente all’evoluzione amministrativa e legale della vicenda, si è sviluppata una crescente mobilitazione da parte delle famiglie degli studenti e della cittadinanza, preoccupate per il futuro della scuola e per la possibile perdita di un presidio educativo storico nel territorio veneziano. Il dibattito pubblico ha così contribuito a riportare l’attenzione sul valore sociale e culturale del complesso Canal-Marovich.
Nel corso degli sviluppi più recenti, il Patriarcato di Venezia è intervenuto direttamente dopo aver effettuato una verifica approfondita della documentazione storica e della corrispondenza intercorsa tra le parti. L’istituzione ecclesiastica ha dichiarato di essere stata informata della volontà di alienazione anche attraverso il Comune e ha quindi deciso di inviare una lettera ufficiale all’Istituto delle Suore della Riparazione, con sede a Milano.
Nel documento, il Patriarcato ha espresso il proprio rammarico per le modalità con cui è stata avviata la procedura di vendita, evidenziando come non siano stati rispettati alcuni passaggi previsti dalla normativa canonica vigente. In particolare, viene richiamato il principio del dialogo preventivo con l’Ordinario del luogo, previsto dalle linee guida emanate nel 2014 dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica. Secondo quanto ricostruito dalla Curia veneziana, tale confronto non sarebbe stato attivato, nonostante l’obbligo previsto nei casi di chiusura di opere o alienazione di beni immobili.
Un ulteriore elemento di contestazione riguarda la natura dei beni oggetto della possibile vendita. Il Patriarcato sottolinea che il complesso Canal-Marovich rientra tra i beni fondazionali e costituisce quindi parte del cosiddetto patrimonio stabile dell’istituto religioso. In questi casi, la normativa canonica prevede specifiche procedure e autorizzazioni, alcune delle quali risultano, secondo la ricostruzione fornita, non ancora completate.
Accanto al profilo giuridico-canonico, la lettera pone l’accento anche su un aspetto di carattere storico, ritenuto particolarmente rilevante. Vengono infatti richiamate due convenzioni sottoscritte rispettivamente nel 1876 e nel 1880, che regolavano l’unione tra l’Istituto Canal-Marovich di Venezia e l’Istituto Nazareth di Milano. Tali accordi stabilivano vincoli precisi sull’utilizzo dei beni, destinandoli esclusivamente alle attività veneziane e vietandone esplicitamente l’alienazione, l’ipoteca o qualsiasi trasferimento al di fuori del contesto cittadino.
Secondo quanto evidenziato dal Patriarcato, le clausole delle convenzioni prevedono inoltre un ruolo specifico per il Patriarca di Venezia pro tempore, al quale vengono attribuiti diritti e doveri di vigilanza e interpretazione sulla gestione dei beni. Tale posizione viene considerata sovraordinata anche in eventuali scenari di cessazione dell’istituto, rafforzando ulteriormente il legame tra il patrimonio e il territorio veneziano.
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Alla luce di questi elementi, il Patriarcato ha invitato formalmente l’Istituto delle Suore della Riparazione a conformarsi alle volontà originarie dei fondatori e a rispettare i vincoli stabiliti dalle convenzioni storiche. Nella stessa comunicazione viene inoltre prospettata la possibilità di ricorrere sia alla giurisdizione civile sia a quella canonica qualora tali indicazioni non venissero accolte.
L’intervento della Curia veneziana introduce quindi un nuovo livello di complessità nella vicenda, già caratterizzata da implicazioni amministrative, legali e sociali. La possibile apertura di un contenzioso, unita alla mobilitazione della cittadinanza e al coinvolgimento delle istituzioni locali, lascia prevedere ulteriori sviluppi in una questione destinata a rimanere al centro del dibattito pubblico nelle prossime settimane.
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