La sanità resta in coda nella regione Calabria dove il diritto alle cure è un privilegio
Nell’Italia che brinda alla crescita, che studia riforme e che punta sulla digitalizzazione, si vive un divario che non accenna a ridursi. Differenze silenziose, profonde, trasversali che marcano disparità territoriali e sociali che riguardano il diritto di essere curati. Non in modo generico, ma in modo appropriato, equo, moderno. Tutti i report, in fondo, convergono verso il medesimo approdo e descrivono un Paese delle differenze che non sono solo geografiche (e neppure solo sociali), tra il Nord e il Sud della Penisola. Ad esempio, ci sono tre anni di vita che ballano tra chi nasce a Trento e chi viene alla luce in Campania. Mentre più di sedici anni di vita “in buona salute” dividono la provincia autonoma di Trento (69,7 anni) e la Calabria (53,4). Basta questa asimmetria “biologica” per descrivere, senza retorica, l’abisso che separa i territori italiani in fatto di salute. I numeri vanno oltre la cronaca e scavano nella carne della società e nella coscienza dell’Italia e dei suoi governanti.
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