«La ripresa appesa agli scenari globali»
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Nel 2025 l’export della provincia di Udine si mantiene stabile. È questo il dato di partenza che emerge dalle elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine su dati Istat: le vendite all’estero si attestano a circa 7,14 miliardi di euro, in linea con il 2024.
Un risultato che, più che immobilismo, fotografa una fase di riassestamento del sistema produttivo locale, come sottolinea il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo. «L’evoluzione del quadro macroeconomico – spiega – dipende dalla durata e dall’intensità delle tensioni geopolitiche», avverte, indicando subito il contesto internazionale come principale variabile.
Pozzo evidenzia come il combinarsi di prezzi energetici elevati, rincari delle materie prime e maggiore incertezza negli scambi rischi di rallentare la ripresa economica friulana avviata a inizio 2026. Le stime attuali indicano una crescita del Pil limitata a mezzo punto percentuale, mentre per il 2027 si guarda con maggiore fiducia, auspicando un allentamento delle tensioni globali.
Nel dettaglio, i dati raccontano un export a due velocità. Da un lato crescono comparti più dinamici: l’alimentare segna un +6,2%, mentre le apparecchiature elettriche registrano un balzo del +28,2%. Dall’altro lato arretrano alcuni pilastri storici del manifatturiero friulano, come la metallurgia (-4,1%), i macchinari (-2,1%) e il settore del mobile (-6,5%). Segnali che indicano una trasformazione in corso più che una crisi generalizzata.
Anche la geografia delle esportazioni conferma un quadro articolato. La Germania si rafforza come primo mercato, con una crescita del 3,3%, mentre gli Stati Uniti registrano una flessione marcata (-17%), penalizzati soprattutto dal calo delle vendite di macchinari e mobili. Andamenti differenziati si osservano anche negli altri mercati europei ed extraeuropei, tra crescite e contrazioni.
A incidere sulle prospettive è soprattutto lo scenario internazionale. Le tensioni geopolitiche, in particolare nell’area del Golfo, stanno già producendo effetti concreti: aumento dei prezzi di gas e petrolio, rincari dei metalli e criticità nelle rotte commerciali. Il rallentamento dei traffici nello Stretto di Hormuz e i rischi legati al Mar Rosso rappresentano fattori di pressione per le imprese esportatrici.
In questo contesto, il presidente Pozzo invita a mantenere una linea di realismo ma senza perdere fiducia: «Manteniamo un approccio positivo, nonostante le difficoltà congiunturali, grazie alla grande capacità di adattamento dimostrata dal nostro sistema industriale».
La chiave, secondo Confindustria Udine, resta quella di rafforzare la competitività: investire in innovazione e nella qualificazione delle risorse umane per sostenere un tessuto produttivo che, pur tra incertezze globali, continua a essere fortemente orientato ai mercati internazionali.
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