Lazio

la riforma si arena sui poteri speciali

Un’ora e mezza di faccia a faccia per trovarsi più lontani di prima. Il vertice a Palazzo Chigi tra la premier Giorgia Meloni, i ministri leghisti Giorgetti e Calderoli, il sindaco Roberto Gualtieri e il governatore Francesco Rocca doveva sbrogliare la matassa dei poteri speciali per la Capitale.

Invece, ne è uscito un quadro di profonda spaccatura che mette seriamente a rischio l’approdo della riforma in Aula, previsto per il 9 marzo.

L’emendamento della discordia: Roma “una tra tante”

A far saltare il banco è stata la mossa della Lega. Il partito di Matteo Salvini ha presentato un emendamento al disegno di legge in Commissione Affari Costituzionali che scardina il principio dell’eccezionalità romana: il Carroccio chiede infatti che l’estensione dei poteri speciali non riguardi solo Roma, ma venga allargata a tutti i capoluoghi delle Città Metropolitane.

Una mossa che, per i sostenitori della riforma, equivale a un “siluro”. Diluire l’autonomia capitolina in un calderone che comprende Milano, Napoli, Torino e altre dieci realtà significa, nei fatti, svuotare di significato l’investimento politico su Roma e appesantire un iter legislativo che richiede quattro letture parlamentari.

Con la legislatura che scivola verso gli ultimi 18 mesi, il rischio che il tempo scada è più che concreto.

Toni accesi 

Le cronache del vertice del 26 febbraio parlano di un confronto durissimo. In particolare, tra il sindaco Gualtieri e il ministro Roberto Calderoli, titolare degli Affari Costituzionali e “padre” dell’Autonomia Differenziata.

La Lega, con questa mossa, sembra voler imporre una versione comunale del regionalismo spinto, una sorta di “autonomia differenziata formato export” che non riconosce lo status unico di Capitale.

Un approccio che ha scatenato la reazione immediata delle opposizioni: Avs attacca il Governo parlando di una «versione surrogata dell’autonomia applicata ai Comuni», mentre il Pd non nasconde un profondo pessimismo sul futuro del provvedimento.

Corsa contro il tempo: il 9 marzo è vicino

Il ridimensionamento dell’ottimismo delle scorse settimane è drastico. Se entro il 9 marzo non si troverà una quadra politica tra le anime del centrodestra e il Campidoglio, la riforma potrebbe finire ancora una volta su un binario morto.

Per Gualtieri sarebbe uno smacco politico pesante in vista del Giubileo; per Roma, l’ennesima occasione persa per allinearsi alle grandi capitali europee come Parigi o Berlino, dotate di poteri e risorse ordinarie ben superiori.

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.

Scrivi un commento


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »