La Rai mette in vendita il Palazzo della Radio in via Verdi, Torino dice no: “Si svende la storia”

La Rai mette in vendita i pezzi della sua storia. Lo fa in tutta Italia. E Torino non è un’eccezione, anche se è la città in cui la televisione italiana è nata. Qui, tra gli immobili in dismissione, c’è persino il palazzo di via Verdi 31, sede delle Teche Rai. Un edificio che custodisce la memoria radiotelevisiva italiana e che oggi rischia di essere svuotato: l’obiettivo è fare cassa per finanziare la bonifica dall’amianto della sede romana di via Mazzini.
“I tempi sono stretti, l’intenzione dell’azienda è svuotare l’edificio entro fine anno” è l’allarme di Silvia Garbarino, segretaria dell’Associazione stampa subalpina (il sindacato dei giornalisti) che parla di un’accelerazione che, avverte, “lascia poco spazio al confronto: una volta che l’immobile sarà svuotato non si tornerà più indietro. Bisogna fermare l’operazione”.
Il timore condiviso è quello di un impoverimento strutturale della presenza Rai in Piemonte, una preoccupazione a cui si uniscono anche le rappresentanze sindacali del Centro di produzione e delle Teche. Nel pacchetto di vendita compaiono anche l’antico teatro Scribe, sempre in via Verdi ma al numero 16, e alcune aree limitrofe, oltre all’ex Centro di produzione di corso Giambone: un blocco consistente che potrebbe essere affidato a un unico advisor.
Le stime parlano di circa 12 milioni solo per il palazzo delle Teche. Il nodo non è solo economico, ma di peso politico e mediatico per la città. Negli anni il personale di via Verdi 31 si è già progressivamente ridotto: l’edificio, costruito nel 1939, conserva archivi di grande valore, frequentati da studiosi, ricercatori e studenti, e spesso ospita eventi e celebrazioni. Le ipotesi di ricollocazione delle Teche sfrattate restano vaghe: si parla di spazi al piano terra della sede tra via Verdi e via Rossini, locali già utilizzati durante il Torino Film Festival.
I sindacati da tempo chiedono un tavolo di confronto. Ma vista la mancanza di risposte si sono rivolti alla politica che in Rai ha un peso. Il capogruppo del Pd, Claudio Cerrato, sta lavorando a un incontro tra il sindaco Stefano Lo Russo e l’amministratore delegato della Rai, a cui potrebbe partecipare anche il governatore Alberto Cirio: “L’obiettivo? – dice – Provare a portare una direzione nazionale a Torino”.
Alice Ravinale, capogruppo di Avs in consiglio Regionale, sottolinea che si era parlato in passato di rafforzare il settore documentari. “Torino – commenta – sta già subendo un impoverimento dell’editoria con la cessione delle testate del gruppo Gedi e ora anche la Rai riduce il suo perimetro”. Oggi è anche difficile il confronto con il Cda di Rai, bloccato per la mancata nomina di un componente. Una lettura condivisa dalla capogruppo dem Gianna Pentenero, che avverte: “Paghiamo la mancanza di capacità di fare lobby”. Mentre Sarah Disabato e Valentina Sganga dei 5 Stelle chiedono progettualità.
Se Torino piange, Milano ci guadagna; il centro produzione Rai piemontese continua a perdere programmi a favore del capoluogo lombardo: “Persino il comico torinese Piero Chiambretti è andato a produrre a Milano”, denunciano le rappresentanze sindacali unitarie. Per denunciare lo smantellamento potrebbero essere organizzati anche un Consiglio comunale e un Consiglio regionale aperti: mentre gli scatoloni da trasloco iniziano a riempirsi, Torino teme di perdere un altro pezzo di televisione.
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