la rabbia del sindaco che stigmatizza l’episodio

Ariadna Muro, 42 anni, di origini messicane, ma padovana d’adozione il prossimo 30 agosto rappresenterà il Veneto alla finale nazionale di Miss Universe Italy in Puglia. A darle la cittadinanza italiana è stato a maggio il sindaco di Cadoneghe Marco Schiesaro. La notizia del successo ottenuto in passerella passa però in secondo piano a fronte di una violenza social che, suo malgrado, ha dovuto subire e che è stato lo stesso primo cittadino di Cadoneghe a portare alla ribalta. Un commento sessista che di fatto è diventato ben presto virale, creando sgomento, rabbia e dolore. Alla luce, tra l’altro, che a lasciarlo è stato una donna.
«Quello che è stato scritto – ha attaccato Schiesaro – non è una critica, non è ironia e non è libertà di espressione. È un commento volgare, sessista, misogino e profondamente offensivo, rivolto contro una donna con il solo scopo di denigrarla e umiliarla. E’ da molto che sostengo che le parole possono essere vere e proprie armi. Possono ferire e distruggere una persona. Trovo particolarmente grave che parole del genere siano state scritte pubblicamente e con tanta disinvoltura. E trovo ancora più amaro che a rivolgerle contro un’altra donna sia stata proprio una donna».
Il sindaco è entrato nello specifico: «Ariadna Muro, cui va la nostra piena solidarietà, può piacere o non piacere, si può condividere o meno la sua partecipazione a un concorso. Ma è una donna che ha costruito la propria indipendenza, il proprio lavoro, la propria vita. Dobbiamo seriamente interrogarci su ciò che sta accadendo sui social. Dov’è finito il senso del limite? Dov’è finita la vergogna di pronunciare certe parole? Quando abbiamo cominciato a considerare normale scrivere pubblicamente cose che probabilmente non avremmo il coraggio di dire guardando una persona negli occhi? Dietro uno schermo non scompare la responsabilità delle proprie parole. La libertà di espressione non è libertà di umiliare. Il dissenso non è insulto. La critica non è violenza verbale. Su questo – ha concluso – non intendo fare sconti: un commento del genere è semplicemente vergognoso e merita una condanna netta, senza “ma” e senza “però”. Prima ancora delle regole dei social servirebbe recuperare una regola molto più semplice: il rispetto per le persone e per la loro dignità».
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