La psicologa Silvia Negri sul progetto ANLAIDS nelle scuole italiane: «Ci sono studenti che si sorprendono nel sapere che anche il sesso orale può comportare il rischio di contrarre malattie»
In occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS del 1° dicembre, ANLAIDS celebra il ritorno del suo progetto educativo nelle scuole italiane: «ANLAIDS incontra studenti e studentesse». Quest’iniziativa, che da più di trent’anni accompagna ragazzi e ragazze in un percorso di crescita consapevole, torna con nuove risposte alle sfide della sessualità moderna. Nel corso di questo anno scolastico, oltre 150 scuole e più di 20 mila studenti sono stati coinvolti in un programma che non si limita a parlare solo di salute sessuale, ma si estende anche a tematiche come il consenso, il rispetto reciproco e la responsabilità emotiva nelle relazioni affettive.
Quest’anno, in particolare, ANLAIDS celebra i suoi 40 anni di attività e si prepara a un’importante sfida: contrastare l’aumento delle infezioni sessualmente trasmissibili (IST) che, nel 2023, hanno visto un incremento del 16,1% rispetto al 2021. È proprio in questo contesto che il progetto «ANLAIDS incontra studenti e studentesse», con il suo approccio olistico e scientifico, si conferma come uno strumento fondamentale per informare e sensibilizzare le nuove generazioni.
«Il nostro obiettivo è che i ragazzi e le ragazze possano compiere scelte informate e responsabili, che li portino a vivere la sessualità in modo consapevole e positivo, tenendo sempre presente il rispetto verso sé stessi e gli altri», afferma Luca Butini, presidente di ANLAIDS. «Nonostante l’educazione sessuale non sia ancora obbligatoria nelle scuole italiane, siamo convinti che il recente disegno di legge che lo prevede rappresenti una grande opportunità per un cambiamento importante».
Rosario Galipò, responsabile del progetto per ANLAIDS, aggiunge: «La nostra educazione sessuale non si limita a parlare di prevenzione, ma mira a formare giovani che possano affrontare la sessualità in modo maturo, responsabile e rispettoso. In questo percorso, non parliamo solo di HIV e malattie sessualmente trasmissibili, ma anche di consapevolezza emotiva e di rispetto delle diversità».
Con questi obiettivi, ANLAIDS ha lanciato nel 2024 il nuovo modello CSE – Comprehensive Sexuality Education, un percorso che integra non solo gli aspetti biologici della sessualità, ma anche quelli emotivi, psicologici e sociali. Questo approccio, che segue le linee guida dell’OMS e dell’UNESCO, è stato testato con successo in questi primi mesi di scuola, raccogliendo dati positivi e riscontri entusiasti da parte degli studenti. Li abbiamo visti e commentati insieme alla Dottoressa Silvia Negri, psicologa e psicoterapeuta, referente del progetto per la sede lombarda di ANLAIDS.
I ragazzi sono curiosi e rispettosi, ma hanno bisogno di risposte concrete
Negri ha sottolineato come l’approccio del progetto sia riuscito a rispondere in modo diretto ai bisogni reali degli adolescenti: «I giovani sono curiosi e desiderano confrontarsi, ma non sempre hanno gli strumenti per farlo in modo consapevole. È sorprendente vedere come, pur vivendo in un mondo iperconnesso, molti di loro arrivano con idee confuse e dubbi che non sono mai stati affrontati. Quando trovano uno spazio sicuro in cui parlare, sono pronti a mettersi in gioco», spiega. «Uno degli aspetti più gratificanti del nostro lavoro è che i ragazzi percepiscono che non siamo lì per giudicarli, ma per offrire loro informazioni verificate e aggiornate, senza tabù e senza pregiudizi. Questo li aiuta ad abbattere molte delle barriere mentali che impediscono loro di parlare liberamente di sessualità».
La paura della «prima volta» e il bisogno di informazione concreta
Tra i temi più frequentemente sollevati dai ragazzi c’è sicuramente la «prima volta». La Dottoressa Negri racconta che molti giovani hanno paura che possa far male, sono incerti su come affrontarla, o non sanno quando è il momento giusto per farlo. «La paura della “prima volta” è un tema che emerge quasi sempre. Spesso i ragazzi temono che l’esperienza possa essere dolorosa o addirittura traumatica. Il nostro obiettivo è fornire loro informazioni accurate e rassicuranti, spiegando che la sessualità è un’esperienza da vivere con consapevolezza e rispetto, e che non esiste un “momento giusto” universale: ogni esperienza è unica e va affrontata con attenzione al proprio corpo e a quello dell’altro».
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