Abruzzo

La presenza della madre pregiudica l’equilibrio dei minori


«Ostile e squalificante», con un atteggiamento che avrebbe finito per influenzare anche il comportamento dei tre figli. Sono alcune delle valutazioni contenute nell’ordinanza con cui il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha deciso di separare Catherine Birmingham, nota come la “mamma del bosco”, dai propri bambini.

A riportarlo è l’agenzia Ansa, che cita le tredici pagine del provvedimento firmato dai giudici e basato anche sulle relazioni degli educatori della casa famiglia dove la donna e i figli erano ospitati dal 20 novembre scorso.

Secondo quanto emerge dalle relazioni dei servizi sociali, la donna «non si fida di nessuno» e avrebbe mostrato comportamenti oppositivi rispetto alle regole della struttura. Gli operatori parlano di «scatti d’ira» e di modalità comunicative «svalutanti nei confronti delle educatrici», oltre a un atteggiamento ritenuto non collaborativo.

I giudici citano inoltre alcune scelte educative della madre che avrebbero inciso sul percorso scolastico dei bambini. Nelle relazioni si evidenzia infatti un «scarso livello di scolarizzazione», legato anche alla convinzione della donna di iniziare l’apprendimento formale solo dopo i sette anni, ritenendo che prima i bambini debbano fare esperienze dirette nella natura.

L’ordinanza descrive anche un clima di forte conflittualità tra la madre e i servizi sociali. Secondo il tribunale, «la persistente e costante presenza materna è gravemente ostativa agli interventi programmati e pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l’educazione dei minori».

Nel tempo, sempre secondo le relazioni citate nel provvedimento, anche i bambini avrebbero risentito del clima di tensione arrivando a manifestare comportamenti aggressivi nei confronti delle educatrici e di altri minori presenti nella struttura.

Diversa la valutazione nei confronti del padre, descritto come più collaborativo e con una condotta ritenuta «adeguata e utile a rasserenare i figli e la madre».

Nell’ordinanza viene infine sollevato anche il tema dell’esposizione mediatica del caso. Il tribunale parla di «gravi violazioni» della Carta di Treviso e delle norme sulla tutela dei minori, rilevando la presenza costante di giornalisti davanti al casolare dove viveva la famiglia e davanti alla casa famiglia che ospita i bambini.


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