la preoccupazione della Cgil dopo le dichiarazioni del direttore

C’è preoccupazione nei sindacati e in particolare nella Funzione pubblica della Cgil circa il prossimo cambiamento organizzativo al pronto soccorso dell’ospedale San Donato di Arezzo. In base a una delibera del direttore generale, che dovrebbe essere firmata in queste ore, viene avviato, per la prima volta, l’affidamento a terzi del servizio di accoglienza e della gestione dei codici minori. Si tratta di un’attività che sarà portata avanti da misericordie, pubbliche assistenze e Croce Rossa. Il tema è stato affrontato in due incontri con le organizzazioni sindacali. Poi ci sono state le dichiarazioni del Dg Torre ai media e queste hanno messo in allarme la Fp Cgil dell’Area vasta e cioè delle province di Arezzo, Siena e Grosseto.
“Abbiamo appreso che l’avvio del progetto è già previsto per il mese di luglio e che a breve verrà emanata un’apposita delibera aziendale. Nelle dichiarazioni fatte alla stampa dal direttore generale Torre, però, non vi è alcuna traccia della parola “eccezionalità”: una mancanza di trasparenza gravissima che intendiamo stigmatizzare con forza. Mentre al tavolo sindacale si rassicura sulla straordinarietà dell’intervento, sui media si fa passare sotto silenzio un vero e proprio cambio di modello strutturale. Se da un lato il confronto ha rotto il silenzio inaccettabile in cui l’operazione era stata avviata, dall’altro la Fp Cgil intende ribadire la totale e ferma contrarietà nel merito del provvedimento e fissare paletti chiari e invalicabili a tutela della sanità pubblica e dei lavoratori”.
Le dichiarazioni a cui fanno riferimento sono uscite nei giorni scorsi su alcune televisioni locali, come Arezzo Tv. La Fp Cgil, di fronte alle ambiguità aziendali, non è disposta a firmare cambiali in bianco.
“Non accetteremo mai che questa diventi una sperimentazione strutturale o un modello ordinario da riproporre per far fronte alle carenze del servizio pubblico. Chiediamo che venga esplicitata chiaramente la data di fine e la non reiterazione dell’esternalizzazione di un pezzo nevralgico del nostro servizio sanitario: questo progetto deve rimanere un’eccezione della durata massima di 12 mesi, come da delibera, e non deve essere in alcun modo rinnovabile. Il rischio reale di questo provvedimento è lo smantellamento silenzioso del sistema pubblico. Con la delibera 131, di fatto, si fanno rientrare i medici gettonisti sotto mentite spoglie. Questo meccanismo non offre le stesse garanzie di qualità della prestazione storicamente assicurate dal servizio pubblico.
La Fp Cgil scrive di paradosso totale.
“Mentre l’attività viene appaltata all’esterno, sugli operatori pubblici continuano a gravare gli oneri e le responsabilità cliniche e di supervisione, appesantendo ulteriormente il personale della U.O.C. Medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza, pur a fronte di competenze dei soggetti esterni controllati che restano del tutto fumose. Per decongestionare i Pronto Soccorso la strada non è l’appalto privato ma il potenziamento strutturale del territorio previsto dalle tappe della programmazione regionale. L’Azienda dichiara di non avere risorse ma sceglie di spendere 570.000 euro per operatori esterni anziché valorizzare il proprio personale con investimenti strutturali e assunzioni dirette”.
Per la Fp Cgil è fondamentale dare risposte concrete alla crisi del sistema d’emergenza-urgenza attraverso il rispetto della normativa vigente. Ed ecco le priorità indicate dal sindacato.
“Attivazione e applicazione immediata dei PIR (Punti di Intervento Rapido) per l’erogazione di risposte strutturate alle urgenze differibili di bassa complessità clinico-assistenziale. Rendere pienamente operative le Case della Comunità, pretendendo l’applicazione rigorosa e senza sconti al ribasso delle prestazioni promesse dalle delibere regionali. I PIR devono essere il modello medico da applicare stabilmente all’interno delle Case della Comunità per intercettare la domanda di prestazioni urgenti differibili in setting diversi dall’emergenza, garantendo la presenza medica H12/H24 e la piena continuità assistenziale”.
Secondo la Fp Cgil “l’affidamento all’esterno di pazienti con codici minori rappresenta una rinuncia inaccettabile, che ammette implicitamente il fallimento della programmazione territoriale e va in direzione opposta rispetto ai modelli di integrazione multidisciplinare e continuità delle cure previsti a livello regionale. La salute pubblica non può essere frammentata e appaltata all’esterno. Non si tratta di sussidiarietà, ma di una rinuncia dell’azienda alle proprie funzioni primarie. La Fp Cgil continuerà a vigilare e a fare pressione con rigore assoluto affinché la gestione della salute non venga svenduta”.
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