Friuli Venezia Giulia

La Pasqua nel segno dell’aviazione, la festa a Trieste cent’anni fa (1926-2026)

5 marzo 2026 – ore 07:00 – Costi degli affitti lievitati a livelli insostenibili, dazi alle stelle e guerre (non troppo) lontane. Ci riferiamo alle cronache de Il Piccolo: edizione del mattino di cent’anni fa, il 4 aprile 1926: alla vigilia della Pasqua si argomentava, proprio in prima pagina, a proposito degli abusi compiuti dalla “classe dei proprietari che a dimostrato in notevole parte di non saper contenere le proprie pretese”. E, sempre in prima pagina, riecheggiavano le preoccupazioni per la guerra civile che all’epoca infuriava in Cina. Occorre giungere alla terza pagina onde avere qualche notizia sulla Pasqua dei nostri avi, un secolo addietro: ne parla l’anonimo cronista in un articolo intitolato ‘Pasqua cittadina’ dove sorprende, come negli anni immediatamente precedenti, l’assenza di riferimenti al mondo religioso. Il peana iniziale è tutto rivolto al ricordo, un po’ mieloso, della Pasqua dei “nostri nonni”, quando tutto era lieto e la città era avvolta dal silenzio pre industriale. Invece oggigiorno, a ridosso del primo volo Trieste-Torino con idrovolante (in realtà partito da Portorose a causa della Bora triestina, ma il giornalismo di regime non badava a simili inezie), questa è la Pasqua degli aerei: “Il passo lento e maestoso delle processioni e il passo affaccendato nelle cucine erano i soli ritmi di quelle pasque patriarcali. Poi abbiamo veduto le Pasque col tramvai, le Pasque con l’automobile, e quest’anno vediamo anche la Pasqua sotto il segno dell’aviazione“.

Il cronista osserva, come viene fatto pure in questi giorni tramite statistiche e riflessioni dotte sui giornali nazionali, che nessuno ormai festeggia la Pasqua: infatti “molti oggi vi diranno che non vogliono saperne di queste feste antiquate, che essi per conto proprio se ne vanno via con l’auto a ottanta chilometri, oppure corrono a vedere il sasso più alto d’una rocciosa montagna dove si può rompersi l’osso del collo, oppure hanno preso il biglietto aereo per recarsi a Torino”. Colpisce, come in precedenza, l’enfasi quasi futurista sulle nuove tecnologie, sui nuovi mezzi di trasporto. Eppure, controbatte il giornalista, “dentro la cesta che fu deposta nell’auto v’è una focaccia pasquale; e nel sacco che accompagna l’uomo della montagna vi sono certamente uova sode, e sono anche rosse; e a Torino, come in tutto il mondo, si mangia l’agnello“.
La chiosa finale contrappone la Pasqua cattolica con quella laica, dove si festeggia invece il ritorno della primavera: “è anche la festa della risurrezione del mondo, l’annunziatrice della nuova primavera”, appunta il cronista. Quale delle due festeggiare? La scelta, all’insegna dello spirito bonario triestino, è lasciata nell’articolo al lettore: basta far festa.

Articolo di Zeno Saracino




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